Alan Parks – Il figlio di febbraio

912

Editore Bompiani / Collana
Anno 2019
Genere Thriller
432 pagine – brossura e epub
Traduzione di Marco Drago


Il passato ci imbriglia. Ci incatena. Lo fa con un filo lungo, che non impedisce di muoverci o di andare avanti ma che comunque ci obbliga a non separarcene. Per quanto gli voltiamo le spalle e ci ostiniamo a guardare altrove con tenacia, basta una minima tensione o scossone per farci tornare indietro. A lui riconduciamo l’incapacità di vivere come vorremmo. Addirittura, di essere come siamo e non come vorremmo essere. E forse in certi casi è proprio così. Questa catena, a volte con il tempo inizia ad accorciarsi, rendendoci impossibile proseguire, se non in un unico tragico passo.

“Forse per lui sarebbe stato meglio perdere del tutto i ricordi.”

Arrivo a Glasgow in una giornata buia e cupa del febbraio del 1973. Diluvia incessantemente. Sono passate appena tre settimane dai fatti accaduti in “Gennaio di sangue” primo volume dello scrittore Alan Parks con protagonista Harry McCoy, un commissario di polizia che incarna alla perfezione il ruolo di personaggio maledetto in costante equilibrio tra bene e male.
In cima a uno dei palazzi in costruzione della città, il corpo di un ragazzo brutalmente ucciso con un messaggio inciso sulla pelle. Il cadavere appartiene ad una giovane promessa calcistica, un giocatore del Celtic che era fidanzato con la figlia di un gangster locale. Le indagini iniziano ma procedono lentamente in quanto i sospetti al momento sono incentrati su un’unica persona che non si trova.
McCoy si muove anche in questa inchiesta al fianco di Wattie che conserva il suo entusiasmo per il lavoro e anche una piccola dose di incoscienza e leggerezza che non intaccano la sua meticolosità. Entrambi sotto la guida di Murray che sembra propenso a tutto, tranne che a scendere a compromessi con chissà chi, men che mai con quei delinquenti che infestano le strade della città.

La caratterizzazione dell’ambiente è la medesima del libro precedente, ma l’autore riesce ancora meglio a renderla claustrofobica, ad incastrarci in una realtà feroce e violenta dove non sembra esserci la speranza di alcuna assoluzione. E in queste strade bagnate vive il dramma di uno, ma anche il folle delirio di onnipotenza di molti, in lotta per il controllo del territorio, dove prostituzione e droga sono all’ordine del giorno, dove per molti esiste solo lo sballo, che sia funzionale a interrompere la noia di un oggi che non ha la certezza del domani, che sia per tentare di cancellare tutti gli ieri che pesano come un fardello insostenibile su ogni oggi.
Harry McCoy non resiste ai vizi, né all’alcool né alle droghe, però non supera quel limite dove tutto si fa irrecuperabile e perso per sempre. Ogni sua decisione, anche quelle che rischiano di spezzarlo, sono frutto di un tormento che ai nostri occhi, per quanto terribili, si frammentano e ricompongono nell’unica scelta giusta.
Wattie continua ad essere un’ottima spalla per il commissario dimostrando di saperlo aiutare quando le cose si mettono male, quando c’è da mantenere un segreto. In questo romanzo, poi, rivela un lato di sé inedito ma che già si intuiva tra le pieghe del suo carattere, dimostrando coraggio, forza e rigore.

La trama procede a un passo sostenuto ma senza correre lasciandoci soffocare nelle atmosfere nere che grondano sangue quasi ad ogni pagina. Sangue e dolore. Per come alcuni abbiano ricevuto solo sofferenza invece di affetto. Umiliazione e tormenti ripetuti in nome del peggiore dei vizi. Per come la malattia mentale sia un campo in cui aggirarsi con piedi di piombo, in grado di erigere barriere invalicabili attorno all’esistenza di una persona condannandola senza appello.
In tutta questa oscurità, la mia personale speranza io l’ho trovata. E l’ho sentita proprio quando tutto sembrava perduto e più ce n’era bisogno. Ed è stato proprio a causa del passato, in un presente dove non era possibile guardare avanti che è arrivata. Ed è stato dolce e tenero. E consolatorio. Come mettere un cerotto su un cuore che non può smettere di sanguinare ma rallentandone lo svuotamento. E aveva il sapore pieno di chi guardandoti negli occhi, avendo le ragioni per farlo, continua invece a non deluderti.

Federica Politi


Lo scrittore:
Alan Parks è nato in Scozia e ha lavorato per oltre vent’anni nel mondo della musica. Vive e lavora a Glasgow. Gennaio di sangue, romanzo d’esordio pubblicato da Bompiani, ha ottenuto un enorme successo di critica ed è stato selezionato per il prestigioso Grand Prix de Litérature Policière. Il figlio di febbraio è il secondo episodio della saga che vede come protagonista l’ispettore Harry McCoy.