Intervista a Michele Navarra

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Michele Navarra, avvocato penalista dal 1992, nel corso della sua lunga carriera ha avuto modo di seguire alcune delle vicende giudiziarie più importanti della storia italiana, dalla strage di Ustica alla banda della Uno bianca. Ha creato il personaggio seriale dell’avvocato Alessandro Gordiani, presente anche in Solo Dio è innocente, pubblicato da Fazi Editore nel 2020, con un grande apprezzamento da parte dei lettori.

Uscito da poco anche il nuovo romanzo intitolato Nella tana del serpente, sempre per Fazi Editore, Silvia Marcaurelio lo ha intervistato per raccogliere le curiosità in merito alla nascita di questa nuova storia. Ecco cosa ci ha risposto:

Ciao Michele,
mi permetto di darti del “tu” visto la passata esperienza che abbiamo avuto con “Solo Dio è innocente”, il tuo precedente romanzo con protagonista l’avvocato Gordiani.
Stavolta siamo di scena a Roma, casa nostra, e l’ambientazione del romanzo è particolare, un quartiere che è sulla bocca di tutti, ma non per questioni di bellezza, ma per essere considerato il quartiere periferico più degradato della città, Corviale. Paragonato spesso allo Zen di Palermo e alle Vele di Scampia.

1) Il tuo romanzo tratta, tra le tante cose, anche la questione “razziale” che in Italia siamo ben lontani da avere risolto. Ma secondo te oltre a non avere i modi giusti per farlo, non c’è anche un risvolto al contrario, cioè che tutto ciò che riguardi etnie diverse dalla nostra, faccia immancabilmente gridare al razzismo?
M.: Da un certo punto di vista, credo che tu abbia ragione. Il problema del razzismo è ancora presente, spesso in modo strisciante e forse in qualche caso addirittura inconsapevole (passami questo aggettivo) in larghi strati della popolazione. Proprio per questo motivo, a volte può ingenerarsi una sorta di confusione di sottofondo quando capitano certi episodi, una mescolanza tra le reali motivazioni che sottostanno a determinati gesti, a determinati comportamenti e, di conseguenza, può capitare che – come tu dici – si “gridi al razzismo” in modo inappropriato.

2) Nel tuo lavoro di avvocato e frequentatore della Città Giudiziaria, ti capita spesso di trovarti davanti il “Lizzardi” di turno. Persone inflessibili con la mente chiusa e poco ragionevoli?
M.: Purtroppo sì, capita più volte di quanto si possa pensare. Ho sempre creduto e continuo a credere che non vi siano pubblici ministeri in malafede (salvo forse casi davvero rarissimi), ma che invece possa accadere di imbattersi in inquirenti che, in assoluta buona fede, abbiano intrapreso una “direzione” sbagliata e si rifiutino – per mille motivi diversi (e, almeno a mio avviso, mai giusti) – di valutare e scandagliare altre possibilità. E proprio in questi casi dovrebbe esserci l’intervento ad adiuvandum da parte dell’avvocato, un intervento in sostanza che cerchi di aiutare il pubblico ministero a considerare (o a riconsiderare meglio) particolari più nascosti o meno evidenti e a portarli alla luce.

3) Delle volte dalle procure italiane escono fuori, involontariamente o volontariamente, delle notizie che dovrebbero essere secretate almeno fino allo svolgimento del processo. Come può accadere una cosa del genere?
M.: Semplicemente non dovrebbe accadere. Ma purtroppo accade (gli esempi sono tantissimi) e non sono certo io a saperti dire come questo sia possibile.

4) Al giorno d’oggi parlare di giornali e media, si parla della stessa cosa, visto che ormai il cartaceo conta pochissimo ed è sicuramente meno immediato di quanto non lo sia internet. Ma spesso e volentieri con l’utilizzo dei metodi moderni sono molti a cadere e a farsi coinvolgere dalle “fake news”, delle volte anche testate giornalistiche importanti o addirittura telegiornali nazionali. Cosa si può fare per fare in modo che la gente capisca l’importanza della verifica di una fonte da cui una notizia proviene?
M.: In astratto potrebbe farsi tanto, in pratica nulla. Oggi l’informazione è, almeno teoricamente, alla portata di tutti. Tutti avrebbero la possibilità di approfondire una notizia, di cercare di documentarsi, ma non tutti ne hanno la voglia e, soprattutto, anche se spiace dirlo, non tutti hanno le capacità intellettuali per farlo (il famigerato “analfabetismo funzionale”). Molto spesso si preferisce adagiarsi sulla notizia riportata da una qualsiasi “fonte” (spesso nemmeno particolarmente autorevole), magari quella che corrisponde maggiormente all’opinione personale che si è formato chi la cerca o chi vuole divulgarla. Basta iscriversi su un qualsiasi social e leggere quello che viene postato, e, soprattutto, le discussioni che ne conseguono. E ciò, come tu sai bene, può portare a conseguenze disastrose e anche in questo caso gli esempi da poter fare sarebbero veramente infiniti.

5) Nel tuo romanzo, non accenni alla pandemia che stiamo vivendo, quindi si presume che sia ambientato prima del caos. Tu come avvocato e padre di famiglia, come hai vissuto e come stai vivendo questo tempo incerto?
M.: In realtà, il mio romanzo è ambientato in un’epoca “attuale ma senza tempo”, né prima né durante la pandemia. Forse dopo, a essere proprio sincero. Questa parentesi che abbiamo vissuto – e da cui ancora non siamo fuori completamente (ma io voglio sempre restare ottimista) – ha sospeso le vite di tutti noi e in special modo dei ragazzi (io ho due figlie adolescenti). Ambientare una storia in un periodo appunto “sospeso”, quasi di “non vita” potremmo dire (o di vita vissuta in modo del tutto anomalo), mi sembrava fuori luogo, fuori contesto. Preferivo raccontare fatti e azioni per come siamo sempre stati abituati a sentirli raccontare, quindi nel mio romanzo, volutamente, non si fa alcun cenno a mascherine, disinfettanti e distanziamento sociale. Anzi, i protagonisti a volte… si abbracciano fin troppo!

6) La Vespa, metodo di locomozione preferito da Gordiani, che abbiamo capito avere anche un’anima, avrà prima o poi il suo benedetto riposo, o continuerà ad essere bellamente usata da Gordiani, che continuerà a dimenticarsi di metterci l’olio o addirittura la benzina?
M.: La vecchia Vespa PX 125 Arcobaleno di Alessandro, per quanto malandata, è indistruttibile. Si tratta di un simbolo, come hai correttamente osservato ha un’anima, e lui non sarà mai in grado di separarsene o, peggio ancora, di rottamarla. Almeno credo insomma. Certo, se si ricordasse di fare rifornimento e di rabboccare l’olio ogni tanto sarebbe molto meglio…

7) Il romanzo tratta oltre al crimine e alle questioni sociali, anche “l’insofferenza” coniugale. Quella che si dice (io non lo so perché non sono sposata), si prova quando il matrimonio subisce un appiattimento dovuto al passare del tempo e alla stabilità. Gordiani si sente un po’ perso per il verso che sta prendendo la sua relazione con la moglie. Secondo te, esiste una condizione del genere e c’è un modo per poterla evitare, rendendo il matrimonio interessante ogni giorno che passa?
M.: Il momento di crisi matrimoniale che attraversa Alessandro è abbastanza comune purtroppo. Non è facile trovare una ricetta giusta per evitare questi momenti d’insofferenza, o più in generale di stanchezza, soprattutto nelle relazioni di lunga durata. Forse l’unico antidoto all’appiattimento di una storia d’amore è quello di cercare di rinnovarsi ogni giorno, di trovare insieme nuovi stimoli, nuovi brividi, nuove strade da percorrere, purché ripeto lo si faccia insieme.

8) Oggigiorno purtroppo abbiamo in televisione programmi che fanno del sensazionalismo il loro pane quotidiano. Che gettano il mostro in prima pagina, tranne poi non parlarne quando lo scoop si sgonfia e quello che prima era un mostro torna ad essere una persona normale, ma con la vita rovinata per sempre. Che ne pensa dei programmi sensazionalistici come quelli della D’Urso, di Report o di Chi l’ha visto?
M.: Secondo me, i programmi televisivi di per sé non sono né buoni né cattivi, tranne quando si cerca di puntare per forza i riflettori sul colpevole “designato” di turno, prima ancora che gli inquirenti (e, soprattutto, i giudicanti) abbiano fatto piena luce sulla vicenda. Credo che invece, soprattutto nelle prime fasi dell’indagine, bisognerebbe procedere il più possibile a fari spenti, proprio per evitare di rischiare di rovinare per sempre la vita di una persona. Perché una volta che il presunto mostro è stato sbattuto in prima pagina, il danno è ormai fatto. E anche se l’accusato finisce poi per essere assolto o scagionato, gli resterà per sempre appiccicato addosso un alone di sospetto. Ed è una cosa terribile, che andrebbe evitata in ogni modo.

9) In una situazione alla “Gordiani” si comporterebbe esattamente come lui o meno?
M.: Alessandro ha la fortuna di essere fatto di… carta e quindi di poter essere molto più coraggioso di quanto io potrei mai essere nella vita reale (assai più prosaica purtroppo). L’impostazione di fondo, le sue emozioni, i suoi timori, i suoi dubbi quasi sempre sono anche i miei, solo che lui è più libero e disinvolto nell’affrontarli e – muovendosi tra le pagine di un romanzo – gli è più facile risolverli.

10) Questa non è una domanda a cui rispondere… volevo solo dire che Patrizia di calcio, ha capito tutto!
M.: Su consiglio del mio avvocato, preferisco avvalermi della facoltà di non rispondere. Ti dico solo che Patrizia è un bel personaggio, ma non poteva certo essere perfetta, qualche difetto, qualcosa di sbagliato insomma lo doveva avere pure lei. E direi che in questo caso non si tratta certo di un difettuccio…

Saluto, con un abbraccio, sperando di ritrovarci di nuovo qui, alle prese con un nuovo caso dell’avvocato Gordiani.

Un abbraccio forte anche a te, cara Silvia, e grazie per questa bella intervista!

Intervista a cura di Silvia Marcaurelio