Fabio Bussotti – La ragazza di Hopper

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Editore Mincione Edizioni / Collana Narrativa
Anno 2021
Genere Giallo
300 pagine – brossura e epub


Settimo appuntamento con il commissario Flavio Bertone, nato dalla penna dell’autore Fabio Bussotti. Come ogni suo libro, anche in questo c’è un riferimento a una forma d’arte, per lui fonte di costante ispirazione.
Il romanzo inizia nel 1963, con uno spaccato della vita di Edward Hopper e di sua moglie Jo a Truro, nelle estati americane sulle coste di Cape Cod, nel Massachussets. Il giornalista del Whitney Museum, Brian O’Doherry, lo vuole intervistare in merito al suo ultimo lavoro, Intervallo, dove l’artista ha rappresentato una giovane donna, sola in un cinema, ma l’artista è reticente e gli sfugge via.

La moglie del pittore gli racconta allora, che per gioco, lei e il marito inventavano delle storie prima che lo stesso potesse dipingerle e gli era diventato difficile inserire personaggi nei suoi quadri dopo che la storia che avevano inventato per il quadro Hotel Room, si era avverata. Infatti, nella loro ultima storia, la protagonista era una cameriera molto colta, che alla fine del turno andava in un cinema, e l’avevano chiamata Nora. Ma mesi dopo, l’autore era incappato in un trafiletto del Washington Post, che leggeva ogni mattina, dove si parlava di una cameriera di nome Nora, con una vita simile a quella del dipinto, che era stata uccisa nella camera d’albergo in cui lavorava.

Giorni nostri. Roma, Hotel D’Azeglio. Il commissario Flavio Bertone, viene chiamato a causa di un omicidio avvenuto in una stanza di un albergo al centro di Roma. Lui e tutta la sua squadra sono mobilitati sul posto, dove trovano al lavoro il capo della Scientifica Ghinassi e la sua squadra e il fotografo Capoccetti Aldo. Il cadavere è quello di Nora Rednic, cameriera rumena del D’Azeglio, strangolata in una delle stanze dell’albergo.
La scena del delitto, vista dalla porta, dà all’ispettore Antonio Pizzo, la sensazione di trovarsi dentro un dipinto di Edward Hopper, Hotel Room, dipinto nel 1931 e conservato nel Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, che lui aveva visto proprio nella capitale spagnola insieme alla moglie. E di quella sensazione avuta ne parla proprio con Bertone.
Il caso all’inizio sembra semplice. La donna è sposata con un connazionale Ianco Ciobotariu, che non è uno stinco di santo, è un omone e potrebbe benissimo aver ucciso la moglie strangolandola e lasciandola su quel letto in quella camera d’albergo. D’altronde anche i colleghi di Nora, dicevano che la donna era strana, era troppo diversa per essere sposata con un uomo del genere, che lui la tradiva e lei era depressa e che oltretutto, Nora, era una donna colta, raffinata, sapeva tante lingue, leggeva tanti libri.

Però, a mano a mano che le indagini vanno avanti, Bertone si trova a districare una massa sempre più intricata, e personaggi che sembrano estranei ai fatti vi entrano per vie inaspettate. E il mistero sembra proprio legato a doppio filo con la filosofia di Hopper: Tutto è come è e come noi crediamo che sia, e nulla è come ci viene mostrato.
I personaggi che coabitano, in questa storia, con il commissario Bertone non possono che essere variegati. Si passa dalla ricca duchessa con il maggiordomo e la segretaria personale al più umile cuoco immigrato di un albergo.
Eppure Bertone sente, raccoglie e immagazzina. Nonostante il suo continuo attaccarsi alla bottiglia, ai suoi sonni alcolici, Bertone entra nella vita degli altri, lasciando indietro la sua, perché la sua non gli piace granché. Soprattutto non gli piace aver promesso e non mantenuto.
Pur avendo la sua squadra ad aiutarlo, Bertone si troverà coinvolto nuovamente in solitaria contro un pericolo che mai avrebbe creduto di dover correre. Lontano da casa, al di là dell’Oceano con davanti mille ostacoli più uno!
La storia è strana e controversa. I personaggi tanti e uno diverso dall’altro. Due storie che sembrano essere ognuna a sé stante ma che alla fine si uniscono in un intreccio pazzesco e contorto tanto da far esclamare allo stesso Bertone alla sua amica Mafalda: Sono finito in un quadro di Hopper e non riesco più a uscirne.
Bertone è certamente diverso dagli altri suoi romanzi, non è più il simpaticone scanzonato, la pandemia e la morte di Rosa lo hanno molto cambiato, ma è ancora schiavo della bottiglia e soprattutto dell’infelicità.

In effetti questo romanzo è un vero quadro di Hopper, che sapeva rappresentare la solitudine in maniera fantastica e veritiera. E la solitudine nel romanzo è presente molto spesso, in Bertone che si annulla concedendosi solo all’alcol, nella Borgonovo, la vice commissaria, che sparla di continuo degli altri, ma della sua vita non parla mai, della Saggioro, che tenta in tutti i modi di far capire a Bertone, che una sua parola sarebbe oro, è la solitudine di Anna, moglie del collega e amico Angelo Bagli, è in Rocío e Mercedes in quel piccolo seminterrato buio e in Nora Rednic la morta dell’albergo.
I personaggi risultano essere veri proprio perché imperfetti e non banali. Molto bello l’intreccio tra passato e presente, tra mondi differenti, tra lingue diverse. Molto belle anche le ambientazioni, tra Roma, Cape Cod e Barbados. Quasi si sentono il caldo, gli odori o la brezza che spira dal mare a sud est.
Consigliato per chi vuole leggere un bel giallo contorto, e per chi ama l’arte.

Silvia Marcaurelio


Lo scrittore:
Fabio Bussotti, attore di teatro e di cinema, si è diplomato presso la Bottega Teatrale di Firenze nel 1984. Ha lavorato in teatro con registi quali Adolfo Celi, Alvaro Piccardi, Ermanno Olmi e molti altri. Al cinema, tra gli altri, con Liliana Cavani, Federico Fellini, Luigi Faccini, Maurizio Zaccaro e Mario Monicelli. Ha vinto nel 1989 il Nastro d’argento come migliore attore non protagonista per il film Francesco Liliana Cavani. Allievo di Vittorio Gassmann, è stato impegnato in teatro al fianco di Alessandro Gassmann in La parola ai giurati e in tv tra i protagonisti della fiction Dotto Clown diretta da Maurizio Nichetti. È anche sceneggiatore. Nel 2012 ha ricoperto il ruolo del Marchese di Forlipopoli ne La locandiera di Carlo Goldoni, regia di Giuseppe Marini, con Nancy Brilli.
Nel 2008 ha pubblicato il suo primo libro, L’invidia di Velázquez, romanzo giallo che ha per protagonista il commissario Flavio Bertone. Successivi sono Il cameriere di Borges (2012, ripubblicato nel 2017 da Mincione Edizioni), Le lacrime di Borromini (2015), Al cuore di Beckett (2016) e San Francesco a Central Park (2017) per Mincione Edizioni, appartenenti alla serie delle indagini del commissario Bertone.