Angelo Mascolo – La primavera cade a novembre

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Editore Homo Scrivens Collana Dieci
Anno 2017
Genere Noir
192 pagine – brossura

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Ho già parlato di BookPride, fiera letteraria per le piccole e medie case editrici che si svolge a Milano nel periodo di marzo e ho già spiegato che spesso si scovano libri molto interessanti che esulano dalle promozioni frenetiche e ripetitive – senza nulla togliere alle scelte di marketing – e che regalano un sorriso alla fine della lettura. La casa editrice in questione si chiama Homo Scrivens e ha già avuto la capacità di sorprenderci con il noir di Letizia Vicidomini, recensito sul blog dal duo Novelli&Zarini. Lo fa una seconda volta con Angelo Mascolo e il suo romanzo La primavera cade a novembre.

Il nome di Castellamare di Stabia, luogo in cui si svolge la storia – e paese d’origine dell’autore – deriva dall’antico castello costruito dal Ducato di Sorrento e si presta bene alla storia raccontata. Si affaccia da un’altura di circa 100 metri sul golfo di Napoli  e veniva considerata come una vice-capitale, speculare a Napoli per molti aspetti, una città dove si respira ancora un’influenza borbonica. Siamo nel 1947, il Paese si sta riprendendo dopo la guerra, organizza mercatini con cimeli bellici, fez della milizia o elmetti americani, persino i macinini da caffè. Merce rara che porta qualche moneta nelle tasche dei cittadini, che riscoprono la normalità, risorgono dalle macerie. La borsa nera durante la guerra e i prezzi erano arrivati alle stelle, c’erano fame e lotte senza quartiere per le tessere alimentari.

Una nuova Italia sta venendo in superficie, nella quale bisogna cancellare ogni possibile coinvolgimento nel partito fascista o le partecipazioni violente degli squadroni. In questo contesto, Michele Strazzullo, pugile di professione, viene ritrovato morto all’interno del suo appartamento. Ad occuparsi delle indagini, che sembrano concentrarsi sulla borsa nera e sulla criminalità organizzata, è il commissario Vito Annone. Insieme alla guardia scelta Luigi Dilorenzo – Gegè – Vito lavora al commissariato di Castellamare.
Quasi quarant’anni, faccia allungata e scura come una melanzana, le palpebre a spiovente. Vito avrebbe voluto fare l’attore, da giovane. Maschere, canzoni e macchiette lo avrebbero tenuto lontano dalla vita. La vita di stomaco, quella che nasce dalla viscere e che si nutre della necessità di lottare per affermare un proprio spazio nel mondo.
Non è un mestiere normale, il suo: senza orari, pagato una miseria e pure disgraziato, visti gli impicci e le disavventure che bisognava mettere in conto. La moglie soffre di crisi di nervi, l’impossibilità di avere figli è una ferita che avrebbe sanguinato per tutta la vita… Aveva costruito intorno alla moglie un castello di tranquillità, al quale cominciava a crederci anche lui.

Questo libro è sulla perdita, quella di un’Italia che arranca dopo la fine della guerra, dei sopravvissuti che cercano barlumi di normalità tra le macerie.
Di una coppia come tante che teme, senza l’arrivo di un figlio, che si crei un vuoto incolmabile. Ma lo strappo si è già creato e comincia il rimpallo dei sensi di colpa. Lo stile di Mascolo è malinconico, a tratti ironico.
E’ un giallo nella storia, senza che uno prevarichi sull’altra o viceversa, è uno spaccato di un Paese che resterà ricordo indelebile per chi la guerra l’ha vissuta o semplicemente ne abbia sentito raccontare dai propri nonni. Una voce, quella di Mascolo, riconosciuta anche da Maurizio de Giovanni come promettente nel panorama del giallo italiano.
La Collana Dieci di Homo Scrivens ha una particolarità: pubblica solo dieci romanzi l’anno e ha come tradizione di consegnare la prima delle copie stampate all’autore durante la prima presentazione. Aspetto quindi di vedere nella decina del 2018 anche la continuazione del commissario Vito Annone.

Cecilia Lavopa

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Lo scrittore:
Angelo Mascolo è laureato in Archeologia e collabora con il quotidiano “Il Mattino” di Napoli. Con questo romanzo si è classificato secondo all’ultima edizione (2016) del Premio letterario nazionale “La Giara” indetto dalla Rai.