Intervista a Domenico Wanderlingh

272
foto: Meucci Agency

Domenico Wanderlingh nasce a Palermo nel 1965 e si trasferisce a Milano nel 1968. Dopo il liceo classico e la facoltà di giurisprudenza, si specializza nel Real Estate ed attualmente lavora presso un istituto di credito. Pubblica da indipendente due romanzi gialli: nel 2017 L’oscurità di Chiara e nel 2018 Barbara non si dimentica, e nello stesso anno tre racconti in una raccolta dal titolo Milano scritta in giallo. Vive tra Milano e Città di Castello. Il passato non si cancella, uscito per Astoria Edizioni, è il primo di una nuova serie gialla che vede come protagonista l’ispettore di polizia Anita Landi.

Lo abbiamo intervistato per farci raccontare com’è nato questo romanzo:

1. Grazie per essere qui con noi di Contorni di Noir. Prima di tutto vorrei congratularmi per il bellissimo romanzo Il passato non si cancella, la prima indagine di Anita Landi. Inizio con il chiederle cosa l’ha spinto a iniziare questa nuove serie e avventura.
D.: Sono io a ringraziare dell’ospitalità e dei complimenti molto più che graditi, visto che provengono da una esperta e amante del noir.
Spesso nella vita si raggiungono obiettivi non in modo lineare e senza percorrere la via maestra. A volte il caso o la necessità contingente ci portano a scoprire talenti che non pensavamo d’avere e a interpretare ruoli inaspettati.
A queste premesse aggiungo che da sempre, nei miei romanzi, il centro di tutto è “donna”, ma in questa occasione desideravo ideare una poliziotta che non fosse entrata in Accademia dalla porta principale. Anita non ha scelto la Polizia perché le indagini giudiziarie erano il sogno di bambina. La sua passione era l’atletica e soltanto il destino l’ha condotta alla squadra sportiva della Polizia di Stato – le Fiamme Oro – e da lì diventare effettiva al solo scopo di comprendere la verità su una vicenda fondamentale.
In sintesi, ho creato una poliziotta che non aveva alcuna intenzione di esserlo, una donna che ha utilizzato delle abilità che lei stessa non riteneva di possedere.

2. Il romanzo presenta al suo interno molti casi, è estremamente intricato eppure il lettore non perde mai il filo degli eventi: come si può scrivere di eventi così complessi senza perdere l’attenzione del lettore?
D.: Per quanto possa sembrare complessa la trama, si parte dallo schema generale per poi sviluppare le indagini secondarie (e i depistaggi) in modo autonomo per connetterle, in un momento successivo, in un tutto armonico. Il trait d’union deve essere la protagonista e sebbene alcune storie parallele vengano gestite da altri personaggi, il punto di raccordo sarà sempre l’attrice principale in modo da non sfilacciare il racconto.

3. Anita Landi è un personaggio decisamente ben delineato con un passato che il lettore conosce da subito. Ha sofferto e, nonostante lei cerchi di nasconderlo, questo si nota subito nei suoi atteggiamenti. Al suo fianco però troverà chi saprà aiutarla. Come nascono i personaggi di Giacomo e Francesco?
D.: Anita è la sintesi di un mio pensiero: le ferite del passato cambiano profondamente il presente delle persone. In questo scenario, se si possiede la capacità di non essere impermeabili alla positività di chi ti circonda e se abbiamo la fortuna d’incontrare chi è in grado di capire e “tollerare” atteggiamenti di chiusura, è possibile un miglioramento personale.
Nel romanzo, l’innesto di Giacomo e Francesco è stato determinante. A livello narrativo erano nati come spalla investigativa e di confronto, però, mano a mano che scrivevo, mi sono accorto che proprio loro mi chiedevano di emergere fino a trasformarsi da poco più che comparse in protagonisti… e spero che il risultato finale abbia appagato le loro esigenze!
Sono personalità complesse: hanno un passato che non possono cancellare e inevitabilmente traggono beneficio dal rapporto con Anita, e questo accade quando la sincerità è alla base delle relazioni interpersonali.
In generale tutti i miei personaggi femminili o maschili, sono frutto di una “centrifuga” di personalità degli esseri umani che ho incontrato, con i quali ho discusso, mi sono divertito, dei quali ho ammirato le qualità e odiato i difetti. Sono un ascoltatore attivo: adoro stare in silenzio a osservare e cogliere anche il “non verbale” fatto di gesti e di sguardi, imitando una prerogativa abbastanza comune nelle donne, quella di essere molto più attente ai dettagli rispetto agli uomini.

4. Tornando sempre al personaggio di Anita: è ispettore di Polizia in un ambiente prettamente maschile, e spesso i superiori cercando di metterle i bastoni tra le ruote. Insomma, in Anita molte donne possono ritrovare se stesse. Quali sono le motivazioni per cui ha deciso di scrivere di una donna e delle sue difficoltà?
D.: Odio i prevaricatori e chi usa la forza o lo status anche culturale per imporsi. Per questo ho voluto e creato una protagonista forte, decisa e tenace. Anita incarna il mio tributo alle donne che nella vita e sul lavoro non sopportano d’essere ingabbiate in ruoli marginali, che lottano contro i violenti, che rispondono per le rime alle battute sessiste, che per emergere devono dimostrare più degli uomini di averne le doti. Ma non ho inventato nulla: queste donne esistono.

5. Ho apprezzato molto il suo romanzo, anche perché è un’opera con molte indagini, molti rapporti interpersonali e le procedure vengono snellite: quanto studio c’è dietro a un romanzo così strutturato senza che questo perda aderenza con la realtà?
D.: Scrivere un giallo presuppone avere conoscenza dell’ambiente investigativo e occorre essere il più possibile precisi. Non ho difficoltà ad ammettere d’esser stato consigliato da esperti del settore e ho dovuto anche studiare iter complessi. Nonostante questo, non è facile ottemperare alle due esigenze imprescindibili in un poliziesco: da un lato essere adeso alla realtà, dall’altro non appesantire il romanzo con troppa burocrazia. Per risolvere il problema, ho semplificato alcuni passaggi per puri scopi narrativi, confortato dal fatto che i libri noir non sono testi da portare all’esame di Procedura Penale e nemmeno posso essere usati per prepararsi al concorso di Ispettore di Polizia di Stato.

6. Milano è una città in cui storicamente si ambientano molti gialli, come mai anche lei ha scelto proprio Milano e in particolare la zona di Porta Venezia?
D.: Abito in zona e conosco le vie e la loro storia, ed è stato naturale ambientare la prima avventura di Anita in Porta Venezia.
Sono affascinato dal quartiere, dalla gente, dai locali e dalle mille sfaccettature. Esiste un racconto come fondamenta di ogni palazzo e vivono mille storie dentro ogni cortile.
Pensiamo all’ex cinema Dumont di via Frisi, alle motivazioni che nel 1908 hanno spinto i fratelli Galli a costruire una struttura liberty studiata appositamente per diventare uno dei primi cinematografi in Italia. Purtroppo il cosiddetto progresso ha trasformato l’edificio in parcheggio (nonostante la raccolta firme dei residenti!), ma almeno è stata salvata la facciata e parte dell’ingresso, ora sede di una biblioteca comunale. E questo è solo un esempio di quello che la città nasconde.

7. Se dovesse scegliere un solo romanzo di un altro autore, quale avrebbe voluto scrivere lei e perché?
D.: Apprezzo tutti gli autori di noir (caratteristica che raggruppa tutto il genere poliziesco, giallo e thriller), italiani e stranieri.
Un libro che vorrei aver scritto è “Il Dramma di Corte Rossa” di A.A. Milne, edito nel 1922. Purtroppo lo conoscono in pochi. La trama è semplice, lo stile pulito e il finale fa balzare dalla poltrona. Milne, classico britannico tutto d’un pezzo – incredibile a dirsi – è famoso per essere l’ideatore di Winnie the Pooh e di fiabe dolcissime. Scrisse un unico giallo su specifica richiesta del padre, e questo fatto mi colpito perché Milne è riuscito ad accontentarlo, mentre io purtroppo non ho avuto il tempo di farlo.

8. Ringraziandola per il tempo a noi concesso vorrei chiederle quando potremo rivedere Anita in azione?
D.: Dipendesse da me… anche domani. A parte le battute, deciderà l’editore.
Azzardo un’anticipazione: Anita non è un personaggio monolitico; evolverà come tutte le donne di carattere mostrando anche dei lati inaspettati, e così avrete modo di conoscerla meglio e di apprezzarla ancor di più.
Ringrazio ancora e spero di poterla incontrare presto di persona e senza mascherina.

Intervista a cura di Adriana Pasetto

 

 

 

 

Cordialmente

Domenico Wanderlingh