Guglielmo Stocco – Petrosino. Il terrore della Mano Nera

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Petrosino. Il terrore della mano nera, è il primo romanzo italiano dedicato al noto poliziotto italo-americano, uscito in libreria nel 1912 per la Società Editrice Milanese e mai più ristampato. Scritto da Guglielmo Stocco, la nuova edizione del romanzo è stata pubblicata dalla Homo Scrivens e curata dallo scrittore Aldo Putignano, che firma sia la prefazione, che traccia un dettagliato profilo della figura di Petrosino, sia un ricco dossier in appendice, in cui viene ricostruita la storia editoriale del romanzo e di tutte le pubblicazioni dedicate al detective soprannominato lo Sherlock Holmes italiano.

Già disponibile nelle librerie, il romanzo di Stocco è la prima pubblicazione italiana sul grande poliziotto di New York, protagonista di una straordinaria epopea. Un libro a tal punto introvabile che molti esperti hanno dubitato perfino che sia mai stato stampato, eppure è da questo volume che nasce la fortuna di questo eroe, un ex netturbino emigrato negli States che viene nominato capo della “squadra italiana” della polizia di New York e diventa simbolo della lotta alla criminalità organizzata (la Mano Nera) fino al barbaro omicidio del 12 marzo 1909 che ne consacra il mito.
Petrosino. Il terrore della mano nera inaugura la nuova collana “Edgar” della Homo Scrivens, in cui troveranno posto classici della narrativa popolare, a volte introvabili come il romanzo di Stocco, impreziositi da un ricco dossier sull’opera e la sua storia editoriale.

La trama
Nel romanzo di Stocco, Petrosino, sotto mentite spoglie, s’infiltra da solo nelle file della Mano nera, la potente organizzazione criminale di New York, mettendo a rischio la propria vita. Sarà catturato, ma grazie alla sua destrezza nell’uscire da situazioni impossibili e il suo sangue freddo riuscirà ad assestare un duro colpo alle attività criminali degli affiliati alla Mano nera.

Dalla prefazione di Aldo Putignano
Ci sono persone in cui il confine fra storia e leggenda si rivela, negli anni, sempre più labile: fra questi, senz’altro, Giuseppe (Joe) Petrosino, uomo del popolo, perfetto esempio di self made man, divenuto acerrimo nemico della più potente organizzazione criminale di New York, la Mano Nera, fin quando il suo brutale omicidio, a Palermo, il 12 marzo 1909, ha abbattuto ogni resistenza consegnando la sua storia al mito.
In poco tempo, la sua vicenda è stata ripresa e rimodulata attraverso i media, divenendo un archetipo narratologico di rara efficacia: dalla cronaca ai fumetti, dal cinema agli sceneggiati televisivi, la storia di Petrosino, martire di Mafia, è stata narrata in più e più modi, e in particolare, fin dal periodo immediatamente successivo alla sua scomparsa, riscuote ampia fortuna nelle pubblicazioni a fascicoli, di basso costo e alta tiratura, in cui sono cantate insieme le gesta mirabolanti di personaggi reali e d’invenzione, da Garibaldi a Buffalo Bill, da Nick Carter a Sherlock Holmes.

L’incipit
In una delle ultime sere del marzo scorso, una di quelle sere tediate da una nebbia fosca e umidiccia che sembra entri fin nelle ossa, l’osteria del Gatto Nero rigurgitava di clienti d’ogni nazionalità che ingannavano il tempo maledetto trangugiando una bibita misturata che il padrone distingueva pomposamente dagli altri suoi orribili intrugli col nome di gold bier (birra d’oro).
Un vociare confuso, arrochito, gutturale, dominava tutto quell’ambiente sordido, gravido di lezzo e di fumo che s’innalzava da decine di pipe puzzolenti, che gli uomini tenevano strette fra le labbra bavose.
Quantunque al Gatto Nero posto vicino al porto, proprio di fronte alla Long Island, si dessero convegno gente di tutte le nazionalità, vi batteva di preferenza l’emigrazione napoletana e siciliana, un gregge sudicio e lercio rappresentante della miseria e dell’abiezione più sfacciata.