Giorgio Ballario – Latin Noir e Gustavo Abrevaya: El criadero

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Diventerà un film il romanzo clandestino scoperto vent’anni dopo. L’incredibile storia a lieto fine del noir El criadero, dell’argentino Gustavo Abrevaya.

Chi conosce l’editoria sa che il destino di un romanzo è sempre una scommessa. E che il suo successo dipende da molti fattori, non esclusa la totale casualità e la fortuna più sfacciata. Le variabili sono infinite, anche se ovviamente aiuta pubblicare con un grande editore che promuove, pubblicizza e distribuisce bene un titolo. Ma in certi casi il trionfo editoriale rimane un mistero, uno scherzo della sorte.

Anni fa, ad esempio, è accaduto da noi al romanzo Pericle il nero di Giuseppe Ferrandino, pubblicato nel 1993 con lo pseudonimo di Nicola Calata dalla piccola casa editrice bolognese Granata Press. Benché il testo fosse stato scelto da un indiscusso talent-scout del genere giallo e noir come Luigi Bernardi, il romanzo passò del tutto sotto silenzio. Due anni dopo l’editore francese Gallimard lo tradusse e lo pubblicò nella prestigiosa Série Noire e Oltralpe il libro di Ferrandino diventò il caso dell’anno. Nel 1998 Adelphi si aggiudicò i diritti dell’opera, la ripubblicò in Italia (con il vero nome dell’autore) e raggiunse il successo. Eppure era lo stesso romanzo che cinque anni prima non aveva letto quasi nessuno.

Un caso analogo sta capitando in Argentina, con una variante ancora più bizzarra, e cioè che dall’insuccesso di un romanzo alla sua riscoperta è passata la bellezza di vent’anni. Ma come recita un verso di Volver, uno dei tanghi più famosi cantati da Carlos Gardel, «Que veinte años no es nada» (venti anni non sono nulla). Se n’è accorto Gustavo Abrevaya, uno psichiatra di Buenos Aires che oltre a fare lo “strizzacervelli” è anche scrittore di romanzi polizieschi. Nel 2003 aveva pubblicato con un editore spagnolo il romanzo El criadero (L’allevamento), un noir a tinte horror che aveva ottenuto buone critiche e il premio Boris Spivacow ma non aveva sfondato in libreria. Anni dopo il titolo era stato ripubblicato per il mercato argentino ed era passato inosservato ai più.

La copertina del libro in USA

Nel 2023 Abrevaya ha raggiunto uno dei suoi sogni, cioè essere tradotto in inglese per il mercato degli Usa, dove il romanzo è stato pubblicato con il titolo The Sanctuary dall’editore Schaffner Press. «Ero già molto felice per essere arrivato negli Stati Uniti», spiega l’autore a Contorni di Noir, «ma poco dopo l’uscita del libro ha cominciato a verificarsi una specie di tsunami. Prima è arrivato un commento favorevole da parte di un blog letterario e la cosa mi fatto molto piacere. Ho pensato: “Be’, almeno si sono accorti che esisto”. Dopo un po’ mi hanno detto che era uscita un’ottima recensione sul New York Times ed è stato allora che ho cominciato a capire che si trattava di una cosa seria».

Oltre alla recensione positiva, a dicembre il quotidiano newyorchese ha deciso di inserire The Sanctuary nella lista dei dieci migliori libri dell’anno del genere horror. «Non l’ho mai considerato un romanzo horror», ammette Abrevaya, «ma se negli Usa lo interpretano così, a me va benissimo lo stesso». Quel che è successo dopo è prevedibile. La segnalazione del New York Times non è passata inosservata e alcune case di produzione cinematografica hanno bussato alla porta dell’editore americano per informarsi sull’acquisto dei diritti. «L’editore dice che è una cosa molto comune e mi ha avvertito di non entusiasmarmi troppo presto». – racconta lo psichiatra argentino – «Però dopo alcune settimane le trattative sono andate avanti e adesso ci sono buone possibilità che il mio El criadero diventi un film. Come andrà a finire non lo so: intanto adesso, a 71 anni di età, mi godo il momento di gloria. E spero di poter ripubblicare al più presto un altro mio romanzo, finora uscito solo in Spagna».

La trama di El criadero in apparenza è molto semplice: in un paese isolato e desolato di nome Los Huemules arriva per caso una coppia, formata da Álvaro e Alicia. Gli si rompe l’auto, rimangono bloccati nel villaggio e devono cercare ospitalità nell’unico alberghetto in attesa del pezzo di ricambio. Lui è un videomaker indipendente e per abitudine comincia a filmare alcuni scorci del paesino, compreso qualcosa che avrebbe dovuto rimanere occulto. Il giorno dopo la fidanzata scompare e mettendosi alla sua ricerca Álvaro scopre poco a poco che la popolazione di Los Huemules nasconde segreti terribili e inconfessabili. La storia può essere letta come una vicenda horror, ma in realtà è una chiara allegoria di ciò che accadde in Argentina sul finire degli anni Settanta, cioè la repressione della dittatura militare e la scomparsa di migliaia di oppositori politici, cosiddetti “desaparecidos”.

Giorgio Ballario