Carlo H. De’ Medici – Gomòria

2698

Editore Cliquot / Collana Fantastica n. 3
Anno 2018
Genere Gotico
240 pagine – brossura e ebook

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Gomòria è un romanzo gotico pubblicato per la prima volta nel 1921, scritto e illustrato da Carlo H. De’ Medici, giornalista, scrittore, illustratore e studioso di scienze occulte e esoterismo. L’opera di De’ Medici trova nuova vita nella collana Fantastica di Cliquot dedicata alla riscoperta delle opere dell’immaginario perse nei meandri tipografici.

Gomòria è gotico allo stato puro, anche allo stato più grezzo e gonfiato, barocco, senza che ciò sia un difetto o un limite.
Il romanzo ha in sè tutto ciò che in qualche modo è adatto a stimolare idee di dolore e pericolo, vale a dire tutto ciò che è terribile o ha a che fare con argomenti spaventosi o con il terrore. Un qualcosa che per come è scritto, per le giuste pause e le studiate attese nella scrittura, riesce a portare il lettore verso una forte emozione, la più incisiva che la mente riesce a sentire e tradurre in paura.
Il buio, la tenebra che a nulla dà una parvenza di forma, di tangibilità ma soltanto il respiro della precarietà e dell’incertezza fino a mutarla in angoscia prima, passando per la paura e arrivando al terrore.
Il potere, quello che soggioga la mente a forze superiori, sovrannaturali, diaboliche e letali. Le privazioni, come l’oscurità, il vuoto, il silenzio, vastità immateriali, immutabili e ataviche, che generano disagio, tormento, riflessioni e ansie profonde. Il cambiamento, quello fisico, quello dell’animo, quello che si può vedere allo specchio e quello che lo specchio imprigiona.
L’ambiente, nei magnificenti giardini che circondano la dimora, gli spazi aperti che non sono soltanto tali, bensì sono quadri di percorso, dove le emozioni avanzano si allietano e si corrucciano alla stregua dei passi che raccontano il cammino dell’individuo.
Il protagonista di Gomòria è Gaetano Trevi, una sorta di camminatore della propria esistenza.
Ultimo ramo di una generazione nobile andata via via in declino, in decomposizione umana e morale che Gaetano rappresenta perfettamente, sia nell’aspetto fisico che nell’animo.
Trevi personifica nel proprio disagio e inettitudine lo spleen baudelairiano, che in questo caso non porta minimamente a una creatività artistica o poetica, bensì a una inclinazione verso l’oscuro, il magico e l’esoterico, complice una biblioteca tutta a tema nel maniero ridotto a rudere di Malanotte, una delle tante mete del suo peregrinare in cerca di un qualcosa che possa accostarsi a un qualsiasi sollievo esistenziale.
Sì, perché Gaetano Trevi è un cultore della bellezza, in ogni forma e stadio, a discapito di una asocialità evidente, quasi morbosa. Viaggia dentro la sua casa, dove ogni stanza è divisa in settori diversi, a ricordargli ogni parte del mondo in cui è stato e in cui continua a tornare ogni volta che è l’ora di nutrirsi.
Un nutrimento difficoltoso, per i suoi problemi di stomaco generati da anni di viaggi, di cibi diversi, di usanze non usuali.
Gaetano Trevi è un dandy d’inizio Novecento contro gli esseri umani più deboli, esseri che sente di dover prevaricare anche in una maniera dolorosa, su cui sente di doversi affermare come un padrone feroce.
È il piegare gli altri al proprio volere, alle proprie smanie e ai propri desideri lussuriosi che lo mantiene sul confine della vita.
Così, quando Zimzerla, zingarella di quindici anni, si presenta alla sua porta, lui la accoglie, la accudisce, la trasforma in una bambola raffinata. Il suo intento è meschino e amorale nei suoi confronti: sbarazzarsi, nel massimo fulgore, di quella gemma che lui stesso ha creato per farla ritornare quel fondo di bottiglia che lui aveva raccolto sulla strada, lasciandolo nuovamente abbandonato, disperso tra gli uomini. Senza alcun valore, senza alcuna attenzione.
Un desiderio folle che si rivelerà pericoloso, perché Zimzerla è molto di più di quello che appare, una giovane in moto perpetuo piena di vita e sorriso.
Zimzerla è oscurità, quella stessa oscurità che squassa, infligge, instilla paura dentro l’animo di Trevi.
Zimzerla potrebbe essere un demone con sembianze di donna, un fido servitore di Satana, conoscitore dell’esoterismo, dell’alchimia, del magico. Potrebbe essere, Gomòria.
Gaetano Trevi, sciupafemmine, un clone di Dorian Gray che sta marcendo giorno dopo giorno, potrebbe essere a sua volta gettato via, nel nero più buio della sua esistenza.
Gomòria è tutto questo. Un oscuro romanzo dal gusto misterioso e magico, primordiale e primevo senza un vero punto di riferimento in cui il lettore si possa appigliare.
Carlo H. De’ Medici, autore e nel contempo disegnatore, è in maniera palese fine conoscitore degli elementi della letteratura gotica. Li mette tutti in rassegna in questa catena di racconti, numerati come un crittogramma esoterico, uniti da una chiave demoniaca che si manifesta in insignificanti dettagli prima, per poi esplodere in una verità da incubo.

Andrea Novelli e Gianpaolo Zarini

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L’autore:
Di Carlo H. De’ Medici (1877-19??) si hanno scarne notizie. Visse per molti anni a Gradisca d’Isonzo; fu giornalista, scrittore, illustratore e studioso di scienze occulte. Si dedicò in prevalenza alla narrativa gotica. Oltre a Gomòria (1921), ricordiamo Leggende friulane (1924), I topi del cimitero (1924), tutti illustrati dall’autore, e Nirvana d’amore (1925). Scrisse anche testi di occultismo ed esoterismo di difficilissima reperibilità.