Roberta Bellesini è originaria di Asti, la stessa città che ha dato i natali a Giorgio Faletti, uomo pubblico di successo con cui è stata legata per quattordici anni da un amore molto forte che, nonostante provenissero da ambienti completamente diversi – lei è avvocato – è rimasto inalterato nel tempo. Anche ora che suo marito è scomparso, continua a portare in giro per il mondo la sua arte.
La incontrerete al festival Giallo di sera a Ortona (CH), moderatore Romano De Marco, il 18 luglio alle 21,30 intervistata da Luca Crovi e con tanti filmati, aneddoti e ricordi di chi lo ha conosciuto e amato.
In attesa dell’evento, le abbiamo fatto qualche domanda:
1.Grazie, Roberta, per la tua disponibilità. Un grande amore, il vostro, tenuto lontano dalle luci dei riflettori. Come vi siete conosciuti e com’è stato stare accanto a un uomo che in realtà sotto i riflettori c’era sempre?
R.: Ci siamo conosciuti proprio all’italiana! A casa di amici davanti a un piatto di spaghetti guardando una finale di calcio (gli europei del 2000). Non era difficile vivere con lui. Non amava i riflettori se non quelli degli studi televisivi o le telecamere dei set cinematografici, cioè quelli indispensabili per il suo lavoro.
Fuori dal lavoro la sua vita era privata e fatta soprattutto di amici a cui preparare cene speciali, o lunghi periodi nella casa dell’Elba, isola che amava moltissimo.
Io non ho mai subito il fascino dei riflettori quindi per me era una situazione perfetta.
Lui il suo lavoro, io il mio e poi insieme la nostra vita fatta di semplice quotidianità.
2.Abbiamo visto Giorgio in ruoli completamente diversi tra loro, dall’attore, al cantautore, al comico, allo scrittore. Cos’era per lui il talento? Quanto lavoro c’era dietro e quanto di abilità e inclinazione?
R.: Il talento per lui era sicuramente un dono, qualcosa di prezioso che andava custodito con cura, che però andava anche coltivato, affinato…
Ad esempio saper scrivere, saper regalare emozioni era una grande dono che però richiedeva anche tanta applicazione e costanza. E lui era molto metodico. Scriveva tutti i giorni.
3.Com’è diventato autore di canzoni? Ha cominciato inizialmente per hobby e poi qualcuno le ha sentite?
R.: Lui è sempre stato un grande appassionato di musica.
Poi cominciò quasi per caso a suonare la chitarra da autodidatta e da lì prese piede la voglia di provare a scrivere anche dei pezzi musicali. Andò a una edizione del festival di Sanremo con Orietta Berti con il brano “Rumba di tango”.
Infatti inizialmente scrisse pezzi umoristici, poi ci fu la “benedizione” di “Signor tenente”.
Raccontò in diverse interviste che fu un pezzo scritto quasi in una sorta di trans. Come fosse stato ispirato dal cielo.
E cosí poi iniziò la sua carriera anche come cantautore, scrivendo, oltre che per sè stesso, anche per altri artisti ( Branduardi, Mina, Milva, Gigliola Cinquetti e altri).
4.Ha interpretato il personaggio di Antonio Martinelli in Notte prima degli esami, spietato professore di lettere chiamato Il carogna, e quello del malavitoso in Cemento armato. Come si preparava per entrare in questo tipo di ruoli?
R.: Anche in quello era molto metodico. Iniziava provando a casa, prima da solo, a volte davanti agli specchi, poi con la sceneggiatura provavamo insieme, io leggevo i personaggi con cui interagiva e lui provava.
Era un istinto naturale anche quello. Riusciva a calarsi perfettamente nel carattere del personaggio senza grande fatica.
Certo che il mafioso di Cemento Armato fu molto più impegnativo emotivamente. Non posso raccontare le scene del film ma chi l’ha visto ha presente alcune sequenze davvero “forti”.
5.In Italia si legge e si vende poco. Giorgio vendeva milioni di copie. In lui c’era più paura per i risultati di un libro successivo o più orgoglio per i numeri di copie vendute del libro precedente?
R.: Nel momento in cui il libro andava in stampa lui resettava la mente. Il libro era finito e non era più suo. Quindi iniziava a pensare al successivo. Ovviamente era molto felice per il grande successo editoriale che riscuoteva ma questo gli procurava anche molta ansia sul lavoro successivo.
Lui voleva che i suoi lettori lo trovassero almeno all’altezza del precedente. La cosa che temeva di più era deludere il suo pubblico
6.Dopo aver messo in pratica innumerevoli espressioni artistiche, c’erano ancora per Giorgio altri sogni nel cassetto?
R.: L’ultimo suo lavoro è stato la stesura di un testo teatrale del quale avrebbe voluto fare la regia. Purtroppo è riuscito a completare la stesura ma non a dirigerlo.
“L’ultimo giorno di sole” è un monologo prodotto da me e portato in scena dalla bravissima Chiara Buratti.
Siamo in giro nei teatri da 5 anni e lo scorso anno siamo state anche a New York perché è stato scelto, in un concorso in Usa insieme ad altri 8 spettacoli, per raccontare il teatro italiano appunto nella grande mela!
È stata una delle nostre soddisfazioni e gioie più grandi!
Intervista a cura di Cecilia Dilorenzo












