Scrittrici di gialli e thriller nel mondo arabo

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Pubblicato in Italia da Le Edizioni le Assassine, La sedia del custode di Bahaa Trabelsi, scrittrice ed esponente del mondo arabo, apre una finestra su un paese, il Marocco, in preda a grandi e pericolosi cambiamenti di usi e di costumi. Dove la politica, nonostante la colta e impegnata resistenza di re Mohammed VI, che ha solennemente dichiarato: «Il burkini scaturisce da un’ideologia wahabita, che non ha niente da fare in Marocco. Noi siamo di rito Maliki ispirato ai Sufi, ricordate bene chi siamo!», sta proseguendo un dirompente processo di islamizzazione destinato ad aver riflessi anche negli altri continenti.

Bahaa Trabelsi ha scritto cinque romanzi in francese e il quinto, La sedia del custode, pubblicato in Italia da Le Assassine è un giallo noir thriller di denuncia sociale. La Trabelsi ha sempre parlato nei suoi libri dei tragici avvenimenti nazionali e internazionali attribuibili a un certo mondo arabo, mettendo in luce anche i cambiamenti epocali e di costumi nel suo paese, la riforma del codice penale marocchino, il governo Benkirane, gli scandali sessuali e l’incontenibile dilagare del wahabismo… Nelle pagine di La sedia del custode, risulta evidente come un certo islam vissuto nel Marocco si differenzi da quello del Medio Oriente e di come la religione possa essere manipolata per imporre una specie di fascismo non solo religioso, ma sociale; del resto, anche in Europa c’è stato un analogo fenomeno sotto l’incubo della Santa Inquisizione, che temo finisca sempre di più con il condizionare anche la letteratura.

Sempre in Marocco e sempre a firma di una donna, troviamo un giallo più classico con Dounia Charaf e il suo Meurtres à Ardessanne, dove Assia, una poliziotta esiliata per motivi disciplinari dal suo commissariato di Casablanca in uno sperduto paesino dove sembra che non succeda mai niente, vuole farsi valere in una collaudata equipe fatta di soli uomini. Passiamo all’Algeria, che si distingue per il fiorire di case editrici con pubblicazioni anche di genere. Un lampante esempio è il thriller dell’algerina Maἲssa Bey figlia di un rappresentante del FLN (Fronte di Liberazione Nazionale) che dichiara di essersi sentita finalmente libera nel momento in cui ha cominciato a scrivere. A lei si deve il crudo e molto inquietante: Nulle autre voix inserito di un’atmosfera più cruda. Oltre a lei troviamo nel panorama locale: Leἳla Marouane che nel suo feroce Le Chatiment des hypocrites descrive la rivolta e la vendetta di una giovane donna imprigionata, mutilata e violata.

Certo, un orizzonte abbastanza diverso è invece quello con cui deve confrontarsi Rahima Karim, una giovane algerina, che vive in Spagna, autrice di La morte di Sonia Zaid, romanzo poliziesco più classico con un poliziotto che conduce le indagini, ambientato ad Algeri. In Turchia troviamo un nome famoso a rappresentare lo stesso genere Aiṣe Kulin, e a rischiarare l’universo letterario arabo. La Kulin, cittadina di un paese attualmente molto discusso sul palcoscenico internazionale, è una delle autrici più amate della Turchia tanto che i suoi libri hanno venduto in patria più di dieci milioni di copie. Nel 2011, l’edizione turca della rivista «Forbes» l’ha definita la scrittrice più influente del suo Paese. Oltre ad aver firmato diversi bestseller internazionali, ha lavorato come produttrice e autrice cinematografica e televisiva. Molto popolari anche all’estero i suoi romanzi: L’ultimo treno per Istambul, L’ultima famiglia di Istambul e Le quattro donne di Istambul hanno senz’altro caratteristiche thriller e sono stati pubblicati anche in Italia.

Una interessante carrellata, anche se purtroppo necessariamente incompleta sulle autrici di un genere letterario, poliziesco, thriller e noir che nei paesi arabi vede una certa difficoltà di penetrazione sul mercato internazionale e senz’altro maggiore rappresentativa maschile.

Patrizia Debicke