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In attesa che cominci la prima edizione del festival letterario intitolato Giallo di sera a Ortona (CH) dal 21 al 23 giugno 2019 e con la direzione artistica di Romano De Marco, abbiamo rivolto agli autori due domande con qualche anticipazione su quella che sarà la loro partecipazione. Dopo avervi proposto Romano De Marco, Marilù Oliva e Maurizio de Giovanni, proseguiamo con Antonio Manzini, Mirko Zilahy e Piergiorgio Pulixi.
Antonio Manzini
1) Passando dai libri distopici alla Ray Bradbury in cui, come in Farenheit 1951, i libri si bruciavano, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove forse le pubblicazioni abbondano. Com’è cambiato il mondo dell’editoria ai giorni nostri? Si scrive per i lettori o per gli editori?
A.: E’ una domanda alla quale ogni scrittore in tutta onestà dovrebbe rispondere. Per conto mio scrivo quando sento il bisogno di raccontare una storia, per chi la vuole ascoltare, per chi ha tempo e pazienza. Si scrive per la voglia e il bisogno di scrivere, perché non se ne può fare a meno e perché giocare con la lingua e con i cani sono i miei passatempi preferiti. la dimostrazione è che è l’una di notte, domattina mi devo svegliare alle sei, eppure sto qui a scriverti.
2) Con Ogni riferimento è puramente casuale (Sellerio, 2019), vai a cogliere tutti gli aspetti negativi della scrittura. Hai ricevuto delle critiche, da parte degli addetti ai lavori, per come hai affrontato gli argomenti? E attraverso i racconti ti è stato più facile descrivere i paradossi di questo mestiere?
A.: Certo, qualcuno l’avrà fatto di sicuro. Ognuno ha il suo modo di leggere il mondo, io uso le lenti dell’ironia, a qualcuno piace a qualcuno un po’ meno. Vedi, i libri possono piacere, li si può amare e detestare, l’importante è non dimenticare mai il loro compito principale: fare riflettere. Io ho semplicemente riflettuto e mi sono divertito a raccontare in maniera ironica e grottesca un mondo che a volte lo è e non coglierne quel lato sarebbe stato per me impossibile Se a volte il re è nudo mica è colpa mia.
Mirko Zilahy
1) Durante il festival terrai un corso di scrittura creativa. Per chi fosse interessato a partecipare puoi raccontarci a chi è rivolto, come sarà strutturato, le tematiche che verranno affrontate e i metodi usati?
M.: Il mini corso (la giornata del 23 giugno) è un avvicinamento, un’introduzione all’arte del racconto, nello specifico del noir. È rivolto a tutti, non solamente agli amanti del genere né solo agli appassionati della forma breve del racconto. Direi che è un incipit, un primo passo nel mondo della scrittura di genere. Ovviamente dal mio punto di vista, per la mia esperienza di scrittore, editor e traduttore e per quello che io credo che sia necessario per un racconto di 10-15 cartelle: la compressione dell’effetto scelto in poche pagine. E quindi ci saranno cenni sull’atmosfera e sugli strumenti per crearla sin dalla prima pagina. Porterò ad esempio passaggi di romanzi miei e di importanti autori internazionali.
2) Dal tuo ultimo romanzo “Così crudele è la fine” capitolo conclusivo della trilogia con protagonista il commissario Enrico Mancini, di cui sentiamo già una struggente nostalgia, è passato circa un anno. A cosa stai lavorando e qual è il tuo progetto più prossimo? Cosa dobbiamo aspettarci?
M.: Grazie per la nostalgia, è importante che gli scrittori percepiscano l’attesa del proprio pubblico . Progetti davvero moltissimi. Quelli più prossimi saranno l’uscita in autunno per Longanesi della mia traduzione di World Gone By, terzo capitolo della saga del boss Joe Coughlin del grandissimo Dennis Lehane (Mystic River, Shutter Island). Sempre in autunno ci sarò il lancio della prima collana italiana dedicata al Graphic Thriller, TEMPESTA, con Round Robin editrice. Un esperimento nuovo e necessario che va idealmente a colmare la distanza immaginifica che esiste tra i romanzi thriller e le serie tv. Io ne sono io curatore, saranno vere e proprie “traduzioni” di romanzi di autori importanti del nostro panorama. La prima uscita i primi di ottobre sarà il mio La Forma del Buio, poi Milano a Mano Armata di Romano De Marco e poi ancora… top secret. Ho divagato? Sto scrivendo moltissimo ma anche qui non posso aggiungere molto se non che il prossimo romanzo uscirà sempre per Longanesi, che sarà un thriller così perturbante che durante le sessioni di scrittura devo tenere una luce accesa di fianco al mio Mac.

Piergiorgio Pulixi
1) Tra pochi giorni sarai in libreria con un nuovo romanzo “L’isola delle anime” per NeroRizzoli. Com’è nata l’idea di questo romanzo?
P.: Dalla suggestione di sfruttare la mia terra, la Sardegna, come ambientazione di un thriller. Da sempre coltivavo il desiderio di raccontare l’Isola nelle sue tradizioni più ancestrali e misteriose, in questi rituali e culti arcaici legati al mondo agro-pastorale, tutto questo calato in un contesto mistery e thriller. Stavo solo cercando la storia e l’occasione giusta. Sapevo che la storia doveva essere diversa rispetto a tutte quelle fino a quel momento raccontate utilizzando l’Isola come ambientazione; sebbene sia stata già raccontata sotto la lente del noir, c’era questo lato inedito che nessuno finora aveva raccontato nel modo che intendevo io. Così ho sfruttato questa breccia, avendo come punti cardinali generi letterari poco conosciuti qui in Italia come il southern-thriller americano, il noir-rurale alla Daniel Woodrell, le atmosfere oscure e a tratti metafisiche di Thomas Ligotti, e punti di riferimento cinematografici come la prima stagione di True Detective o il bel film spagnolo “La isla minima”. In questo orizzonte di riferimenti sapevo di dover inserirmi con qualcosa di originale, forte e in qualche modo inedito. Chiaramente mi sono rifatto alla tradizione letteraria della mia terra (Grazia Deledda, Marcello Fois, Giuseppe Dessì, Sergio Atzeni e Salvatore Satta, per citarne alcuni) ma al tempo stesso ho cercato di portare la mia poetica thriller/noir e la volontà di rompere con la tradizione classica del poliziesco. Da qui l’idea di scegliere come protagoniste una coppia di investigatrici. Michele Rossi, il direttore editoriale di Rizzoli, nutriva il desiderio che scrivessi qualcosa legato alla Sardegna; essendo un visionario, aveva già capito dove sarei andato a parare e lo devo ringraziare per aver creduto sin da subito nel progetto e per avermi dato carta bianca. La prima volta che mi ha sentito nominare Sardegna, True Detective e thriller nella stessa frase, gli si sono illuminati gli occhi e ho capito che era una storia che valeva la pena di essere scritta.
2) Nuova ambientazione, una Sardegna arcaica in cui aleggiano antiche credenze, e nuovi personaggi, l’ispettore capo Eva Croce e la poliziotta Mara Rais. Puoi raccontarci di loro qualcosa in più, in attesa di leggerlo?
P.: Negli ultimi anni ho maturato una fascinazione verso la psicologia femminile in rapporto col crimine e con la giustizia. Siamo stati abituati da sempre ad avere dei riferimenti maschili quanto a protagonisti dei noir, molto meno si sono viste donne a capo di indagini per omicidio o per criminalità organizzata. L’ho sempre ritenuto un gran peccato. “L’isola delle anime”, vista la complessità e la natura del caso, (vecchi omicidi rituali mai risolti, di stampo cultuale), ben si prestava ad avere due investigatrici. Sono due donne molto diverse tra loro, accomunate però da una forza di carattere e una forte personalità e dal fatto che entrambe sono state bastonate dalla vita. Eva Croce è un’ispettrice di polizia in forza alla questura di Milano. Viene fuori da una dura e sofferta vicenda personale che ha messo a repentaglio la sua carriera; i superiori decidono di sbarazzarsi di lei spedendola in Sardegna; lei potrebbe rifiutarsi, ma accetta, desiderosa di lasciarsi il passato alle spalle e ricominciare una nuova vita. L’Isola per lei diverrà una sorta di Purgatorio presso cui espiare delle colpe che le stritolano l’anima, e il caso diventerà un’ossessione, il prezzo da pagare per liberarsi dei propri demoni… Marta Rais, invece, è sarda .doc: cagliaritana, per precisione. È una donna molto sofisticata, sempre attenta alle apparenze e dotata di un cinismo e un umorismo nero che la mettono sempre nei guai. Anche lei sta scontando lo scotto di scelte professionali sbagliate, (in realtà è stata punita dal sistema per aver denunciato una molestia sessuale), e viene destinata alla neonata Sezione Delitti Insoluti della Questura di Cagliari: farà coppia con Eva (che sin da subito detesta) per cercare di risolvere più cold-case possibili. Quando riaprono due vecchi casi di omicidio è come se scoperchiassero un vaso di Pandora che metterà entrambe davvero nei guai e dovranno superare le reciproche diffidenze se vorranno venire a capo della verità. Mi piaceva molto l’idea di un rapporto/scontro tra due donne che devono imparare a collaborare per averla vinta sul sistema. Questo mi ha permesso di poter giocare molto sui dialoghi e sull’umorismo che è un ingrediente essenziale in una storia così tesa.
Non perdete l’anteprima del festival domenica 16 giugno, quando Marilù Oliva con “Musica sull’abisso“, HarperCollins Italia e lo stesso De Marco con “Nero a Milano” Piemme Edizioni, presenteranno i loro nuovi romanzi. L’incontro sarà presso l’ex Convento S. Anna, in Corso Garibaldi, alle ore 19.












