Editore Edikit
Anno 2024
Genere distopico
146 pagine – brossura
Due, tre minuti nel futuro, Europa, il paese delle città e il suo nord. Gli stati nazionali si sono dissolti dopo aver creato talmente tante rogne che non valeva più la pena fingere di gestirle. Una qualche entità statale funzionante si trova all’Est, lontana, un altro mondo. I vari fantocci politici del neoliberismo non servono più, il collasso climatico è nella vita degradata di tutti i giorni; i ricchi tirano ancora i fili, per quanto più corti e fragili, dalle ville di campagna e dai quartieri fortificati, ma vogliono ancora far sapere che ci sono, che sono loro il potere. Devono battere un colpo, spettacolare, sintetico, vitale. Ecco che in quella che ancora è conosciuta come la provincia bresciana stanno organizzando un grande evento, qualcosa di talmente grande e importante che sarà da stella polare per il futuro dell’Europa, del mondo, dell’Italia. Pieni di vigoroso ottimismo, i mega ricchi non sanno che questo megaevento sarà anche l’ultimo.
Qualcuno invece rimase, ma dopo una decina di giorni fu dato per disperso insieme a tutti quelli crollati dal ponte con le loro auto. Lo Stato non aveva più soldi. L’Europa non aveva più soldi. Non c’erano di certo soldi per ricostruire il ponte. Non c’erano soldi. Eppure su al Nord si consumava il Mega Evento e l’Italia sembrava facesse di tutto per sentirsi ancora al centro dell’Europa.
L’ultimo irresistibile mega evento per super ricchi della storia d’Europa (Edikit, 2024) è un distopico divertente, grottesco e allo stesso tempo complesso, strutturato per evocazioni. Quasi una commedia antropocenica, sul palco della scena, capitolo dopo capitolo, salgono un gran campionario di umanità bislacca, futilmente coraggiosa, piena di voglie e desideri mentre disgregazione e degradazione avanzano implacabili. Il romanzo si svolge nella provincia bresciana, in città controllate da forze dell’ordine indistinguibili quasi da bande di predoni, dove piccole comunità di pianura e montane resistono, elencate come un catalogo delle navi post-epico. La vicenda è raccontata da un collettivo di personaggi-testimoni che fa scorrere lo spettro degli intenti e degli eventi. I super ricchi sembrano il ricordo della piccola-media imprenditoria che fu, sono una classe fluida, con ancora il controllo di politici e funzionari, ancora più piccini quanto affamati. All’apparato che vuole a ogni costo mettere in scena il mega evento si oppongono principalmente alcuni capi popolo. Anche loro sono reduci, sopravvissuti. Se i mega ricchi sono personaggi rimasti dal collasso del capitalismo della nostra tempolinea, così i super poveri portano i ricordi e le istanze di decenni e decenni di oppressione diventata sempre meno sottile e sempre più brutale. Sono i figli e i discendenti di ribelli che hanno smesso di credere al cambiamento, adesso diventati predoni, terroristi, capi guerrieri sognatori. Ancora umani, perfettamente adattati, ricordano gli antenati dei terroristi di Volodine. Mentre distopia in corso e utopie possibili si alternano in mezzo Giovanni Peli svolge i volenterosi partecipanti a questo mega evento da Fine impero: la classe creativa. Intellettuali, scrittori e cantanti accorrono e si affannano per un posto sul palco del mega evento, come se nulla fosse, come se il mondo fosse ancora intatto. Per questi impiegati della società della performance la messa alla berlina su pagina è un altro tragicomico momento.
Doveva radunare il maggior numero di poveri in salute, i combattenti, gli uomini forti, chi sapeva cavalcare, chi possedeva un animale da combattimento come lui possedeva l toro, chi sapeva tirare di scherma, usare bene il bastone e sparare con un’arma… Doveva riunire queste persone, dopo i risultati abbastanza soddisfacenti delle due prime razzie, soprattutto perchè, nonostante evidenti rappresaglie, i ricchi non si erano preoccupati molto di loro, troppo intenti nell’organizzare e nel consumare il Mega Evento. C’era qualcosa di cannibalesco nel lascivo consumismo dei ricchi…
LUIMEPSRDSE è un episodio di una piccola distopia, caleidoscopica, roboante, politica dove conta. Vizi e virtù, collettivi e individuali, della provincia sono ben caratterizzati ed elevati a grande metafora della decadenza presente immaginata nelle sue conseguenze future. È una lettura che strappa spesso il sorriso con il ritmo dell’ironia degli Strugackji rimanendo una distopia seria, un romanzo dell’End game.
Antonio Vena
Lo scrittore:
Giovanni Peli è nato a Brescia nel 1978. Dopo un intenso ventennio speso navigando come cantautore, poeta, librettista, paroliere, chitarrista e molto altro, approda alla narrativa fantastica alla fine degli anni Dieci. Tra le numerose opere pubblicate ricordiamo il disco Stadio Successivo, l’antologia Poesie 1994-2024, e i romanzi brevi Fermate la produzione e Veranio.












