Dario Correnti – Il destino dell’orso

1453

Editore Mondadori / Collana Omnibus
Anno 2019
Genere Thriller
408 pagine – rilegato e epub


Secondo romanzo di Dario Correnti, dopo il repentino successo di Nostalgia del sangue, nome de plume di un inafferrabile duo di scrittori che, viste le zone di combattimento prescelte, stavolta dilagano verso la Svizzera ma sempre con salda base milanese e ci danno per lo meno l’indizio di essere sicuramente legati alla capitale della Lombardia. Secondo giallo con protagonisti Marco Besana – disilluso giornalista di nera in pensione dopo troppi anni di lavoro alle spalle, ma che continua a lavorare – e Ilaria Piatti, detta Piattola, giovane e brava reporter, ma ohimé perennemente precaria. Dunque dicevamo Svizzera e in particolare: cantone dei Grigioni. Vicino al passo del Forno sopra Zernez, in val Mustair, ridente valle tra i monti, un giorno di luglio, l’industriale Achille D’Ambrosio, ricco ma con fama di bancarottiere e che fa parte di quella Milano che conta, viene ritrovato sbranato mentre era ancora vivo e decapitato da un orso. D’Ambrosio era più o meno un amico del direttore e Roberto, capo redattore, riesce ad affibbiare a Marco Besana l’incarico di scrivere qualcosa su quella brutta morte.

La sera stessa però alla cena mondana, con presente l’intera redazione del giornale e alla quale Besana partecipa con Ilaria Piatti, paludata in un abito stile provenzale, il giro bene milanese appare solo moderatamente sconvolto da quell’orribile incidente. Insomma, gli scatti dei flash non disturbano l’atmosfera appena toccata da qualche risicata manifestazione di cordoglio e persino una morte rappresenta una buona opportunità per spettegolare. Solo una signora che si siede accanto a Ilaria appare colpita ma, soprattutto, indignata per le sorti dell’orso Fulvio, tacciato di assassinio. Lei, Marta Guerra, sostiene che l’animale non c’entri affatto con quella morte e che Achille D’Ambrosio sia stato “avvelenato… come gli altri!” e lo dice chiaro e tondo anche a Marco Besana. Nessuno la sta a sentire, si sa che Marta è un po’ svampita, ma il giorno dopo, per una strana coincidenza, proprio lei viene ammazzata durante uno scippo o meglio una violenta rapina in pieno centro di Milano. Ma per Ilaria quello scippo ha qualcosa che non quadra. Il ladro si è inutilmente accanito fino a uccidere ed è fuggito con la borsa, ma stranamente ha ignorato i gioielli di valore che la signora portava. Tanto che telefona per coinvolgere Marco Besana, il collega ed amico molto più esperto di lei, che si sta già occupando del caso dell’orso. E nonostante la riluttanza a muoversi di Besana e i tagli alle spese del giornale, con il placet della redazione Ilaria e Marco, accompagnati dal cane Beck’s, astruso incrocio tra yorkshire un bassotto e cos’altro?, ormai diventato loro terzo incomodo fisso, lasciano Milano e partono per la Svizzera. Poi là, impegolati nel gruppo della Milano che conta, scopriranno che di sospetto non c’è solo il fatale scippo a Marta Guerra, ma anche tutta una serie di morti, che parrebbero accidentali: un uomo caduto in un crepaccio, un secondo carbonizzato nel suo aereo privato, un altro mummificato in un bosco, e che, a detta di Ilaria sarebbero imputabili a del veleno.

E la bravura dell’anatomo patologo svizzero dà la conferma ad alcune ipotesi. Qualcuno sembra voler seguire le orme di una vecchia avvelenatrice siciliana del Settecento, Giovanna Bonanno, la Vecchia dell’aceto. Però nella diabolica catena delle morti non pare esserci una vera logica. Ciò nondimeno anche se la polizia locale è impenetrabile e in redazione bisogna fare i conti con le spese, i nostri due eroi non demordono. Ormai sono sicuri, soprattutto Ilaria, di avere a che fare con un soggetto molto pericoloso. La trama si diverte a trascinare il lettore in un dedalo di false piste e alterna una strabiliante sequenza di colpi di scena, in uno splendido paesaggio fatto di montagne che si ergono gelide, indifferenti e sembrano voler proteggere dall’alto le mosse di un diabolico assassino seriale che si muove a orologeria, meccanicamente implacabile. Come Nostalgia del sangue, Il destino dell’orso gravita con agilità tra passato e presente e riporta in scena la collaudata coppia Ilaria Piatti e Marco Besana, regalando ai due personaggi, in questa seconda avventura, un bel cambio di marcia. Concede infatti alla incerta e impacciata Ilaria di Nostalgia del sangue, la forza di riuscire a farsi avanti e farsi valere pur accettando i suoi limiti e a Marco maggior comprensione, meno diffidenza, più apertura affettiva, mitigando certe asprezze che lo penalizzavano. A conti fatti sono loro Marco e Ilaria, il vero punto di forza e cavallo vincente della storia.

Pur avvalendosi di un ritmo sempre frizzante Il destino dell’orso, come aveva fatto Nostalgia del sangue, approfitta della trama gialla anche per evidenziare alcuni attuali punti cardine che scottano: cos’è la stampa oggi? Perché si va verso l’incontrollato slittamento dell’informazione per dare la notizia a ogni costo sulla scia dei social? Cosa si possa chiamare verità oggi con l’incontrollabile dilagare delle fake news? Cosa vuol dire rispetto della natura? Come frenare l’istinto umano di tiranneggiare ogni essere vivente? Stuzzicante e inserita ad hoc, quasi con il temporizzatore, la parte storica ispirata alla vera storia dell’avvelenatrice seriale palermitana Giovanna Bonanno, condannata all’impiccagione, nota come la Vecchia dell’aceto. La sua storia criminale, ricca di aneddoti e particolari sul diabolico uso del liquido per sterminare i pidocchi mischiato artamente a vino o meglio a saporite vivande, che ci rimanda al ‘700, prende piede con prepotenza nella trama tanto da diventare quasi un romanzo nel romanzo.

Patrizia Debicke


Lo scrittore:
Dario Correnti è uno pseudonimo. Anzi, un doppio pseudonimo, perché nasconde due autori. Il suo primo romanzo, Nostalgia del sangue, è stato uno dei thriller più apprezzati del 2018. Tradotto in quindici Paesi, è diventato un caso editoriale internazionale e presto diventerà una serie TV.