Intervista a Pierluigi Porazzi

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fonte: www.wikipedia.it

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Pierluigi Porazzi è laureato in giurisprudenza, ha conseguito il titolo di avvocato e lavora presso la Regione Friuli Venezia Giulia. È iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2003. Suoi racconti sono apparsi su riviste letterarie, in diverse antologie (tra cui Più veloce della luce, Pendragon, 2017 e Notti oscure, La Corte editore, 2017) e nella raccolta La sindrome dello scorpione. Fa parte del progetto culturale SugarPulp e ha fondato SugarPulp Udine.

È tra i fondatori dell’Associazione Culturale Cult’Udine. Ha pubblicato per Marsilio Editori i romanzi L’ombra del falco (2010), Nemmeno il tempo di sognare (2013), in seguito usciti anche, rispettivamente, nelle collane Noir Italia (Il Sole 24 Ore, 2013) e Il giallo italiano (Il Corriere della Sera, 2014) e Azrael (2015). Nel 2017, per la collana gLam di Pendragon è uscito il romanzo Una vita per una vita scritto con il giornalista Massimo Campazzo (fonte wikipedia).

Ha pubblicato La ragazza che chiedeva vendetta, per La Corte Editore e lo abbiamo intervistato per farci raccontare qualcosa di più.

1. Benvenuto, Pierluigi. Cosa vuoi che sapessero di te i tuoi lettori?
P.: Grazie. Vorrei che i miei lettori sapessero che dietro ogni romanzo ci sono lavoro, fatica, sacrifici e passione. Non ho mai avuto, nella vita come in letteratura, corsie preferenziali o aiuti di sorta, tutto quello che ho ottenuto è frutto esclusivamente del mio lavoro e della perseveranza con cui ho continuato a credere nei miei sogni.

2. E’ uscito il romanzo per La Corte Editore, “La ragazza che chiedeva vendetta”. Com’è nata l’idea?
P.: L’idea di fondo dell’intreccio mi è arrivata all’improvviso, ma avevo da tempo in mente tre tematiche principali: come sia possibile, attualmente, cambiare aspetto più facilmente di un tempo attraverso interventi di chirurgia plastica; in secondo luogo, i tanti casi di omicidi di donne che negli ultimi tempi sembrano accadere con preoccupante frequenza e, infine, la presunta infallibilità della prova del Dna, che nei casi di omicidio a volte non è assoluta. Chi leggerà il romanzo capirà come e perché questi temi si intrecciano nella vicenda.

3. Parlaci di Alex Nero, il personaggio che hai creato nei tuoi libri.
P.: Come tutti i protagonisti dei miei romanzi, è innanzitutto un personaggio realistico e credibile. Non è un super-eroe, è una persona normale, un ex poliziotto con un particolare intuito nella risoluzione dei crimini e che ha lasciato il lavoro in seguito a una tragedia personale che viene raccontata ne “L’ombra del falco”.

4. Nel tuo libro ho trovato continui riferimenti alle carenze strutturali di apparati dello Stato quali la sanità, le forza dell’ordine, la giustizia. E’ una scelta narrativa in quanto si adatta alla trama ed alla storia che volevi raccontare oppure le ritieni uno specchio della società nella quale viviamo?
P.: È sicuramente uno specchio della realtà in cui viviamo. Basta guardarsi intorno. La sanità funziona sempre peggio, ascoltando anche il parere di tutti gli addetti ai lavori (medici e infermieri). Nei tribunali, purtroppo, in Italia, come in tutti i Paesi del mondo, raramente si trova giustizia, e i casi di indagini approssimative o poco curate sono noti e ripetuti.

5. Ai lettori che non hanno ancora letto la trilogia che precede questo libro, consigli di partire dall’inizio per avere un quadro più preciso sui personaggi e sulla storia oppure consideri questo libro completamente dislocato dagli altri?
P.: Questo libro, come i precedenti, si può leggere anche senza conoscere gli altri. C’è solo qualche riferimento a fatti avvenuti in passato, ma è un romanzo assolutamente autoconclusivo. Anzi, consiglierei, a chi non avesse ancora letto nessuno dei romanzi che ho scritto, di iniziare proprio da “La ragazza che chiedeva vendetta”.

6. Una delle parti che più mi è rimasta impressa è l’entrata in scena di Aiko, seppur in modo indiretto. Mi fa pensare al fatto che “tutto si trasforma ma nulla si distrugge”, anche nei rapporti interpersonali. Ogni persona che ha fatto parte della nostra vita ha contribuito a farci diventare quello che siamo, anche quando non c’è più. Cosa ne pensi a riguardo?
P.: Credo che sia verissimo. Ogni rapporto lascia qualcosa alle persone che lo hanno vissuto, nel bene o nel male, anche quando finisce. Soprattutto se sono rapporti (di amicizia o vicinanza o amore) molto forti. Ritengo che sia positivo pensare che possa rimanere qualcosa di bello, anche alla fine di un rapporto; se riuscissimo tutti a pensare in questo modo si eviterebbe di essere preda di recriminazioni e odio.

7. Ne “La ragazza che chiedeva vendetta” non passano in secondo piano i patti tra politica e malaffare. Sembra per noi italiani ormai una consuetudine, qualcosa che diamo quasi per certo e alla quale siamo abituati, non desta nemmeno più scalpore ma siamo rassegnati. Perché non si riesce a trovare una cura per questa piaga della società?
P.: Perché è insito nella natura dell’uomo e del tipo di società che stiamo vivendo. In un mondo dominato dal capitalismo sfrenato, dal mercato e dal denaro, non esistono più altri valori. Il vero problema è proprio questo, la perdita dei valori. Tutto è monetizzabile, tutto si può comprare, persone incluse. E rifiutare compromessi e corruzione diventa sempre più raro.

8. Mentre leggevo la trama, ho immaginato un futuro nemmeno troppo lontano in cui ogni persona può assumere le sembianze di un’altra grazie ai progressi nella chirurgia estetica e nelle tecnologie. Questo pensiero ha mai sfiorato anche te oppure è solo una forma di distopia nella mia immaginazione?
P.: Certo, ci ho pensato. Già ora assistiamo spesso all’abuso della chirurgia estetica, a cui si sottopongono persone che non ne avrebbero alcun bisogno, spesso rovinando il loro aspetto. Ma non solo. Il progresso della scienza, pensiamo alla genetica, non solo alla medicina, potrebbe aprire nuovi scenari, del tutto inediti. Scenari che potrebbero anche essere fonte di ispirazione per romanzi noir.

9. Pensi di continuare ad aggiornarci sulla vita di Alex Nero o il cerchio si è chiuso qui?
P.: Penso di continuare a raccontare le vicende di Alex Nero, e me lo auguro, anche se al momento sto lavorando a progetti che non contemplano il cast di personaggi de “La ragazza che chiedeva vendetta”.
Grazie di cuore a Contorni di Noir!

Intervista a cura di Vincenzo Stamato