Intervista a Marilù Oliva

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Marilù Oliva, nata a Bologna, è scrittrice e insegna lettere alle superiori. Autrice di due trilogie noir, ha vinto il Premio dei Lettori Scerbanenco con Questo libro non esiste (2016). Si occupa da sempre di questioni di genere. Ha curato le antologie Nessuna più – 40 autori contro il femminicidio e Il mestiere più antico del mondo? entrambe patrocinate da Telefono Rosa. È caporedattrice di Libroguerriero.it e cura un blog su Huffington Post. L’abbiamo intervistata a seguito della pubblicazione con HarperCollins Italia del romanzo “Le spose sepolte“, questo è ciò che ci ha raccontato:

1. Benvenuta, Marilù. Contenti di averti ancora sul blog. E’ uscito per HarperCollins il tuo nuovo romanzo “Le spose sepolte”. Cambio di rotta come casa editrice mentre, come romanzo, argomento sempre molto attuale e tuo fiore all’occhiello: il femminicidio. Come ti è nata questa idea?
M.: Il motore che muove il conflitto è proprio il femminicidio, in particolare la vendetta dello stesso. Mi sono chiesta: cosa accadrebbe se qualcuno, fortemente motivato da motivi personali e dolorosissimi, facesse giustizia alle donne che in questi anni sono sparite, forse eliminate da mariti rimasti impuniti per mancanza di prove? Così mi sono inventata il protagonista, quello che la polizia chiama “il serial killer delle spose sepolte”, una persona che raggiunge i mariti uxoricidi, li costringe a confessare dove si trovano i resti delle mogli uccise e li castiga con un modus operandi simbolico. La genesi di fondo, quindi, è l’indignazione per i tanti casi rimasti irrisolti, ma soprattutto per una situazione che vede ancora in stallo il tasso di femminicidi: in un paese civilizzato come il nostro il numero di donne uccise non dovrebbe essere così stazionario.

2. Il personaggio de la Circassa, l’erborista di Monterocca, mi ha ricordato il personaggio di Vianne Rochet, protagonista del film Chocolat. Entrambe hanno la capacità di carpire ed intuire le problematiche dei rispettivi clienti, intervenendo poi la prima con dei prodotti naturali, la seconda con il cioccolato. Donne carismatiche ed intuitive che attribuiscono all’animo umano una notevole importanza e che si preoccupano della sua cura. Ci racconti di lei?
M.: La Circassa è l’erborista di Monterocca, un po’ sciamana, un po’ indovina. In quel posto incastonato nell’Appennino, lei è l’anello di congiunzione tra l’uomo e la natura. Ama le piante officinali e ha una dote particolare: quando entra in negozio un cliente, le basta un’occhiata per indovinarlo. Capisce al volo da quali mali – del corpo e dell’animo – è afflitto e sa come curarlo. Propone non medicine, ma rimedi che spesso ha preparato con le sue mani: e procede secondo la filosofia orientale per cui occorre andare all’origine del male e sradicarlo. Il tema della cura, degli unguenti, dei medicamenti è un filo conduttore del romanzo: e non è un caso che il mio assassino utilizzi proprio una sostanza prodotta a Monterocca come siero della verità per far confessare ai mariti dove hanno nascosto i corpi delle mogli uccise.

3. Ambientazione è un luogo definito “La città delle donne”. Le vie di Monterocca, infatti, sono intitolate tutte a delle donne. Una provocazione? Credi funzionerebbe meglio la società con più personaggi femminili a comandare?
M.: Più che una provocazione, uno spunto di riflessione. La svalutazione delle donne c’entra anche con la scarsa visibilità accordata alle stesse. Come ruoli e come visibilità le donne spesso sono subordinate agli uomini. Pensiamo alle parti di contorno che tendono a ricoprire in televisione, ad esempio. O alle conferenze, dove le operatrici del settore donne (saggiste, scrittrici) sono sempre in netta minoranza o addirittura relegate nella sezione “al femminile”. In un contesto come il nostro, non è un caso che la maggior parte delle strade e delle piazze siano intitolate agli uomini. Mi sono chiesta così come sarebbe una realtà in cui i luoghi ricordano e riecheggiano i nomi delle grandi donne del passato: siamo così abituati a tenere le donne fuori dalla storia (infatti le donne non compaiono nei manuali di storia e sono marginali anche in quelli di letteratura) , che questo mio escamotage dà molto l’idea di straniamento.

4. Siamo curiosi di sapere a quale donna e perché intitoleresti la via della tua abitazione…
M.: Sono davvero tanti nomi di donne in gamba (alcune viventi) che si stanno dimenticando. Dalle partigiane, alle letterate (in pochi, ad esempio, conoscono la Invernizio), alle scienziate, alle registe e artiste, alle donne comuni che però andrebbero ricordate per i loro gesti (Franca Viola).

5. Altro argomento molto interessante è la vivisezione a fini di sperimentazione. Quanto pensi sia ancora diffusa e quanto ci vorrà ancora per cambiare mentalità?
M.: Non ne ho idea, io ho cercato di non far trapelare troppo il mio parere lasciando spazio alle diverse tesi. Una tesi è quella contraria alla vivisezione, l’altra è quella favorevole, sostenuta ovviamente dalla casa farmaceutica che ha tutti gli interessi a portare avanti i suoi traffici e incarnata dalla dottoressa Bonvicini, che è un personaggio determinato, ma anche connotato da una sua serietà. Piuttosto volevo lanciare anche qui qualche spunto di riflessione, a partire dalle seguenti domande: è giusto che la legislazione in atto che regolamenta la vivisezione possa essere in qualche modo bypassata? Ha senso fare una gerarchia tra animali utilizzati? E, se fosse, in base a cosa un animale ha più dignità di un altro? Ma soprattutto: sperimentare su una creatura (con tutto ciò che questo comporta: prigionia, condizioni differenti rispetto allo status naturale, etc) non è forse una forma di sopraffazione non solo verso la creatura in questione, ma verso la vita stessa?

6. Il tuo lavoro ti porta ad essere a stretto contatto con gli adolescenti. Quando hai affrontato con loro la problematica dei femminicidi, quali pensieri hanno espresso gli alunni maschi? Noti che nelle nuove generazioni ci sia un maggiore o un minor rispetto nei confronti delle compagne?
M.: Ogni anno affronto questo tema con diverse modalità, perché puntualmente i casi di cronaca ce lo ripresentano anche in maniera drammatica. Lo faccio sia con le mie classi, attraverso percorsi o progetti, sia invitata in altre scuole. Con “Le spose sepolte”, ad esempio, sto girando in diversi istituti perché gli insegnanti hanno visto che il romanzo sviscera il tema a tutto tondo: sia perché prende spunto da diversi casi di cronaca reali, sia perché punta i riflettori su una questione cruciale: il femminicidio non è un raptus isolato di un pazzo che uccide una donna fragile. Il femminicidio è spesso annunciato, covato, minacciato e, soprattutto, il femminicidio è frutto di un problema culturale che va fronteggiato alle radici.

7. I tuoi alunni amano leggere? Se si, che generi prediligono? Se leggono, lo fanno perché spronati e costretti?
M.: Non sempre amano leggere, ma noi insegnanti abbiamo il dovere di cercare di trasmettere loro la bellezza della lettura. I generi da loro prediletti mutano, dal fantasy all’horror al giallo al romance, ma dipende. Quest’anno ho aderito a un progetto indetto dal Festivaletteratura, Read More, che mi sta dando ottimi risultati: si stanno formando tanti piccoli lettori che hanno totale libertà di scelta su titoli e ritmi di lettura, che stanno imparando a trattare il libro come una porta magica verso nuovi mondi. Anzi: invito tutti i miei colleghi (e non solo di lettere!) a partecipare.

8. In base alla tua esperienza di scrittrice, i lettori uomini leggono le scrittrici donne? E quanto gli uomini possono pensare che le scrittrici donne scrivano solo per le donne?
M.: Anche qui dipende, ho conosciuto uomini maschilisti che non aprirebbero mai il libro di una scrittrice (se non per disprezzarlo), ma anche uomini che non fanno differenze. Forse dovremmo porci un’altra domanda: visto che le lettrici donne sono circa tre quarti del totale dei lettori, quante donne preferiscono leggere gli uomini per partito preso? Una volta una mia collega (professoressa che ho sempre reputato in gamba e che effettivamente, per altri versanti, lo è) mi si avvicinò con aria sorniona, dicendomi che lei non leggeva le donne. Il problema è che molte persone sono piene di pregiudizi, al di là del sesso.

Intervista a cura di Cecilia Dilorenzo