Intervista a Domingo Villar

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Domingo Villar, nato a Vigo nel 1971, scrive i propri romanzi in gallego e in spagnolo. L’ultimo traghetto (in libreria per Ponte alle Grazie) è il terzo libro dedicato alle indagini dell’ispettore Leo Caldas dopo Occhi di acqua (2006, trad. it. Ponte alle Grazie 2008) e La spiaggia degli affogati (2009, trad. it. Kowalski, 2010). Con questo nuovo giallo, la sua fama in Spagna è esplosa.

Gli abbiamo rivolto alcune domande in merito al suo nuovo romanzo, pubblicato per Ponte alle Grazie, La spiaggia degli affogati. Ecco cosa ci ha risposto:

1. Benvenuto su Contorni di noir e grazie per la tua disponibilità. Iniziamo con una domanda di rito, com’è nata l’idea attorno a cui ruota la trama del tuo romanzo “La spiaggia degli affogati”?
D.V.: Sono sempre stato affascinato dal mare. Il paesaggio che ho visto da bambino dalla mia finestra era un trambusto di barche da pesca che arrivavano e partivano dal porto di Vigo. Suppongo di aver sempre avuto l’idea di scrivere un romanzo sul mondo dei pescatori che cercano il loro sostentamento in quel mare che in Galizia ha lasciato così tanti orfani. Ne “La spiaggia degli affogati” volevo parlare di come i naufragi influenzano la famiglia e la comunità in cerchi concentrici, è stato il mio tributo ai marittimi, al loro coraggio, alle loro superstizioni…

2. Leo Caldas è protagonista della tua serie noir. Quando è nato nella tua mente e quali sono secondo te i suoi punti di forza e quelli deboli?
D.V.: Non credo troppo nell’essenza di Leo Caldas come personaggio letterario ma credo di più nella sua esistenza. Lasciatemi spiegare: non immaginavo per Caldas alcune qualità, alcune virtù e difetti. Gli ho dato un’origine e una professione, sì, ma poi è stato lui a mostrarmi la sua personalità attraverso le sue riflessioni, paure, desideri, fatti e parole. In breve, mi stava mostrando com’è. L’ho accompagnato e conosciuto sempre meglio. A poco a poco ho scoperto un uomo compassionevole, che non è tanto mosso dal servizio del dovere quanto dall’essere consapevole di essere in un luogo da cui può ridurre il dolore delle persone che soffrono.

3. Rafael Estévez è molto diverso da Caldas con il quale collabora ogni giorno a stretto contatto. Qual è secondo te il punto in cui loro sono più vicini o simili e in quale sono completamente due opposti?
D.V.: Caldas è titubante e sereno. Estévez è diretto e impetuoso, ma è anche pieno di umanità. D’altra parte, Estévez è un nuovo arrivato in Galizia per il quale tutto è nuovo. Questo mi permette di spiegare come sono naturalmente la mia terra e i suoi costumi, attraverso il dialogo: mentre i personaggi spiegano a Estévez ciò che non capisce, lo dico al lettore.

4. La Galizia è una terra affascinante e ricca di tradizioni che nelle tue pagine non è solo l’ambientazione ma diventa un personaggio. Quali sono le luci e quali le ombre di questi luoghi a cui sei legato e in cui sono le tue radici?
D.V.: La Galizia è la terra in cui sono nato e cresciuto. Vivo a Madrid da anni, ma la Galizia è ancora il posto che mi viene in mente quando penso alla mia casa. È una terra segnata dal mare e dall’emigrazione (la città con il maggior numero di galiziani al mondo è Buenos Aires) in cui tutti condividiamo un senso dell’umorismo pieno di ironia che chiamiamo “retranca”.

5. Ci sarà un nuovo romanzo con protagonista Caldas? Ci puoi dare qualche anticipazione?
D.V.: Ci sarà un nuovo libro di Caldas, sì. Tutto inizia quando gli archeologi in cerca di petroglifi trovano uno scheletro in una grotta. Come in tutti i miei romanzi, il mare avrà un ruolo importante.

Intervista a cura di Federica Politi