Giorgio Ballario e Latin Noir: Dal Messico alla Patagonia in 36 racconti noir

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Il Rio Bravo è il fiume lungo tremila chilometri che per un lungo tratto diventa confine tra Messico e Stati Uniti. La Patagonia è la regione meridionale dell’Argentina che finisce nella punta più a sud del continente americano. Tra questi due lontani punti geografici ci sono oltre diecimila chilometri, venticinque Stati e quasi 700 milioni di abitanti, che in larga maggioranza parlano spagnolo.

È uscita nei giorni scorsi una corposa antologia, Asociación Ilícita. Relatos negros del Rìo Bravo a la Patagonia, che per la prima volta offre agli appassionati del noir latinoamericano una rassegna quasi completa dei migliori autori del genere poliziesco di lingua spagnola. E anche portoghese, in realtà, perché il volume comprende tre racconti di scrittori brasiliani tradotti in castigliano. In totale il libro raccoglie 36 racconti noir che vanno a coprire lo spettro di quasi tutta l’America Latina; e i promotori dell’iniziativa, nonché selezionatori delle opere, sono due tra i più noti scrittori di genere poliziesco, l’argentino Nicolás Ferraro e il messicano Imanol Caneyada, non a caso tra i più recenti vincitori del premio Dashiell Hammett della Semana Negra di Gijòn, il più prestigioso riconoscimento mondiale per il romanzo noir in lingua spagnola. Per chi se la cava con questo idioma, la buona notizia è che il volume, edito dal Fondo de Cultura Economica del Messico e dalle Ediciones Biblioteca Nacional di Buenos Aires, è disponibile anche in formato ebook su Amazon.

Nicolás Ferraro

Come detto, l’antologia copre tutte le principali nazioni latinoamericane e coinvolge alcuni tra i più noti autori del continente, molto dei quali tradotti anche in Italia. Anche se Caneyada, nella sua introduzione, si scusa perché non è stato possibile inserire tutti coloro che l’avrebbero meritato: «Alcuni non hanno voluto; altri non siamo riusciti a contattarli in tempo per proporgli di partecipare e infine si è dovuto fare i conti con la tirannia delle nostre risorse economiche, che ci ha impedito di pubblicare tre o quattro volumi in cui includere il maggior numero possibile di autori noir, che in America Latina sono di riconosciuto livello».

L’elenco è comunque impressionante. Si va dal cubano Leonardo Padura ai messicani Paco Ignacio Taibo II e Élmer Mendoza; dagli argentini Juan Sasturain, Kike Ferrari e Eugenia Almeida ai cileni Ramón Dìaz Eterovic e Sonia Gonzalez; dagli uruguaiani Mercedes Rosende e Rodolfo Santullo ai colombiani Melba Escobar e Mario Mendoza, ai venezuelani Marcos Tarre Briceño e Eloi Yagüe Jarque. E poi autori di letterature poliziesche meno conosciute, come Bolivia, Perù, Costa Rica, Guatemala; e i tre brasiliani Patricia Melo, Marçal Aquino e Cesar Alcazar.

Imanol Caneyada

«In Paesi come i nostri», spiega Ferraro, «dove la povertà aumenta, il divario sociale è sempre più profondo, la corruzione non imbarazza neppure più e nessuno crede nella giustizia, le storie poliziesche che vengono raccontate parlano del marciume e del caos che ci circonda. E di come resistere a tutto ciò. Narrando la vita di persone in situazioni estreme, siano essi comuni cittadini, migranti, trafficanti, poliziotti, ladri, sicari, il genere noir approfondisce le ragioni che portano a oltrepassare i limiti. E la finzione letteraria, intesa come allenamento all’empatia, ci permette di vedere queste vite in altro modo, di capirle e di avviare un dialogo per poter modificare la realtà.»

I curatori hanno ordinato l’antologia seguendo un criterio generazionale: ad aprire il volume sono gli autori che hanno iniziato a pubblicare negli anni Settanta e Ottanta, ricreando in modo originale un genere che stava diventando adulto e si voleva emancipare dal modello anglosassoni dei decenni precedenti, con il marchio inconfondibile di elevate dosi di contenuto sociale e politico, oltre a un umorismo cinico e canagliesco. È il caso di Taibo II, Padura, Sasturain, Lunar, Élmer Mendoza. Poi arrivano i figli di quella generazione, tra i quali sono comparse sempre più donne, che hanno sconfitto l’idea, profondamente radicata in America Latina, che il noir sia un genere maschile e rivolto agli uomini. «Siccome in prevalenza le vittime della violenza sono le donne», sottolinea Caneyada, «le autrici noir latinoamericane hanno fatto irruzione nel panorama della letteratura criminale con una forza e una qualità che ha provocato un vero terremoto tra i lettori del genere».

Infine l’ultima sezione di Asociación Ilícita è dedicata ai nipoti della prima generazione di scrittori di “novela negra”, quelli che si sono nutriti della tradizione ma da tempo si abbeverano anche ad altre fonti, per esempio i prodotti audiovisivi, le serie tivù e i videogames; autori che anche in America Latina corteggiano il postmodernismo e vogliono demolire categorie vecchie e concetti superati.

Giorgio Ballario