Editore Sellerio Editore Palermo / Collana La memoria
Anno 2026
Genere Giallo/Noir
296 pagine – brossura e ebook
“I suoi occhi senza pupilla erano come pianeti disabitati”.
Per parlare di questo romanzo, è necessaria una premessa da parte mia. Adoro Mencarelli; ho letto i suoi romanzi, lo ammiro come scrittore e come poeta. I suoi “Tutto chiede salvezza” o “La casa degli sguardi” mi hanno trasmesso emozioni uniche.
Detto ciò, quando ho saputo dell’uscita di questo nuovo romanzo, diverso, mi sono incuriosita assai. Vuoi vedere – mi sono detta – che è bravo anche a cimentarsi nel noir?
E avevo avuto fiuto, eccome!
In realtà “Quattro presunti familiari” è molto di più di un noir, ma andiamo con ordine.
Siamo in Lazio, nella provincia di Latina, in un tempo non ben precisato. In un bosco viene rinvenuto uno scheletro risalente a una ventina d’anni prima, a un esame sommario. Il maresciallo Damasi e l’appuntato Circosta devono dare un nome a questi poveri resti, e mettono all’opera tutto l’apparato del caso. Lo scheletro è di una giovane donna; bisogna allora cercare qualche sparizione femminile risalente a vent’anni prima. Questo servirà a dare un nome al cadavere, ma soprattutto a chiudere un capitolo aperto per famiglie a cui fosse scomparsa una donna, a quel tempo.
Fatte le debite ricerche, la rosa dei probabili candidati si restringe a tre possibilità: una coppia di genitori, gente modesta e timida, a cui era scomparsa una figlia. Una signorina strana e supponente, che aveva perso una sorella, sparita nel nulla un giorno e che si pensava fosse fuggita per amore. Un giovane normale, dall’aspetto perbene, che aveva perso la madre nello stesso periodo, tossicodipendente con vari precedenti, per cui non troppo rimpianta da nessuno.
La speranza si riaccende per queste quattro persone: per qualcuno di loro sarà la fine di un incubo. Per facilitare l’inchiesta, i quattro saranno ospitati in una pensioncina della zona: la vicenda comprende il periodo di tempo che va dal ritrovamento dei resti alla scoperta dell’identità, tramite DNA. Sono pochi giorni, ma intensi, perché in questo periodo accadrà ogni avvenimento drammatico possibile.
È qui che il Noir passa in second’ordine, perché l’autore in realtà lo usa come pretesto per raccontarci storie. Le storie di ciascuno di loro, il presente, il passato, i vizi segreti; le loro turbe, le emozioni. Mencarelli – ce lo ha ampiamente dimostrato – è un maestro nello scandagliare l’animo umano, nel portare alla luce i particolari, i lati negativi, anche i più dolorosi. Quasi come se scorticasse la pelle con le unghie, facendo sanguinare, ma rivelando la verità.
Ci presenta il Bene, nelle persone del maresciallo Damasi, positivo e saggio, e anche in quella più mediocre dell’appuntato Circosta – voce narrante. Quest’ultimo è un perdente, in quanto commette errori, è sempre insicuro e pieno di complessi, ma in fondo lo perdoniamo (ci è quasi simpatico) perché aspira a migliorarsi, nella vita e sul lavoro, e ce ne darà prova.
Ci presenta il Male, nella persona del Brigadiere Liberati: pessimo elemento, corrotto, detestabile in ogni sua azione, ma sicuramente specchio di personaggi reali in ogni epoca.
Durante questa breve angosciante attesa – alcuni giorni – che sembra infinita, emergono i travagli più disparati. Si scatena una sorta di gara perversa tra di loro: ciascuno è certo che lo scheletro sia del suo familiare. Del resto sappiamo, da vicende reali e vissute attraverso programmi televisivi, quanto sia tremendo il “non sapere”; quanto angosciante l’attesa di notizie certe e di verità, in un tempo sospeso.
In queste situazioni personalità fragili possono perdere il senso della misura, diventare egoiste, persino aggressive. Questo stato Mencarelli lo narra con maestria: ci proietta in mezzo a un gruppetto di desolata umanità e noi parteggiamo alternativamente per uno o per l’altro, ci commuoviamo, ci indigniamo con loro.
Molto profonda la parte privata del protagonista: i suoi stati d’animo, i rapporti con i colleghi, soprattutto con il buon Damasi o con il cattivo Liberati. I capitoli sono brevi, incisivi. La scrittura è raffinata ed efficace.
“Ero sazio, sazio e addolorato, dal mio tavolo in disparte guardavo i quattro presunti familiari della vittima, li guardavo come fosse la prima volta , come se prima non avessi avuto modo di mettere veramente a fuoco i loro corpi, i loro visi, il carico di disperazione che si portavano nel petto”.
Bravo, Mencarelli! Promosso pienamente anche in questo campo, un po’ diverso dai precedenti. Consigliato a chi ama le letture intriganti, profonde, che invitano alla riflessione.
Rosy Volta
Lo scrittore:
Daniele Mencarelli nasce a Roma, nel 1974. Le sue poesie sono apparse su numerose riviste letterarie e in diverse antologie tra cui L’opera comune (Atelier) e I cercatori d’oro (clanDestino). Le sue raccolte principali sono: I giorni condivisi, (clanDestino, 2001), Guardia alta (La Vita felice, 2005).
Con nottetempo ha pubblicato Bambino Gesù (vincitore del premio Città di Atri, finalista ai premi Luzi, Brancati, Montano, Frascati, Ceppo) nel 2010 e Figlio nel 2013. Sempre nel 2013 è uscito La Croce è una via, Edizioni della Meridiana, poesie sulla passione di Cristo. Il testo è stato rappresentato da Radio Vaticana per il Venerdì Santo del 2013. Nel 2015, per il festival PordenoneLegge con Lietocolle, è uscita Storia d’amore. Del 2018 è il suo primo romanzo La casa degli sguardi, Mondadori (premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima), nel 2020 esce sempre per Mondadori, Tutto chiede salvezza, da cui viene tratta un omonima serie Netflix di successo. Il romanzo nel 2020 vincevince il Premio Strega Giovani.
Tra gli altri titoli Sempre tornare (2021 – candidato al Premio Europeo della Letteratura 2022), Fame d’aria (2023), Degli amanti non degli eroi (2024), Brucia l’origine (2024).












