Gianluca Di Matola – Malafemmena

273

Editore Clown Bianco edizioni / Collana I gechi
Anno 2022
Genere Giallo
248 pagine – brossura e epub


L’autore di questo romanzo mi ispira simpatia a prima vista, come il suo personaggio, l’ispettore Boris Lorenzi della questura centrale di Napoli.
Mi sono “fatta pirsuasa” di questo, come direbbe il collega (di Boris) Montalbano, perché una persona che scriva con uno stile così arguto e piacevole, godibile in ogni riga, non può essere diversamente. Ma vorrei incominciare dall’inizio, e non da metà commento.

La nota canzone della mia gioventù recitava proprio così: – Femmena, tu sì ‘na malafemmena…
e uno pensava immediatamente a una donna perversa, un po’ dissoluta, che faceva impazzire d’amore un uomo, quello che cantava. Invece la malafemmena in questione è tutt’altra cosa. E’ una vedova ottantenne: Teresa Severi, con uno stuolo di figli e nipoti, con un enorme sedere, la dentiera, e soprattutto , abitudini da anziana.
Il rosario serale con le amiche, la minestrina in brodo, e così via.
E allora perché viene trovata morta, uccisa in modo barbaro, nuda, con un disegno oscuro tracciato a sangue sul petto un cerchio con un piccolo buco al centro, e un altro orrendo dettaglio, che lascio ai lettori? Questo si domanda l’ispettore Lorenzi, quando viene chiamato al suo cospetto, per indagare.
L’uomo ha al suo fianco, come collaboratori, la collega Sara, il rottweiler Franz (che i due si palleggiano) e un giovane agente alle prime armi, Luigi Improta, quasi ossessivo nel rendersi utile al suo superiore.
Il tatuaggio sul cadavere (e il resto) farebbero pensare a qualche rito di magia nera, ma è troppo presto per trarre conclusioni. Soprattutto perché nei confronti di una vecchia innocua non ha senso. Almeno, a una prima riflessione.

Da dove si inizia a indagare?
Naturalmente dalla numerosa famiglia di Teresa Severi. Figli addolorati, sfuggenti, quasi offesi per essere interrogati, come se fosse un segno di sospetto nei loro confronti.
Subito, mentre Lorenzi si aggira nella casa della vittima per “carpire” qualche indizio, o anche solo un’ispirazione, gli arriva un’oscura telefonata di minaccia.
Ma allora qualcuno sa che Lorenzi è lì: i suoi movimenti sono spiati, seguiti dall’assassino.
E con un po’ di inquietudine si inizia a prendere davvero sul serio questa storia con tanti lati oscuri.

L’ispettore è testardo, intuitivo, capace: presto le sue indagini si rivolgono a un personaggio vicino di casa, che nonostante le sue stranezze, non pare però portare a nessun passo avanti nell’inchiesta. La storia procederà a passetti, ma sicura, verso scoperte che ci mostreranno la vedova Severi sotto ben altra luce, così come alcuni suoi familiari. Tra una perdita dolorosa e un passo avanti, si giungerà ad una conclusione a sorpresa, non solo per quello che scopriremo, ma per come è presentata al lettore.
Non posso dire di più, ma fidatevi! Un finale- shock.

Ho commentato all’inizio che apprezzavo lo stile dell’autore in questo romanzo.
Infatti, è un linguaggio fresco, moderno, quello che usa nel raccontare. Certi modi di dire, certe similitudini simpatiche, certi apprezzamenti e giudizi. Spesso mi sono trovata a sorridere mentre leggevo, perché è importante sapersi esprimere con leggerezza, e non sempre in modo “serioso”, che rischia di rendere pesanti i contenuti.
Eppure vi assicuro, cari lettori, che non solo la storia è seria, ma l’ambiente stesso dove viene collocata lo è: una Napoli spesso ai margini della legalità, dove non tutto è come appare, ma che bisogna saper guardare oltre, dentro .
Anche la vita privata di Boris Lorenzi è tutt’altro che amena. Traspare, in molti momenti, un suo passato che dire doloroso è un eufemismo: una giovane moglie e due figli rimasti uccisi, ma a cui Lorenzi accenna a fatica. Troppo è il dolore nel ricordare.
Ma questo macigno c’è, è ben presente, sempre, e si stupisce il lettore nel constatare come l’uomo riesca a scherzare, a fare dell’ironia sui piccoli accadimenti quotidiani..
Questo passato, che più che essere raccontato “si sente”, unito a dubbi, timori, riflessioni, danno al protagonista, ed a tutta la storia in generale, uno spessore positivo.

Quando si uniscono, dunque, una valida storia, un ottimo stile, il tutto espresso con profondità di contenuti, direi che l’obiettivo è raggiunto: autore promosso a pieni voti e attendiamo altre prove con lo stesso protagonista.

Rosy Volta


Lo scrittore:
Gianluca Di Matola è nato a Napoli, vive a sant’Anastasia, comune della provincia partenopea. Nel 2016 vince il premio Scerbanenco per il racconto “Ottani”.
Nel 2018 vince il premio Giallo Luna Nero Notte per il miglior romanzo inedito “ Pulcinella è cattivo”. Nel 2018 ha pubblicato il romanzo “Luce”, scritto a quattro mani con Bettina Bartalesi. Con i suoi racconti ha vinto numerosi concorsi, tra cui nel 2021, Spoleto Calling, dove è stato premiato da Massimo Carlotto (che firma la prefazione di questo romanzo).