Joël Dicker – La scomparsa di Stephanie Mailer

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Editore La nave di Teseo Collana Oceani noir
Anno 2018
Genere Noir
640 pagine – brossura e ebook
Traduzione di V. Vega

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Ho aspettato l’uscita di questo nuovo lavoro di Joel Dicker con trepidazione, avendo amato moltissimo “La verità sul caso Harry Quebert” e ancor più “Il libro dei Baltimore”; dopo aver terminato questa lunga lettura ho avuto bisogno di qualche momento per raccogliere le idee ed analizzare le mie sensazioni “a caldo”.

Dicker ci porta a Orphea, una piccola città immaginaria negli Hamptons, poco lontano da New York, dove nel 1994 la famiglia del sindaco viene trucidata, così come una giovane libraia che sembra essersi trovata al posto sbagliato nel momento sbagliato. È la sera dell’inaugurazione del Festival Teatrale di Orphea, le strade sono deserte e l’assassino colpisce indisturbato, ma viene subito identificato da due giovani detectives, Jesse Rosemberg e Derek Scott: il caso sembra chiuso. Vent’anni dopo, Jesse, ormai prossimo alla pensione, viene avvicinato da una giornalista dell’Orphea Chronicle, Stephanie Mailer, la quale sostiene che nel 1994 i due poliziotti hanno tralasciato delle prove evidenti e preso l’uomo sbagliato. Stephanie Mailer scompare lo stesso giorno e da quel momento per Jesse e Derek, ai quali si unisce Anna Kanner, vicecomandante della Polizia di Orphea, inizia un viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca della verità.

Ciò che salta subito all’attenzione del lettore è l’impressionante galleria dei personaggi (ce ne sono almeno 30!), i cui destini si incrociano tra il 1994 e il 2014, ognuno una voce e un ruolo all’interno della storia. Dicker è un bravissimo regista, dirige i protagonisti con la precisione di un orologio, è generoso nel raccontare le loro vite caratterizzate da gelosie, tradimenti e vecchi rancori, ma anche rettitudine e determinazione. Il lettore entra facilmente in empatia con essi, sia che risultino sgradevoli o gretti, sia degni di stima, sfortunati o eroici. Alcuni personaggi, così come avevamo trovato ne “La verità sul caso Harry Quebert” appaiono, a mio avviso per una precisa per volontà dello scrittore, stereotipati, rocamboleschi, quasi delle macchiette, nel complesso improbabili ma divertenti. Tutti si raccolgono intorno alla piccola comunità di Orphea e al Festival Teatrale. Nella storia raccontata ritroviamo il tema (presente anche nei romanzi precedenti) dei segreti che ruotano intorno ad una comunità ristretta, dove tutti sembrano sapere qualcosa e risulta difficile stabilire quale sia la verità. Il lettore segue senza grosse difficoltà (nonostante il libro conti oltre 600 pagine e una moltitudine di situazioni/storie/personaggi) la trama, che si snoda a poco a poco insieme all’inchiesta, secondo un metodo collaudato che consiste nel portare il lettore a credere di aver svelato il mistero, seminando indizi e informazioni sapientemente, per poi contraddirlo nella pagina seguente quando tutto il castello di supposizioni crolla miseramente.

Dicker non abbandona lo stile vincente che lo ha portato a vendere milioni di copie in tutto il mondo, fatto di dialoghi nel complesso realistici, linguaggio semplice e poco ricercato. L’architettura del romanzo è piuttosto complicata, con cliffhangers ad ogni fine capitolo, continui flashbacks tra il 1994 e il 2014 principalmente, ma anche in altri periodi della vita dei personaggi-chiave, e narratori multipli. L’insieme crea un effetto suspense che rende anche questo romanzo un page-turner come i precedenti.

I detrattori dell’autore gli contestano il fatto che alcune scene siano poco plausibili e alcuni personaggi totalmente irrealistici, insieme ad un linguaggio di scarso spessore. Io penso che Dicker abbia trovato uno stile efficace che sa catturare il lettore e divertirlo, senza la pretesa di innalzare l’opera a capolavoro letterario del genere; ha la sua nicchia di lettori (e nemmeno piccola!) tra cui ci sono anche io. Inoltre, Dicker è un autore relativamente giovane che penso abbia ancora molto da dire e belle sorprese da regalarci, ne seguirò sicuramente l’evoluzione.

Vi segnalo che sta per uscire l’adattamento per la Tv di “La verità sul caso di Harry Quebert”, diretto da Jean-Jacques Annaud e interpretato da – udite udite – Patrick Dempsey! Possiamo immaginare che anche “La scomparsa di Stephanie Mailer”, per certi versi più simile a quel romanzo che a “Il libro dei Baltimore”, seguirà la stessa sorte.

Per quanto mi riguarda, in questo romanzo, forse anche a causa delle altissime attese che avevo nella lettura e del fatto che ormai conosco i trucchi dell’autore, mi è mancato un po’ lo stupore provato per le storie precedenti, l’ho letto con qualche piccola perdita di interesse in alcuni punti, e mi ha lasciata non appieno soddisfatta. Per concludere, vi consiglio questa lettura se non siete amanti dei gialli/noir purissimi, se non vi spaventa il numero di pagine e, ovviamente, se siete estimatori del giovane scrittore svizzero.

Barbara Gambarini

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Lo scrittore:
Joël Dicker è nato a Ginevra nel 1985. Ha pubblicato La verità sul caso Harry Quebert (2013), Gli ultimi giorni dei nostri padri (2015), Il libro dei Baltimore (2016) e La scomparsa di Stephanie Mailer (2018). Ha ricevuto il Prix des écrivains genevois nel 2010, il Grand Prix du roman de l’Académie Française 2012 e il Prix Goncourt des lycéens 2012.