Intervista a Stefano Vicario

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Stefano Vicario, nato a Roma nel 1953, è sceneggiatore e regista. Debutta nel 1973 come aiuto regista del padre, Marco Vicario, e di altri registi come Damiano Damiani. Si specializza nelle produzioni televisive e cura la regia per numerose trasmissioni e fiction, tra cui di Il pranzo è servito, La corrida, I Cesaroni e molti altri. È stato il regista di svariate edizioni del Festival di Sanremo, e ha curato la regia di spettacoli di Roberto Benigni di grande successo (Tutto l’Inferno, I dieci comandamenti, La più bella del mondo). Vicario ha anche diretto un lungometraggio cinematografico nel 2001 intitolato Sottovento! con Claudio Amendola e Anna Valle, di cui ha curato anche la sceneggiatura. Del 2018 è sua la regia di Conversazione su Tiresia, di e con Andrea Camilleri.

Ha pubblicato con La Nave di Teseo il suo primo romanzo, “Il re  degli stracci. La prima indagine di un invisibile”, e in occasione del Noir in Festival svoltosi dal 10 al 15 dicembre a Milano, lo abbiamo intervistato. Ecco le sue risposte:

1. Benvenuto su questo blog. La storia che hai raccontato ha elementi derivanti dalla cronaca?
S.: No, non mi sono ispirato ad un caso specifico di cronaca. Ma dalla realtà viene il mondo dei senzatetto e le motivazioni, le più diverse, che spingono persone insospettabili come il mio avvocato Massimi a buttarsi per strada, vivendo una vita d’inferno pur di cancellare tutto quello che erano stati un attimo prima di scendere sul marciapiedi.

2. Il taglio dato ad alcune scene risente molto del tuo lavoro di regista. La regia in qualche modo ti ha aiutato oppure fa parte della tua forma-mentis e dunque ti viene automatico?
S.: Vedi? Anche tu parli di scene e non di capitoli, anche se è un libro e non un film. Certamente il mio lavoro di regista mi ha influenzato. Potevo cominciare a scrivere solo con un approccio visivo, fattuale, trasponendo immagini in parole. Ed è venuta fuori una sorta di “sceneggiatura aumentata” di cui però sono abbastanza contento.
Penso che sia efficace, e coinvolgente per il lettore. E’ veloce e scorre via bene, senza però tralasciare la descrizione di luoghi, personaggi e stati d’animo.

3. Com’è stato l’impatto con una nuova forma di narrazione, ovvero com’è stato passare dalle immagini alla scrittura?
S.: Come ti dicevo prima, passare dalle immagini alla scrittura è stato quasi fisiologico. L’importante era la storia, quello che vedevo, raccontavo. E senza lo stress di qualcuno che arriva ogni minuto a dirti “E adesso la macchina da presa dove la mettiamo?”

4. Il coinvolgimento di uno dei colpevoli è percettibile sin da subito, è stato voluto?
S.: No, non è stato voluto. Diciamo che mi è venuto così.

5. La descrizione del mondo dei clochard è molto adesa alla realtà. Qual è stato l’approccio che hai avuto con quel mondo per descriverlo così bene?
S.: Non ho la presunzione di aver descritto il mondo dei clochard in maniera realistica. È generalmente un mondo di dolore, di disperazione. E io non l’ho mai vissuto sulla mia pelle. Quindi ne posso parlare solo immaginandolo, con grande rispetto. E poi il mio racconto non è un racconto di dolore, anche se lo descrive. Tutto sommato è una storia di rinascita. Piena di luce.

6. Hai affrontato molti temi sociali e “politici”. Quanto secondo te la letteratura può incidere sulla coscienza dei lettori?
S.: Molto, specialmente se la storia che leggi ha la forza di proiettarti in un mondo che non conosci, diverso dal tuo. Ti apre gli occhi e il cuore, ti cambia. In meglio.

7. In molti passaggi hai dimostrato di conoscere bene il pensiero e le ansie delle donne. Dipende dalla tua sensibilità o c’è lo zampino dell’editor?
S.: No, i personaggi femminili sono tutta farina del mio sacco. Sono curioso delle donne, mi piacciono. Generalmente sono meglio degli uomini. Nei romanzi e nella vita.

8. Uno dei personaggi più affascinanti e intriganti è Flora, la senzatetto cieca che riesce a vedere oltre la vista e a “prevedere” gli eventi. È una figura inventata o è una persona reale?
S.: Flora è la somma di almeno tre persone realmente esistenti. Una vecchia adottata dai clienti di un’antica fiaschetteria romana, una coloratissima zingara stregona e guaritrice elegante come una regina, e una vera clochard dagli occhi azzurri accampata sulle rive del Tevere. Ognuna di loro è un pezzetto di Flora.

9. Andrea Massimi lo ritroveremo in un eventuale prossimo romanzo, magari al fianco di Anna, la magistrata che ha dato fiducia all’Andrea clochard?
S.: Sto già lavorando al seguito de “il re degli stracci”. Anna e Andrea ritorneranno.
Sarà proprio Flora a coinvolgere Andrea in un caso apparentemente irrisolvibile.
Anche se Andrea proprio non vorrebbe. Ma di nuovo la ricerca della verità è per il mio barbone una spinta irresistibile, contro tutto e contro tutti. Anche se dovesse andare contro Anna che lo mette in guardia dall’occuparsi di cose che riguardano solo magistrati e poliziotti…

10. Pensi che il romanzo verrà opzionato per un film o una fiction?
S.: Sì, il romanzo è stato opzionato dalla Palomar di Carlo Degli Esposti. Vediamo che succederà.

Intervista a cura di Luciana Fredella