Editore Il Gattaccio
Anno 2019
Genere Noir
263 pagine – brossura e epub
Cosa può accadere in un piccolo paese di provincia alle foci del Po dove la vita scorre tranquilla, dove ci si conosce tutti, dove esiste ancora il piccolo negozio presso il quale far la spesa, dove per cimentare l’amicizia e andare in giro, spostandosi in bici, a far divertire la gente si forma un gruppo musicale I Cavedani di Gorino ?
Apparentemente nulla, tutto nella norma e nella tranquillità, considerando che siamo nel 1956 e in un piccolo paese, dove per dirne una la televisione intesa come elettrodomestico è appena arrivata e non tutti ce l’hanno, un paese dove non succede nulla. Ma la realtà sfortunatamente è un’altra. Perché c’è l’altra faccia della medaglia, quella della follia che si annida in luoghi e persone che si reputano normali.
Intanto vi presento I Cavedani di Gorino:
“Primino. Un metro e settanta, fisico asciutto e delle gambe talmente secche da sembrar nato la notte che ingambarono i merli. Tra qualche anno qualcuno gli troverà delle somiglianze a Mick Jagger. Piace alle donne, e Tunaia ripete spesso che anche sua sorella Brisa ha un debole per lui. Peccato che la sorella sia inguardabile.
Tunaia. Basso e scuro di capelli come Primino, li scambiano spesso per fratelli, perché a forza di stare insieme hanno preso gli stessi modi di fare. Vive di pesca come la maggioranza dei paesani e smercia il pescato servendosi della cassa al portapacchi che oggi contiene solo la sua tromba.
Dorino Bui, detto Buio. Voce e fisico alla Luciano Tajoli. Veste con gli abiti del nonno che lo fanno sembrare più maturo di quel che è, e da quando il padre è morto è costretto a occuparsi di pesca a tempo pieno. A sostituirlo per la festa della Beata Vergine della Mercede verrà un cantante da fuori che ha già cantato in radio e a Sanremo.
Celestino Principe, è il mago della batteria, detto Principe Azzurro, uno stangone rossiccio di un metro e novanta che veste camicie dal collo liso senza cravatta. Appassionato cinefilo, non si perde una proiezione al Cinema Trombini di Gorino. Colleziona foto di divi, locandine, e tutti i tagli di di pellicola che il proiezionista del Trombini censura.”
Loro sono alcuni dei protagonisti che vi accompagneranno nel corso della piacevolissima lettura di “Brisa”, l’ultima opera edita di Paola Rambaldi, che ci regala un affresco di quell’Italia che non c’è più, di quella piccola provincia che da un lato è costituita dalla più genuina tranquillità e dall’altra purtroppo può nascondere il male, perché il male riesce ad insinuarsi dappertutto, in particolar modo è capace di apparire e rivelarsi facendosi scudo della normalità. Quante volte abbiamo assistito a fatti di cronaca per i quali la prima cosa detta dai vicini o dai conoscenti è stata “non me lo aspettavo, era una persona tranquilla, lavoro e casa, mai e poi mai avrei pensato che fosse capace di un tale gesto”.
E proprio da un gesto frutto di una follia ha inizio “Brisa”, il titolare di una stazione di rifornimento ha assassinato la moglie e i due figli e poi si è ucciso con il suo fucile da caccia. Così dicono le cronache di quel 4 ottobre 1956…
Ed è da qui che si dipaneranno le vicende che vedranno coinvolti anche i ragazzi de I Cavedani di Gorino.
E insieme a loro colei che dà il titolo al libro, appunto Brisa.
Brisa è la sorella di Tunaia.
“Brisa non è sposata, sorride poco, ha un occhio di un colore e uno di un altro, una treccia lunga lunga, un accenno di baffi. Se passa la treccia su una foto vede il futuro di chi c’è nella foto. Come per quella delle nozze dell’amica Smamaréla: le raccomandò di tenere lontano suo marito dai fucili, ma lei non volle ascoltarla e lui morì in un incidente di caccia. Da allora Brisa non ha voluto più toccare le foto di Smamaréla, come se avesse visto qualcos’altro che non vuole raccontare”.
Brisa è una ragazza sensibilissima, che ha paura di questo “dono”, non vuole assecondare chi le chiede di utilizzare la sua treccia. Scappa avvilita da tutto ciò. E nello stesso tempo viene considerata una diversa, un po’ strana e stramba. E ne soffre, tantissimo. Proprio e soprattutto per la sua sensibilità. Vorrebbe essere considerata diversamente, non per il suo dono e per il suo non essere bella, ma per quello che è e che la gente pare non vedere. Il non soffermarsi alle apparenze e andare oltre, questo desidera Brisa. E dalla tragedia e dalla follia nascerà proprio l’occasione che le permetterà di realizzare questo desiderio. In seguito alle vicende che la vedranno testimone e partecipe, ci sarà chi si innamorerà di lei, che la vedrà con occhi diversi e, Brisa che ha tanto amore dentro di sé, ne sarà meravigliata ma finalmente felice di essere riconosciuta, apprezzata ed amata per quello che è. Il libro si conclude con una bella vigilia di Natale. Così come il Natale rappresenta una nascita, assisteremo alla nascita di questo amore.
“La felicità, tutto sommato, è fatta di piccole cose”.
Ringrazio Paola Rambaldi per la deliziosa lettura. La storia poggia le sue basi su una follia inspiegabile e senza scusanti e quello che ho apprezzato e ammirato è stato come l’autrice ha tratteggiato e raccontato i protagonisti, come ha descritto i luoghi, come ha narrato la provincia con la sua varia umanità, le sue abitudini, i suoi ritmi.
➢ Bambino scomparso
➢ Uomo suicida
➢ Uomo evirato
➢ Musicista scomparso
➢ Carro funebre scomparso
➢ Baule rubato in parrocchia a Gorino
Ecco le denunce che in pochi giorni si sono accumulate sulla scrivania presso i carabinieri di Gorino. Ora tocca a voi non scolo scoprire la soluzione delle indagini ma anche dar corso ad una lettura che da Contorni di noir vi consiglio.
Cecilia Dilorenzo
La scrittrice:
Paola Rambaldi è originaria di Argenta (FE), trasloca spesso e attualmente vive a Castello di Serravalle (BO).
Impiegata per quasi trent’anni in una multinazionale dell’informatica, è riuscita a rimanere digiuna sia di hardware che di software. E nonostante il quantitativo industriale di relazioni, offerte e contratti commerciali digitati ha mantenuto concentrato il pensiero sulle proprie fantasie noir.
Ha pubblicato “Bassa e nera” (ed. Pontevecchio), “La fudréra” (ed. REM) e tanti racconti in riviste e antologie (con Elliot, Pendragon, MobyDick, Sperling & Kupfer, Laurum, Zona, Felici, Stampa alternativa).
Finalista per il soggetto cinematografico a Storie del nuovo millennio 2003 e Premio Teramo 2005.
Scrive di cinema nella rubrica “La schermitrice” su Thriller Magazine.












