Editore TEA / Collana I grandissimi TEA
Anno 2023
Genere Dark Fantasy
840 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Claudia Marinelli, Daniela Ruggiu, Pierino Forno
Allora, è il 2024 e fin qui anche chi ha vissuto isolato in una baita in montagna ha avuto certamente un qualche contatto, è stato esposto, al mostro della tarda modernità per eccellenza: lo zombie. Pensandoci bene forse quel tipo umano con la barba lunga, solitario e improbabile, immaginario ma non è davvero detto, che coltiva il proprio cibo e dedica cura e amore ai pannelli solari, che si è trasformato in un provetto arciere e non aveva paura di qualunque cosa stesse per uscire dai cordoni sanitari intorno a Wuhan, è probabilmente un esperto di quei film e libri e serie Tv dove il vicino diventa un non morto e comincia ad attaccare i propri simili.
In quella cosa dell’orrore è quasi certamente, lui come noi, stato immerso. In qualche modo è facile discuterne perché l’immaginario è chiaro, pacifico, in uno spettro esplorato.
Quindi. La società, il mondo come lo conosciamo crolla; le finzioni e le storie su cui il supermercato, i numeri di emergenza, tutto lo human security system, la città stessa e la civiltà si rivelano un momento fugace. Il velo cade, viene strappato da mani grigie o blu o in artigli che entrano da finestre infrante, travi spezzate. Il contenimento è impossibile; un mondo con troppi umani senza alcuna umanità.
Come tutte le cose anche questa cominciò per caso.
Chi si addentra nella tana del bianconiglio oltre a The walking dead, il canone romeriano, quell’apocalisse zombie che pare scritta da Don DeLillo ma è Zona uno di Colson Whitehead, può trovare l’Apocalisse Z negli scritti di Žižek ed Eva Horn e in centinaia di saggi e pezzi critici e accademici, come alta metafora, come sogno nero, come scenario in esercitazioni militari vere che assomigliano terribilmente ad altrettanto vere disastrose campagne di controguerriglia, come vendetta della storia e manifestazione del senso di colpa per gli orrori del colonialismo e della Guerra Fredda. E via elencando. Non serve discutere dell’importanza dello zombie nella cultura, per chi scrive e chi consuma prodotti culturali. Il nucleo è affrontato, rimangono questioni critiche laterali. World war Z di Max Brooks esce nel 2006 negli Stati uniti scatenando, ispirando, come una corsa di scrittori e scrittrici di tutto il mondo per la saga zombie perfetta. In qualche modo l’Antropocene, con la sua Catastrofe non ingenua non era ancora manifesto; in altri modi la saga zombie perfetta l’ha scritta un autore spagnolo, Manel Loureiro.
Qualche anno fa, guardando senza attenzione sembra quasi un’altra epoca.
Un gruppo di guerriglieri assalta una base militare russa in Dagestan e qualcosa comincia. Intanto in Spagna, Galizia, il nostro protagonista, un giovane avvocato proprio come l’autore, fa la spesa, spende un po’ di soldi comprando dei pannelli solari, scrive un blog, ogni tanto fa pesca subacquea, guarda la televisione. Si ha appena il tempo di capire da cosa questo trentenne simpatico, un tipo comune e insieme per nulla inetto, si stia nascondendo che la situazione precipita. La nebbia informativa si dirada, la dissonanza colpisce e si dissipa, SHTF, la fine del mondo as we know it si manifesta: i morti camminano. Sono lenti ma solo se non a caccia, rimangono morti solo distruggendo il cervello, sono legione. Il collasso è veloce, il pre-apocalittico dura poche, pochissime pagine. Il protagonista comincia una fuga per sopravvivere, un’avventura dietro l’altra, una missione suicida dietro l’altra, prima in Spagna e poi avanti e indietro nell’Atlantico. In compagnia del gatto Locullo, di Lucia e l’indispensabile e memorabile spalla, il grande ucraino Viktor Pritchenko, come ci si può aspettare, la banda dei sopravvissuti di questa Trilogia dovrà affrontare tutto il museo degli orrori del collasso e dell’apocalisse zombie.
I tre romanzi sono romanzi horror ma soprattutto d’avventura. Non sono un commentario sulla caduta della società e i suoi vizi, non c’è un giudizio. Gli Stati, almeno in Europa, fanno quello che possono. La popolazione non è stupida, orribile o inetta. L’apocalisse avviene, non c’è tempo per riflettere, avviene troppo velocemente la caduta ed è il momento di lottare e muoversi. Protagonista e personaggi principali pensano al futuro come un luogo pieno di insidie alla propria vita e questo produce una qualche forma di igiene dei concetti. Tutto diventa semplice. La compagnia di Manel e Viktor agisce per tutti e tre i libri in un modo semplice e insieme intrigante per la lettrice e il lettore: proteggi chi ami, fai quello che puoi, difendi e soprattutto riconosci i deboli e gli oppressi.
Sono trascorse quarantotto ore. Adesso il negozio è silenzioso e buio. Le lampade, buttate per terra, si sono spente quando si è consumato il gas. L’odore della carneficina è indescrivibile. Non siamo ancora usciti dal nostro soppalco, perché alcuni di loro sono tuttora qui e passeggiano al buio, instancabili. Il tempo vola via e non so che cosa faremo.
Le scene d’azione sono sempre dinamiche, entusiasmanti, quasi dei lunghi piano sequenza nel cuore dell’apocalisse zombie e nella lotta per il nuovo mondo. Lì il sottotesto politico del sottogenere emerge come se fosse essenziale e inevitabile al suo essere scritto e svolto in capitoli e scene. Un sottotesto diverso da quello de I morti viventi di George A. Romero, nella sua Trilogia Z Manel Loureiro ne svolge uno che è più distaccato, più sottile ma forte, capace, forse inconsapevole. Gli antagonisti in questa saga non sono mai disumanizzati o mostri incomprensibili o semplici prodotti del collasso, della scarsità o della psicopatia. Questi antagonisti sono capi di tribù che erano fuori tempo massimo prima dell’apocalisse, sono un brutale errore ora che la civiltà è crollata. Ridicole differenze politiche, il ritorno e lo spettro della schiavitù e il suprematismo razziale sono gabbie della pseudocomplessità, e uomini armati da affrontare, che si mettono a ostacolare ogni tentativo di ricominciare, ricostruire, tornare a vivere. Gli schieramenti delle comunità umane pur sciocchi, folli, irragionevoli e orribilmente fondati sulla Storia e le sue dinamiche sono, sembrano, incredibilmente ben strutturati e descritti e in qualche modo contribuiscono a rendere questa trilogia ulteriormente dinamica.
Loureiro svolge la sua Apocalisse Z in un modo classico, senza divagazioni fantastiche e fantascientifiche che spesso hanno deragliato altre saghe. Lascia che sia il perturbante del virus Z a mantenere il monopolio della rottura della realtà. Sparatorie e fughe spericolate sono insieme memorabili e piacevoli, l’umanità dei protagonisti, costruita pagina dopo pagina, fa si che chi legge tenga in qualche modo al destino dei suoi beniamini per centinaia di pagine. Forse la formula della saga dell’apocalisse Z perfetta è di per sé non immediata e non svelabile, un mistero del comitato del talento e delle mani. Forse ha qualcosa a che fare un certo equilibrio di immagini e scene e momenti. Forse è soltanto una storia sulla voglia di tornare a vivere, un gatto e di un normal dude in una tuta di neoprene.
Antonio Vena
Lo scrittore:
Manel Loureiro è un avvocato e vive in Galizia. Durante gli anni di studio presso l’università di Santiago de Compostela, ha lavorato per la Televisión de Galicia, sviluppando una passione per il giornalismo che continua a coltivare collaborando abitualmente con Caderna SER, la più importante radio privata spagnola, e scrivendo per le testate della sua regione.












