Intervista a Rosa Teruzzi

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(fonte: www.nebbiagialla.eu)

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Impossibile non pensare a Rosa Teruzzi quando, girando per l’Italia, ci troviamo di fronte a un casello ferroviario. Sì, perché la scrittrice di gialli, nonché caporedattrice del programma televisivo Quarto Grado ne ha acquistato uno e lo ha ristrutturato da cima a fondo in un paese sul Lago di Como.

E’ lì che si rifugia per scrivere e regalarci i suoi romanzi che ha pubblicato con SonzognoLa sposa scomparsa (2016), La fioraia del Giambellino (2017) e Non si uccide per amore (2018). Quest’ultimo è il terzo volume della serie che vede come protagoniste tre investigatrici milanesi: Libera, Iole e Vittoria.

L’abbiamo fatta parlare – usando un gergo poliziesco – e questo è quello che ci ha confessato.

1. Ciao Rosa e benvenuta su Contorni di noir. Vuoi raccontarci qualcosa di te, del tuo background?
R.: Ciao, che dire di me? Sono una giornalista di mezz’età con la passione per la lettura e la scrittura, ma scrivo solo d’estate quando il programma televisivo in cui lavoro è chiuso per ferie. Quanto a leggere, invece, leggo sempre. In metropolitana, sui treni, la sera prima di crollare di stanchezza. Amo i romanzi gialli, la storia, i saggi di botanica e neuroscienze, il feuilletton. I miei romanzi nascono tutti nella mia testa, mentre corro all’alba, sul Naviglio Grande di Milano e poi finiscono su carta nello studio del casello ferroviario che mio marito sta ristrutturando sul lago di Como. E’ il mio luogo della creatività e degli esperimenti, letterari e botanici.

2.  E’ uscito per Sonzogno Editore “Non si uccide per amore”, terzo volume della serie che vede come protagoniste le tre investigatrici milanesi. Com’è nata intanto l’idea delle tre donne e qual è stata la scintilla per questo volume?
R.: Si tratta di un trio composto da mamma, nonna e figlia. L’idea di farle interagire nasce dal fascino che esercitano su di me i discorsi delle donne quando si trovano insieme, lontano da orecchie indiscrete. In casa mia siamo tre sorelle e mio marito, scherzando, dice che siamo le “cavaliere della tavola quadrata” e che mia mamma è il nostro re Artu’. Al terzo romanzo, i miei personaggi sono ormai diventati persone in carne e ossa per me. Libera, la fioraia detective, sua madre Iole e la sua scontrosa figlia Vittoria, mi parlano con la loro vera voce.

3. Veniamo ai personaggi: Iole è bizzarra e porta con sé leggerezza, irruenza ed apertura… Molti la amano, ma potrebbe anche risultare eccessiva, come colpita dalla sindrome di chi non si adegua all’età. Per dirla all’inglese una «Forever Young». Hai mai pensato a Iole in questo modo?
R.: In realtà no. Quando penso a Iole, pestifera e impertinente, mi viene in mente Peter Pan, ma senza la sua malinconia. Iole ha una dote che io ammiro sopra ogni altra: la capacità di sorvolare la vita con leggerezza, consapevole del fatto che non ne avremo un’altra.
Il dolore esiste, le noie incombono ma è giusto riservare le lacrime solo a quelle esperienze che lo meritano davvero. Amo la sua sincerità e la sua capacità di mettersi in gioco e, fatta eccezione per il discorso dell’amore libero, spero di assomigliarle, alla sua età. (Intanto, ho cominciato a praticare yoga, con risultati piuttosto deprecabili).

4. Libera, prima di diventare fioraia, gestiva una libreria che ha dovuto chiudere a causa di difficoltà economiche… Ma in Italia si legge, oppure no? Le librerie in Italia chiudono, è un dato di fatto. Perché accade, secondo te?R.: Perché la lettura, purtroppo, è ancora considerata solo un passatempo adatto a fannulloni o svagati sognatori che non devono guadagnarsi il pane. Quante persone insospettabili senti ripetere: “Non ho tempo per leggere” ? Quanti dei nostri politici, manager o aspiranti tali sono stati fotografati di recente con un libro in mano?

5. Cagnaccio e la Smilza sono giornalisti come te. Quanto ti è servita la tua esperienza di cronista per renderli maggiormente credibili?
R.: Mi è servita molto. Il mondo del giornale in cui il Dog e Irene lavorano  – “La Città” – è simile a quello in cui mi sono formata quando ero una giovanissima cronista di nera in un quotidiano del pomeriggio di Milano,  “La Notte”. In fondo, qui ho imparato tutto quello che so del giornalismo: andare personalmente sui luoghi, parlare con i testimoni, rispettare la versione ufficiale fornita dalle fonti senza mai diventarne un megafono, sviluppare teorie proprie ma non esserne condizionati. Cercare la verità, insomma, per quanto è possibile.
Alla Smilza, però, ho regalato un dono di empatia particolare che Libera non ha ancora scoperto del tutto.

6. Un uomo capace di riparare indifferentemente un tostapane e un cuore infranto” così descrivi Spartaco, il nonno di Libera. Esistono uomini così?
R.: Esistono nei sogni delle donne che non si fanno incantare dal mito del Principe Azzurro. Ed esistono nella realtà delle donne che non si accontentano di un fidanzato purché sia. Ma bisogna esserne all’altezza, ovviamente. Bisogna saper comprendere il valore di uomini così, che forse non assomigliano a George Clooney e magari non sono considerati né di successo né à la page.
In fondo, Spartaco non era un manager né un pilota di formula uno. Faceva il ferroviere, il mestiere più bello del mondo secondo lui.

7. Ciò che viene fuori in maniera preponderante dai tuoi romanzi è la sete di verità, scoprire cosa è successo a tutti i costi. La verità è così importante nella costruzione dei tuoi romanzi?
R.: E’ così nei romanzi, perché è così nella vita. Ne “La sposa scomparsa”, Libera lo pensa con amarezza, mentre va a risolvere il suo primo caso: “la verità quando arriva può essere crudele, ma è più crudele non conoscere la verità”.

8. Ho notato un richiamo ai fiori e al loro significato… Ti sei ispirata a qualche libro in particolare? C’è un fiore tra tutti che ti piace in particolare?
R.: Quando Libera è nata, nella mia testa, le ho regalato il mestiere che fa, perché ho una grande passione per i fiori, anche se sono una giardiniera dilettante. In realtà, come Spartaco, mi piace la natura nel suo complesso, in particolare gli alberi, perché sono amici solidi, profumati e silenziosi. Amo tutti i fiori, ma soprattutto le rose e i papaveri, per la loro bellezza gratuita che ingentilisce aree abbandonate delle città (e le massicciate dei binari!).
Anch’io come Libera penso che attribuire un significato ai fiori rappresenti niente più che un gioco intellettuale. Perché il narciso deve rappresentare per forza l’egoismo e l’aconito, addirittura, la vendetta? E perché non si può regalare una rosa gialla senza tema di apparire gelosi?

9. Da cosa nasce la tua passione per i treni e le ferrovie?
R.: La casa dove sono nata a Villasanta, un paese della Brianza confinante con Monza, è una vecchia corte ristrutturata che sorge su un terreno chiuso tra due linee ferroviarie. Il palazzo di Milano in cui vivo si affaccia sui binari della linea per Mortara. Anni fa, io e mio marito abbiamo acquistato all’asta un casello ferroviario a Colico, il paese dell’Alto Lago in cui trascorriamo il nostro tempo libero. Amo i treni e i binari. Sono stati il mio orizzonte fin dall’infanzia. Per me rappresentano il viaggio, lo sconosciuto e l’avventura.

10. Ritroveremo ancora il nostro trio in altri romanzi?
R.: Sì. Libera, Vittoria e Iole si stanno preparando a una nuova avventura e con loro ci sarà anche questa volta Irene, la Smilza. La storia è già in parte nella mia testa. La scriverò quest’estate, al casello.

Intervista a cura di Eliana Russillo