I Maestri del noir su Sky Arte – dal 20 novembre 2018

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Zacapa, il pregiato rum guatemalteco tra i più apprezzati e conosciuti al mondo, torna su Sky Arte con I Maestri del Noir, il nuovo programma che unisce la letteratura noir al piacere della tavola. Dal 20 novembre al 18 dicembre alle 20.45, cinque appuntamenti settimanali condotti da Luca Crovi per ripercorrere le gesta dei personaggi icona del romanzo poliziesco celebri tanto per il loro talento investigativo quanto per la loro passione per la cucina a tal punto da farla diventare elemento distintivo e centrale della loro identità letteraria.

LE PUNTATE DE I MAESTRI DEL NOIR:
20 novembre: a cena con Agatha Christie raccontata dalle Sorelle Martignoni
27 novembre: a cena con Petros Markaris raccontato da Massimo Carlotto
4 dicembre: a cena con Manuel Vazquez-Montalban raccontato da Bruno Morchio
11 dicembre: a cena con Rex Stout raccontato da Hans Tuzzi
18 dicembre: a cena con George Simenon raccontato da Valerio Varesi

Oggi vi vogliamo parlare del primo appuntamento con un articolo molto interessante realizzato proprio dalle Sorelle Martignoni su Agatha Christie e la sua scomparsa:

Non possiamo definirci amatori del giallo, internazionalmente noto come mistery, se non abbiamo letto almeno uno dei romanzi di Agatha Christie. Piaccia o no (e a molti piace) la Dame ha dimostrato di conoscere a menadito il nero nascosto negli animi e lo ha descritto egregiamente in più di 80 romanzi, tradotti e pubblicati in 45 lingue; infatti con più di 2 miliardi di copie, la Christie è l’autrice più venduta di tutti i tempi, pari solo a Shakespeare. Suo è anche il record del giallo più venduto al mondo, Dieci piccoli indiani, che ha raggiunto 110 milioni di copie. Ma cosa sappiamo di lei? Poco? Nulla? Si può rimediare facilmente, visto che Agatha ci ha lasciato una esauriente autobiografia, dal titolo La mia vita.

Figlia di un americano e di un’inglese, la Christie apparteneva a una famiglia benestante e non frequentò le scuole. Fu istruita in famiglia, dalla madre Clarissa, dalla nonna (che le ispirerà il personaggio di Miss Marple) e dalle varie istitutrici che si alternarono nella sua infanzia dorata. Leggendo i primi capitoli della sua autobiografia ci si trova immersi nelle atmosfere di sceneggiati come Downton Abbey e ci destreggia tra l’alta borghesia vittoriana, maggiordomi, valletti, governanti, bambinaie, aiuole fiorite, cani e vaste dimore ingombre di tavolini da tè e argenterie. Agatha Mary Clarissa Miller, questo il suo vero nome, amava la musica ed era una discreta pianista. Pensò di intraprendere la carriera di cantante lirica e prese lezioni di canto a Parigi. Si convinse presto però di non avere sufficiente talento e rinunciò. Durante la Prima Guerra Mondiale prestò servizio come volontaria presso l’ospedale inglese di Torquay, nel sud del Regno Unito, dove viveva la sua famiglia. Le nozioni da lei apprese su medicinali e veleni derivano proprio da questa esperienza e contribuirono alla sua irresistibile inclinazione per ‘l’arte dell’avvelenamento’. E anche per la stesura di romanzi polizieschi.
Scrisse infatti: “Non so assolutamente nulla sulle armi da fuoco né su come si maneggiano. Ecco perché uccido i miei personaggi con il veleno, che ha il vantaggio di essere pulito e sa solleticare la mia immaginazione”.

Il primo romanzo (Poirot a Styles Court, 1920) non fu da subito un grande successo, ma bastò per incoraggiarla a proseguire. Anche allora, come oggi, la vita dell’autore esordiente non era semplice: l’editore impose alla Christie condizioni quasi da contratto-capestro: soltanto 25 sterline di anticipo e l’esclusione dagli utili prima della vendita di 2000 copie. Inoltre pretese da lei la scrittura di altri cinque romanzi per potersi liberare dal primo contratto. La Christie, almeno inizialmente, non scriveva per mestiere e, caparbia, proseguì e così nel 1926, anno importantissimo nella sua biografia, raggiunse il vero successo con L’assassinio di Roger Akroyd, un testo discusso che rivoluzionò i canoni del giallo.

Intanto, nel 1914, dopo aver rifiutato numerosi corteggiatori… si sposò con Archibald Christie, uno dei primi piloti della Royal Flying Corps, padre della sua unica figlia Rosalind, nata nel 1919. Con lui intraprese un mirabolante giro del mondo al seguito di una delegazione diplomatica del governo inglese. Fu un azzardo lasciare a casa la figlia ancora piccola e rinunciare al lavoro che Archie aveva trovato dopo essersi congedato alla fine della guerra, ma i due giovani sposi decisero che un’occasione del genere non sarebbe loro mai più ricapitata e, dando fondo ai loro risparmi, partirono. Oltre a questi anni felici e al cognome con cui divenne celebre, Archie le diede però un grande dolore: in quel fatale 1926 le chiese il divorzio per poter convivere con una certa signorina Neele, che come in un banale copione da film, era la sua segretaria. In quell’anno morì anche la madre della Christie, che per lei era stata un importante punto di riferimento e un affetto profondo. Dopo questi due concomitanti e tristi eventi la nostra autrice cadde in depressione. Nella sua biografia descrive questo momento in tono tragico. Non ricordava più il suo nome (le capitò di non riuscire a firmare un assegno) e non aveva più fiducia nel futuro sebbene fosse già un’autrice di polizieschi celebre e apprezzata.

E qui inizia il mistero. Dal 3 dicembre 1926 di Agatha Christie si persero le tracce. La notizia della sparizione della ‘Regina del Delitto’ finì sulla prima pagina del New York Times, mentre il Daily News offriva 100 sterline a chi avesse qualche informazione utile. Per cercarla si mossero mille agenti di polizia e quindicimila volontari. Decine di aerei perlustrarono la zona e nelle ricerche venne coinvolto anche Sir Arthur Conan Doyle che diede un guanto della Christie a una amica medium.

DOV’ERA FINITA?

Dopo 11 giorni, Dame Agatha fu ritrovata in un albergo dello Yorkshire, dove si era registrata sotto il falso nome di Teresa Neele. Aveva usato quindi il cognome dell’amante del marito, ma con un nome proprio diverso: Teresa, anagramma di “teaser”, problema, rompicapo, enigma. Nel tempo sono state fatte varie ipotesi su questa misteriosa scomparsa: quella accreditata dalla famiglia – una temporanea amnesia dovuta allo stress – può apparire plausibile, vista la prostrazione in cui la Christie si trovava, riportata anche nell’autobiografia, ma non è credibile. Soffriva di amnesia, ma ricordava il cognome della rivale in amore e ne anagrammava il nome? Il dubbio è forte… Anche la teoria – da romanzo poliziesco- secondo la quale la scrittrice avrebbe architettato la propria scomparsa per fare poi incolpare il marito di omicidio, risulta illogica e non in linea col suo carattere e la sua vita. La Christie non era una donna con tendenze suicide e la sua autobiografia lo attesta: racconta con entusiasmo i suoi viaggi avventurosi, il suo amore per la letteratura, la musica, la storia e l’archeologia, parla dei suoi profondi sentimenti legati ai luoghi, alle case (ne cambiò e ne acquistò moltissime) e si rivela come donna pratica e vitale, quanto di più distante da qualcuno che vuole morire di propria mano. Si possono formulare altre ipotesi: la Christie si ritirò in forzato isolamento per riflettere, senza interferenze esterne, ed elaborare lutti e abbandoni? Oppure la sua sparizione rappresentava una prova per i suoi? Capita a volte di pensare: la mia famiglia se la caverebbe senza di me? Come reagirebbero alla mia scomparsa? Oppure la sua era una punizione per lo spocchioso e fedifrago Archie: vuoi sbarazzarti di me? Eccoti servito: non ti dico però dove sono e ti creo imbarazzo! Quello che lascia sorpresi è che la Christie non volle mai più parlare della sua sparizione. Si vergognava per questo momento di debolezza? Forse…

Attenzione, però: non bisogna dimenticare la sua sorprendente abilità di scrittrice di thriller. E quindi non è assurdo pensare che questa autobiografia sia il suo vero capolavoro, il giallo in cui è riuscita a ingannarci meglio. Comunque sia, il fatto che la Christie non abbia mai fornito nessun tipo di spiegazione sulla propria fuga, ha alimentato nel tempo la fantasia di molti registi. Fra i più importanti da segnalare, la settima puntata della quarta stagione del Doctor Who, serie televisiva inglese di culto -particolarmente amata dalla Regina Elisabetta II – e il film Agatha interpretato nel 1979 da Vanessa Redgrave. In questo film – nel quale Dustin Hoffmann sembra una copia senza baffi di Poirot – si finisce per detestare il colonnello Christie, tanto bello quanto odioso. Agatha, secondo il regista Michael Apted, si sarebbe rifugiata ad Harrogate, un luogo di cure termali, per suicidarsi con una metodologia alquanto complessa, degna dei suoi più macchinosi romanzi, coinvolgendo anche la sua rivale in amore. La teoria è piuttosto forzata, ma il film è godibile e l’interpretazione dei due protagonisti, Vanessa Redgrave e Dustin Hoffmann, vale il prezzo del biglietto.

Concludendo: il mistero non è mai stato risolto, nonostante le numerose e fantasiose congetture e, quando concedeva un’intervista, la Christie chiariva da subito che non avrebbe ammesso domande su quell’argomento. Una volta una cronista si spacciò per guardarobiera e cercò di gabbarla, intavolando una conversazione informale, il che rese l’autrice ancora più reticente. Immaginiamo se un fatto del genere accadesse ora: vivendo noi controllati da un costante Grande Fratello che ci spia faticheremmo a nasconderci anche solo per un quarto d’ora. Pensiamo al film The Circle del 2017, scritto e diretto da James Ponsoldt e interpretato da Tom Hanks ed Emma Watson, che descrive in modo angosciante la deriva pericolosa di questo intrigante e curioso mondo social. Che una persona (consideriamo che l’autore prima di tutto è questo!) triste e disillusa desideri sparire dal mondo ed elaborare il proprio lutto, sembra una spiegazione non convincente per la nostra curiosità… ma forse se la nostra Dame fosse stata sarta e non giallista nessuno avrebbe pensato a chissà quali misteriose trame, invece…

E per finire: la vita di questa straordinaria scrittrice induce a pensare che in verità non tutti i mali vengano per nuocere. Infatti, dopo essere stata lasciata dal marito ed essere misteriosamente scomparsa per 11 giorni, la signora del giallo, durante un viaggio in treno verso Baghdad – che le ispirò il fortunatissimo Assassinio sull’Orient Express – conobbe Max Mallowan che nel 1930 divenne il suo secondo marito. Max non solo era un bell’uomo, colto e più giovane di lei, ma per la spiritosa Christie svolgeva anche la professione perfetta per rimanere un marito appassionato: l’archeologo! Così, sosteneva la geniale autrice: più invecchio, più mi troverà interessante e più mi amerà!

Elena e Michela Martignoni

Immagini per gentile concessione di Zacapa Calibro noir