Luigi de Pascalis – Il cavaliere, la morte e il diavolo

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Editore La lepre
Anno 2021
Genere Giallo
350 pagine – brossura e epub


Quasi sei anni sono passati dalla morte di Leone X e, dopo il breve interregno che ha visto assiso sul trono pontificio il precettore di Carlo V , Adriano VI al secolo Adriano Florisz ma forse più noto come Adriano di Utrech, nel 1523 il soglio di Pietro ha visto l’ascesa di un altro Medici, il quarantacinquenne Giulio Zanobi di Giuliano de’ Medici, cugino del precedente che ha preso il nome di Clemente VII.
Il nuovo papa, noto per la sua ambizione, pericolosamente accompagnata da continua debolezze e incertezza decisionale, l’aveva portato nel vano tentativo di farsi ago della bilancia della situazione italiana a inimicarsi definitivamente l’imperatore.
Le truppe della lega germanica, lanzichenecchi, spagnoli e bande di italiani, un esercito disordinato di oltre ventimila uomini solo formalmente agli ordini dal Conestabile di Borbone, con per vice il principe di Orange, da giorni erano accampati fuori dalle mura ormai senza viveri e pronti ad attaccare mentre il “sor tentenna Clemente VII” dopo aver rifiutato di pagare i 30.000 ducati, necessari a coprire il soldo di un mese per i mercenari e difendere la città, poteva contare solo un su pugno di volontari romani, sugli svizzeri e sulle truppe al servizio degli Orsini, suoi superstiti alleati”.

La situazione di stallo si romperà nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1527 quando le truppe imperiali, affamate e infuriate, decapitate del loro comandante ucciso sulle mura durante il primo assalto nei pressi di Porta Torrione, riuscirono a superare le difese e irrompere nel quartiere di Borgo, dando il via a quell’orrenda pagina di storia, sempre ricordata come il Sacco di Roma.
Una mostruosa orgia di sangue, ferro, fuoco e follia e una strage senza paragoni negli annali della Città Eterna. Forse ancora a quel momento, se Clemente VII avesse aderito alla richiesta di Renzo di Ceri, a capo delle poche difese romane, di far saltare i ponti la situazione avrebbe potuto portare a uno sbocco diverso, meno drammatico e magari ancora in qualche modo controllabile, ma il rifiuto pontificale di dare quell’ordine, provocò solo la totale e catastrofica disfatta della città.
E in questo infernale scenario – concepito da Luigi de Pascalis come un fantasmagorico gioco di ruolo, suffragato dall’indovinata scelta della favolosa incisione di Durer per la copertina e dalle eccezionali riproduzioni d’epoca e fedeli compagne di viaggio nella lettura – che prenderà il via una pericolosissima missione segreta che farà inoltrare due uomini notte tempo, nella città conquistata.

Il papa infatti ha già fatto convocare Benvenuto Cellini per affidargliela. E l’irruento orafo e scultore fiorentino dai capelli rossi, fattosi anche bombardiere pontificio per necessità, per coprirgli le spalle e affiancarlo con il suo formidabile spadone, sceglierà il gigantesco e pacato soldato spagnolo José Garzia. Secondo le informazioni ricevute da Clemente VII, la città al di là del Tevere sarebbe ancora abbastanza sicura, e la loro missione dovrebbe durare al massimo un paio d’ore… Ma devono ricuperare a ogni costo un oggetto per lui di grande, anzi vitale, importanza che ha affidato all’arciprete di Sant’Eustachio, Johannes de Castro. Il religioso, ben noto come uno dei più famosi strozzini di Roma, avrebbe dovuto riportarlo a Sua Santità quella mattina stessa, ma non si è visto. I due amici dovranno contattarlo, offrirsi di accompagnarlo a Castel Sant’Angelo o farsi consegnare personalmente l’oggetto. Ma la loro missione si rivelerà una faccenda molto più complicata del previsto, perché nel frattempo qualcuno ha dato ordine di eliminare l’arciprete e Benvenuto Cellini e Josè Garzia, dal quel momento in caccia del suo assassino, dovranno impegnarsi allo spasimo per smascherare il mandante di una serie di feroci delitti che pare si nasconda dietro il nome di Bagatto, mentre l’ esercito di lanzichenecchi dilaga incontrollato per tutta la città predando, violentando e uccidendo.

Ma perché in una città in cui ormai i morti quasi non si contano più, questo feroce assassino avrebbe tanta importanza agli occhi della Chiesa? Quale significato può avere o cosa nasconde nelle sue pagine un misterioso libro, apparentemente svanito nel nulla, che la Santa Sede deve recuperare ad ogni costo? Lo stesso libro, ma guarda un po’, che Fra’ Mariano, ex confidente e buffone di Leone X, aveva ricevuto in segreto dal suo pontefice sul letto di morte. Ma non sarà certo semplice per Benvenuto Cellini e il suo compagno riuscire a sopravvivere nel turbinio di quel caos pieno di orrore e disperazione umana. L’unica salvezza sarà riuscire a bloccare tutti gli attacchi che arrivano a tradimento, perfino sostenuti da strane esoteriche circostanze legate ad arcani segreti e antiche profezie.
Bella la figura di Benvenuto Cellini, protagonista coraggioso, carismatico, benché in preda ai dubbi di non farcela a realizzare il suo vero sogno di farsi scultore ed emergere. Accanto a lui un largo e ben calibrato ventaglio di personaggi popola il brutale affresco ricostruito da de Pascalis, di una Roma ferita quasi a morte. Tra i quali emerge con prepotenza il cameo del Parmigianino che, perso nella sua sublime arte, pare vivere fuori dal mondo.
Un superbo carosello di personaggi che ruota vorticosamente davanti a noi mettendo a nudo le peggiori brutture umane. Eppure, anche nell’orrore si possono riconoscere, in un piccolo gesto o nel vero senso dell’amicizia tra le persone, i rari frutti dell’ onore e della speranza. E pur quasi sopraffatti dall’orrore si può ricordare la salvifica frase di Fra’ Mariano, il buffone di Leone X: “viviamo, Babbo Santo, che tutto il resto è burla!”

“Il cavaliere, la morte e il diavolo” un affascinante noir dal ritmo serrato, costellato da una serie di colpi di scena, ma anche un romanzo che riesce a coinvolgere ed emozionare, con la sua trama bella e imprevedibile e i suoi tanti personaggi, veri o bene inventati.
E da parte mia uno speciale grazie a Luigi de Pascalis per aver regalato la parte di protagonista a Benvenuto Cellini. il mio preferito e geniale mascalzone, scultore, magico orafo e sopraffino scrittore del XVI secolo.
E concordo con quanto scrisse di lui e della sua famosa “Vita” il Baretti celebre critico del 700: “Cellini dipinse quivi se stesso con sommissima ingenuità, e tal quale si sentiva di essere […] cioè animoso come un granatiere francese, vendicativo come una vipera, superstizioso in sommo grado, e pieno di bizzarria e di capricci; galante in un crocchio di amici, ma poco suscettibile di tenera amicizia; lascivo anzi che casto; un poco traditore senza credersi tale; un poco invidioso e maligno; millantatore e vano, senza sospettarsi tale; senza cerimonie e senza affettazione; con una dose di matto non mediocre, accompagnata da ferma fiducia d’essere molto savio, circospetto e prudente. Di questo bel carattere l’impetuoso Benvenuto si dipinse nella sua Vita senza pensarvi su più che tanto, persuasissimo sempre di dipingere un eroe…”

Patrizia Debicke


Lo scrittore:
Luigi De Pascalis ha pubblicato con grande successo numerosi racconti di genere fantastico ed è tradotto in Francia, Germania e Stati Uniti. Ha vinto per due volte il Premio Italia, una il premio Acqui per il migliore romanzo storico, è stato finalista al Premio Camaiore e candidato al Premio Strega 2016. Con la Newton Compton ha pubblicato Il sigillo di Caravaggio e Il pittore maledetto.
Con La Lepre nel 2020 Il signore delle furie danzanti