Augusto De Angelis – Il candeliere a sette fiamme

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Editore IDobloni
Anno 2024
Genere Giallo
224 pagine – brossura e ebook


Ci sono autori che, se ci si definisce amanti o appassionati di un certo genere letterario, si devono conoscere. Poi potranno piacere o non piacere e ciascuno sceglierà il filone letterario che più gli aggrada, però vale sempre il principio che per scegliere bisogna conoscere. Per chi ama il giallo, per esempio, uno dei maestri italiani del genere da annoverare fra le letture imprescindibili è Augusto de Angelis con le indagini del suo Commissario milanese Carlo De Vincenzi. Per quanto mi riguarda – lo dico subito – non c’è stata la folgorazione che ho provato per altre penne, però sono contenta di averlo letto, e in particolare di aver letto “Il candeliere a sette fiamme”, ripubblicato da Il covo della ladra nella collana I dobloni.

Milano, anni Trenta. Un uomo viene ritrovato morto nella sua camera di un hotel di quart’ordine, ucciso apparentemente da un fendente che gli ha squarciato il ventre. Ad indagare viene chiamato Carlo De Vincenzi che, oltre a scoprire l’identità dell’uomo, dovrà capire chi l’ha ucciso e perché. I sospetti si concentrano da subito sugli altri clienti dell’albergo, in particolare su due bizzarri, appariscenti ed alquanto irrequieti individui. Da qui partirà, per De Vincenzi, un viaggio che da Milano lo condurrà a Venezia e più oltre, al serrato inseguimento dei loro movimenti, per giungere ad una soluzione del caso tanto rocambolesca quanto inaspettata.

Ebbene, come anticipato, il libro non mi ha folgorata, tuttavia è stata un’ottima lettura esplorativa per fare la conoscenza di un autore che finora non avevo letto: soprattutto la prima parte non mi ha catturata. Non vi ho trovato alcun patos, alcuna verve narrativa, come se lo stesso protagonista non avesse alcuna voglia di indagare… Poi, man mano che la storia si è fatta interessante – per l’appunto, anche per De Vincenzi – il ritmo è andato via via aumentando, la scrittura di De Angelis si è fatta più decisa, urgente, a tratti frenetica e mi è stato impossibile non esserne avvinta.

Da giallo classico con vaghi echi di pulp, questo libro si è trasformato in una spy story in piena regola, con nulla da invidiare – e forse parecchio da insegnare – a libri noti di questo sottogenere letterario scritti nei giorni nostri.
Forse non andrò a cercare, di mia spontanea volontà, un altro libro di De Angelis, ma se mi capiterà tra le mani un altro “De Vincenzi” lo leggerò con piacere.

Rossella Lazzari


Lo scrittore:
Augusto De Angelis nasce a Roma nel 1888. Laureatosi in Giurisprudenza, sceglie la carriera giornalistica che, presto, lo porta a Milano, dove scrisse per alcuni quotidiani nazionali, tra cui “La Gazzetta del Popolo”, scrive drammi e commedie teatrali, biografie, saggi e si impegna come traduttore dal francese. Il suo primo romanzo propriamente detto è una spy story, Robin agente segreto, scritto nel 1930, ma è con la creazione del commissario Carlo De Vincenzi che si guadagna la definizione di “scrittore di gialli”. Il primo della serie, composta da 18 romanzi in tutto, è del 1935, Il banchiere assassinato, pubblicato dalle allora edizioni Medusa. La sua biografia continua su:
https://www.covodellaladra.it/augusto-de-angelis/