Intervista a Carlos Zanòn

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(c) Cecilia Lavopa

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Carlos Zanòn (1966), scrittore, avvocato, poeta e giornalista, è autore di oltre quindici romanzi, pubblicato per la prima volta in Italia da Edizioni e/o. Da due anni dirige Barcelona Negra, la rassegna di letteratura noir fondata e animata per dodici anni da Paco Camarasa, leggendario librario della Negra y Criminal di Barceloneta. Ha pubblicato il suo ultimo libro con la casa editrice SEM Libri, intitolato Problemi d’identità,  uscito a giugno 2019. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare come è nata l’idea.

1.Benvenuto, Carlos. Qual è stato il motivo per cui hai accettato la sfida di riportare in vita Pepe Carvalho?
C.: E’ una cosa a cui non avevo mai pensato. Ho letto i libri di Montalbán quand’ero ventenne e mi piacevano perché erano ambientati nella mia città e perché c’era questo tono divertente, irriverente e non davano l’idea di essere letteratura. Gli eredi di Montalbán e la casa editrice si erano resi conto che ormai c’erano una, forse addirittura due generazioni che non leggevano più Montalbán. Così venne loro l’idea di ideare e costruire un nuovo romanzo, dando l’incarico a un autore di Barcellona. Allora lo chiesero a una figura simbolo del mondo giallo e noir spagnolo: Paco Camarasa, libraio di Barcellona. Lui non ebbe dubbi, il nome che fece fu il mio, secondo lui ero la persona giusta per farlo. All’inizio risposi di no, dissi che non ne ero all’altezza, poi ho ricominciato a leggerlo e così mi sono impressionato – e un po’ commosso – e ho cambiato idea. Mi resi conto che mi sarei trovato a giocare a lavorare con un simbolo iconico della letteratura noir mediterranea, senza di lui cui non ci sarebbero stati o non avrebbero scritto allo stesso modo Markaris, Izzo, Camilleri e Donna Leon.

2. Com’è stato ricostruire il personaggio non essendone il creatore?
C.: Ho semplicemente pensato che stavo scrivendo un mio romanzo con un personaggio di un altro autore, non mi sono messo a pensare come lui l’avrebbe scritto. Un trucco che ho usato è scrivere il libro in prima persona come se fosse, appunto, lo stesso protagonista a narrare e spiegare la situazione. E’ stata una scelta stilistica (i libri di Montalbán sono scritti in terza persona) che comunque mi ha tolto d’impasse. Mi sono riletto tutti i libri di Montalbán per fare un’immersione nel personaggio, per ricordarmi che è una persona dura ma anche tenera, un po’ un mascalzone, che però vuole assolutamente cercare a tutti i costi la verità. Rileggendo tutto il percorso dei vari Carvalho sono riuscito a iniziare la mia opera.

3. Viste le tante pubblicazioni che ci sono state nel corso degli anni, da quale Carvalho sei partito? 
C.: Non ho scelto un periodo particolare perché la caratteristica dei libri di Carvalho di Montalbán è che erano delle fotografie di quella che era la realtà, la contemporaneità spagnola in quel momento, gli anni ‘90, l’85 etc… Quindi il mio incarico era piuttosto fare anche io una fotografia dell’epoca contemporanea; poi è stato scelto il 2017 come anno di ambientazione, il momento in cui l’ho scritto.

4. Come succede in molti romanzi, anche in questo caso la città di Barcellona è una vera e propria protagonista. Questa città contemporanea comunque piace a Carvalho, si trova bene, gli piace allo stato attuale?
C.: Carvalho non si trova mai bene perché quello che c’è di sporco e di negativo nella città, è quello che purtroppo è l’elemento nero e sofferente della sua vita. Infatti, è una città che si riempie di fantasmi, di persone che non ci sono più, ma soprattutto di immagini dell’innocenza che lui non ha più. Il Carvalho di Montalbán era un personaggio più nostalgico del mio in realtà; mi viene da pensare che rimpiangi le persone, non una reale condizione migliore di quella che stai vivendo adesso.

5. Ritroviamo i suoi personaggi anche in questo romanzo, come sono Charo o Biscuter, e c’è anche una fidanzata Zombie di cui mi piacerebbe saperne di più. Perché queste donne nei romanzi di Carvalho sono sempre donne con passati scomodi o, comunque, con relazioni molto complicate?
C.: Quello che racconto è un Carvalho maturo, che non è più il latin lover di cui si ha memoria e sono soprattutto le sue donne ad essere cambiate; sono donne più indipendenti che prendono l’iniziativa e non pendono dalle labbra del nostro investigatore. La cosa bella che va ricordata è che lo stesso Montalbán nel suo personaggio ha fatto un tributo a quello che è la tradizionale narrativa gialla noir, l’hard-boiled, però rovesciava gli stereotipi: era un investigatore che mangiava bene, era nella Spagna ancora franchista, era un comunista che aveva lavorato per la CIA. Anche io quindi ho voluto giocare con il rovesciamento dei cliché, perché la coppia Carvalho-Biscuter è un po’ come Watson e Sherlock Holmes, però rovesciata. Così l’altro stereotipo della narrativa hard-boiled è la femme fatale.  Quindi è vero, ci sono delle donne dai passati oscuri però è più un gioco stilistico. Ci sono anche personaggi più simili alla realtà come la giornalista, che non hanno quel passato oscuro perché non è sempre così la vita, la realtà spesso si caratterizza per figure anche più lineari.

6. Mi ha divertito molto la parte in cui Biscuter partecipa a Masterchef, dilettandosi nelle sue ricette. Se guardiamo, al giorno d’oggi ci sono più trasmissioni e rubriche di cucina che di attualità. Se questo periodo ci fosse stato nel passato, se ci fossero state tutte queste trasmissioni, come sarebbe stato creato Biscuter? Avrebbe cambiato qualcosa, sarebbe stato meno divertente leggere di questi suoi excursus nel creare le ricette?
C.: Carvalho, e cosi il suo autore storico, sono un po’ contro questa pornografia della cucina, questo esibizionismo continuo anche a livello personale. Quello che esaltava Montalbán era la cucina della nonna, la cucina delle tradizioni, con quello che hai nel frigo tirar fuori una ricetta, quindi è ovvio che il personaggio è influenzato dalla pornografia culinaria contemporanea. È stato anche poi un modo per dare più identità, più valore alla figura di Biscuter, per rendersi indipendente agli occhi di Carvalho e soprattutto agli occhi del lettore, perché Montalbán in tutti i suoi libri, descrive Carvalho che si prende gioco di Biscuter e ne minimizza il ruolo.

7. Ho letto in fondo al romanzo che i fatti di cui si parla all’interno del romanzo sono stati attinti dagli articoli sui giornali. Ci sono scrittori che sostengono di voler creare sempre delle storie di fantasia. Perché parlare partendo da qualcosa realmente accaduto?
C.: Questo è il primo romanzo in cui introduco fatti presi dalla stampa nella narrazione. Prima di adesso, quello che mi interessava quando scrivevo i miei libri era non chi ha ucciso chi, ma perché quella persona è arrivata a commettere quel crimine. In realtà tutta la letteratura, tutta la finzione è al centro dell’atto di raccontare, basta solo pensare che i ricordi sono a loro volta delle narrazioni. Per esempio, una persona dice: “Mi ricordo che mi è successa questa cosa e tua sorella poi ti dice non è vero, è successa a me.” Quindi mi piace molto giocare nello spazio che c’è tra verosimiglianza e realtà, continuando comunque un atto di finzione.

8. Al giorno d’oggi si parla molto di noir, ma trovo che sia un termine attualmente molto abusato, si fa molta confusione tra i generi. Nel noir c’è sempre un fondo di denuncia sociale… Serve ancora oggi scrivere attraverso i libri focalizzando problematiche reali o è meglio fare una lettura d’intrattenimento, perché la gente non ha più voglia di pensare ai problemi?
C.: Io sono d’accordo con te, ci sono due strade: c’è la novella noir in cui si cerca di raccontare persone che commettono crimini solo per ottenere quello che loro desiderano.
La cosa secondo me più importante da dire del romanzo noir è che ti deve intrattenere ma non ti deve lasciare tranquillo alla fine, ti deve far notare come il mondo sia pieno di disuguaglianze, di piccoli e grandi crimini quotidiani. Un’autrice che per esempio a me piace moltissimo è Patricia Highsmith, che tu leggi e dici: “Oddio, che figura ambigua!” Ma probabilmente ce ne sono di simili accanto a me non lo so. Quindi, il romanzo noir deve divertire, denunciare le disuguaglianze e le ingiustizie e si, non lasciare tranquilli, tenere sull’attenti. Il romanzo noir è amorale, non deve focalizzarsi sui buoni e cattivi.

9. Barcellona ha regalato alla letteratura noir grandi autori, come Montalbán, Edoardo Mendoza, o Francisco Gonzalez Ledesma. Pensi che ci siano città che si prestino maggiormente alle storie noir?
C.: Barcellona è una città molto letteraria per varie ragioni. Una perché è in centro, così come lo è Milano nell’Italia, dell’industria letteraria, è molto potente l’industria editoriale; ma è soprattutto una città letteraria, come New York è la città che tu conosci vedendo un film, vedendo una serie. Per varie ragioni ha degli elementi che chi ne scrive va rimescolando e va sollevando quelle che sono le sue ombre i suoi chiaroscuri. E’ una citta con il porto, e il mare può essere un segno di libertà ma può essere anche un carcere, una chiusura. E’ una città che comunque ha perso tutte le guerre che ha combattuto, è una città dove il potere è tanto desiderato ma non è in realtà reale perché comunque non è il centro politico del paese. Quindi tutto questo, questa sua anima piena di sfaccettature fa si che sia una città non solo dove si scrive tanto, gli scrittori che sono nella città, ma anche chi viene da fuori decide di ambientarci romanzi. Un’altra città così con caratteristiche molto simili ad esempio è Napoli.

10. Di recente sono stata a un festival di genere, e una cosa che viene sempre fuori è il fatto che si scrivano tantissimi libri ma alla fine di lettori ce ne sono sempre pochi. C’è un modo per coinvolgere i lettori e non vedere tante librerie indipendenti che chiudono?
C.: La catena del libro può funzionare o meno perché ci sono bravi editori, bravi librai e ci sono anche bravi lettori. Il problema è che leggere è impegnativo, impone uno sforzo e siamo in un ‘epoca in cui lo sforzo non ha più valore, quindi secondo me l’impegno dovrebbe essere dei governi, ma non tanto nel fare della lettura un’imposizione, ma provare a trovare delle modalità per renderla attrattiva. Infatti, è così difficile per uno a cui piace leggere pensare a chi non gli piace, come sia possibile, però va anche detto che forse servirebbe anche una migliore selezione in quello che si pubblica. Impieghi lo stesso tempo a leggere un bel libro e un brutto libro, il problema è che nel secondo caso stai sprecando tempo. Ti racconto un aneddoto personale, a me da bambino non piaceva leggere, la cosa che mi divertiva alla ricreazione era giocare a pallone con i miei compagni, come tanti bambini. Però mi ricordo, e mi ipnotizzava, questo bambino che durante il momento della ricreazione prendeva andava in un angolo e andava a leggere, era qualcosa di magico. Non li ho nominati prima e invece sono molto importanti i professori, io avevo una professoressa che diceva delle bellissime bugie, dicendo: “Scusate, stamattina ho un po’ sonno perché ieri ho iniziato un libro che mi è piaciuto talmente tanto che non sono riuscita a chiuderlo fino al mattino.” E io pensavo a chissà cosa doveva essere, qualcosa di incredibile. Quindi sì, i professori, gli insegnanti sono grandi alleati che servono nella promozione alla lettura.

11. Potessi scrivere il seguito, continueresti a restare fedele al personaggio o la tentazione di stravolgerlo sarebbe forte? Hai avuto la tentazione di stravolgerlo anche in questo?
C.: Non so se ci sarà un ‘altro libro, mi è comunque costato notevole impegno iniziare a scrivere, pubblicare romanzi e non vorrei scomparire dietro a Carvalho. Però se ci fosse l’occasione mi piacerebbe sicuramente giocare e prendermi dei rischi, perché l’arte alla fine è prendersi dei rischi, vedere fino a dove puoi arrivare. Infatti, già per questo libro io mi sono preso diversi rischi, ho comunque provato cose nuove; non avevo mai scritto un libro in prima persona, non avevo mai scritto un libro poliziesco, non avevo mai scritto un libro in cui c’erano due città protagoniste, non ero mai partito da notizie della stampa. Era così importante in questo libro, e non lo era mai stato nei miei precedenti, l’umorismo. Quindi chi lo sa, se ne ho l’occasione magari sperimento cose nuove.

12. Progetti comunque futuri su quello che farai, non solo legati al libro?
C.: Sono usciti da poco, a brevissima distanza due miei libri: Taxi e questo Carvalho. Sto iniziando a pensare e a lavorare ad un nuovo progetto, e l’anno prossimo si pubblicherà il mio secondo romanzo.

Intervista a cura di Cecilia Lavopa