Editore Ponte Alle Grazie / Collana Scrittori
Anno 2024
Genere distopico
496 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Claudia Durastanti
Ci sono romanzi che non sono stati scritti ma in qualche modo sono come in attesa perché accennati, quasi promessi, sono tanto possibili da esserci prima, hanno un lucore speciale appena ci si pensa un attimo. Uno di questi è quello su la Madre in The Road. La sua prospettiva, un prequel, una linea evolutiva narrativa che merita di diventare storia. Una donna affronta lo spegnersi del mondo mentre il Bambino cresce, va in collina dove sa cosa l’attende, che comprende prima, resiste all’Interregno per poi cedere, scegliere.
Quando ho letto che Sandra Newman aveva scritto Julia ho pensato che uno di questi romanzi stava per arrivare.
Ho pensato alla sfida creativa di gestire il mondo desolato di 1984 di Orwell, la sua immensa importanza come distopia e cautionary tale, come oggetto narrativo e politico contestato ed evocato, come capolavoro letterario immortale. Julia poteva essere tante cose come una sorta di fanfiction o, qualunque cosa sia, una cosiddetta “riscrittura al femminile” o una qualche attualizzazione dello scenario distopico. Poteva essere un libro più o meno buono ma certamente scritto sulle spalle di un gigante narrativo, una versione di Julia. Lei, la giovane donna che il protagonista Winston Smith di 1984 vorrebbe stuprare e uccidere perché bella e perché spicca come fanatica nei momenti d’Odio in onore del Grande Fratello, la donna lussuriosa e frivola di cui il protagonista si innamora e che lo tradirà.
Questa è la sua prospettiva e nello specchio degli altri, di Julia, c’è la forza del libro.
Era stato l’uomo che lavorava ad Archivi a iniziare tutto, lui che non sapeva niente, con quel modo di fare compassato, imbronciato, lui che si sentiva superiore a tutto e a tutti, un emblema del vecchiopensiero. Non a caso Syme lo chiamava «Vecchia Miseria».
Quanti rischi nello scrivere un romanzo del genere e proprio di quel tipo di cui accenno all’inizio. Anche un risultato mediocre sarebbe stato in qualche modo un buon tipo di successo.
Sandra Newman, la sua prosa, il suo studio attento sul testo, la sua creatività, sono in molti modi riusciti, tutti insieme, in concerto, a fare alcune cose che sono portenti: ampliare per tratti rilevanti lo sguardo sul mondo di 1984, scrivere e vendicare una grandiosa protagonista, mostrare un abisso orwelliano in una ulteriore dimensione di profondità. Sandra Newman va a fondo sulla sua protagonista quanto nell’Oceania orwelliana; è un viaggio interiore e non, è un romanzo bellissimo.
Il romanzo comincia davvero seguendo la protagonista nella Londra del controllo di massa e della carestia di guerra. Comincia con un aborto di una ragazzina che Julia in qualche modo protegge, come altre donne hanno protetto lei, da donne deve aver imparato a sopravvivere. Non servono molte pagine per comprendere come il pericolo per una bambina o una donna nel regime del Grande Fratello è di una magnitudine superiore. Se l’orrore finale è il volto ghignante di un agente della Psicopolizia che finalmente dismette la maschera, l’incubo quotidiano per le lavoratrici del Partito Interno è un inferno comune nella gabbia distopica. Il controllo biopolitico è ancora più violento, invasivo e Sarah Newman attraverso Julia non risparmia nulla a lettore e lettrice ma fa accompagnare chi legge da questa protagonista capace, intelligente, immensa per profondità.
Lo sguardo di Julia sul mondo è acuto, persistente, una qualche forma di talento innato: sembra la civile che dentro di sé ha la possibilità di diventare una grande guerrigliera. Osserva il nemico, la città, l’ambiente come studia gli uomini intorno, sesso e conquista e libertà sono il premio per lei che è una grande osservatrice. Spesso, dentro e fuori Londra e i suoi palazzi, è una visita dolorosa ma insieme generosa. Il velo di eternità dello scenario orwelliano è più volte lacerato e vediamo il mondo prima del Grande Fratello, altre fasi della guerra eterna che non lo è. La storia che il regime vuole cancellare trasformandola in eternità torna continuamente con Julia.
Cominciò, come cominciano sempre i grandi orrori con un cambiamento nella piattaforma del Partito. L’agricoltura doveva essere impostata su basi razionali. Il Ministero dell’Abbondanza spedì i quadri del Partito nelle campagne per supervisionare quella fase di passaggio. I quadri venivano chiamati «Uomini dell’Abbondanza» dalla gente del posto e a quattordici anni, come la maggior parte delle ragazzine del villaggio, Julia aspettava il loro arrivo con ansia.
Sia Winston che Julia affrontano le continue sparizioni di persone, parole, storie di cui la macchina del Regime sembra nutrirsi ma ecco, sono gli occhi della protagonista come dotati di una capacità diversa, migliore, da preda-predatrice in adattamento all’ambiente antiumano. C’è una passività romantica che Winston Smith di Orwell può permettersi mentre la Julia di Newman no. Il solo rifugio nel sesso o nel fronte interiore non basta a rimanere in vita e Julia non è un personaggio da “luci e ombre” quanto un ritratto della vita umana schiacciata dalle distopie storiche moderne.
Incontra O’Brien, l’orrendo e mascolino araldo del Partito e della sua eternità, personaggio ulteriormente caratterizzato: come psicopatico affascinante che sembra essere il baluardo in caso di dittatura e violenza contro i civili e un cospirazionista che, per dirla con Naomi Klein, “get the facts wrong but often get the feelings right”.
C’è un colpo di scena, c’è un ottimo aggiornamento delle dinamiche eliminazioniste all’interno del Partito. Ogni scena è conclusa in modo incisivo, deciso, un tratto della forza, dell’essere insieme umana e spietata della protagonista. Questa è una terra di mostri che non sono rimasti nella fiction ci vuole ricordare Sandra Newman. Non è una cautionary tale questo Julia. 1984 si è realizzato in molti modi, molte volte, come spettro e momento, in strade e possibilità. Sì, è una catastrofe che insieme può accadere ed è già accaduta. Non ha bisogno di portare il peso e la missione già svolta da Orwell. Sandra Newman può permettersi di andare avanti nello svelamento che arriva con il finale, costruito pian piano, pagina e orrore dopo l’altro, in una prosa sempre solida, potente.
Così il Grande Fratello guarda Julia e lei ricambia lo sguardo, pagina su pagina in cui vittima e carnefice coesistono in un abisso folle, tragico. Storia contro storia, questa volta quella di Julia. Non solo come come una sopravvissuta che attraversa una terra desolata popolata da predatori e abuser ma di più, va a fondo. Julia rappresenta il limite non superabile dell’immensa macchina di manipolazione che è il regime e di cui comunque lei fa parte. Senza scuse, appelli, mediazioni possibili se non il rimanere umani. Un mondo intero che cospira contro la vita e lei, contro tutto, vitale rimane.
Dalle possibilità dell’immaginario del romanzo Sandra Newman ha scritto un capolavoro.
Antonio Vena
La scrittrice:
Sandra Newman (Boston 1965),autrice di cinque romanzi, è tra le più originali scrittrici statunitensi contemporanee. Ha raggiunto il successo internazionale con I cieli, pubblicato da Ponte alle Grazie nel 2019.












