Federico Anelli – Falso indaco

863

Editore Todaro / Collana Impronte
Anno 2025
Genere Giallo
245 pagine – brossura e ebook


“Ninna nanna, arriva la Borda, che lega i bambini con una corda. Con una corda e una coltella, lega i bambini e poi li macella”.
Inquietante filastrocca, che fa da leit-motiv a tutta la storia. Ma non è solo la filastrocca: è tutta la vicenda ad incutere un malessere serpeggiante; il paesaggio; i protagonisti.
Il Falso indaco è una pianta infestante di origine nordamericana; può arrivare fino a cinque metri di altezza ed ha grappoli violetti. Non si sa come, è arrivata anche a proliferare in Italia, nelle zone del Delta del Po.

È proprio qui, in un angolo sperduto, che viene ritrovato, impiccato a un falso indaco, il corpo del giovane più bello del paese. Pietro, 22 anni, conosciuto da tutti; fatto che incute sbigottimento e un vago timore: sarà suicidio?
Suicidio non è, perché nel suo stomaco viene trovato veleno per topi. Difficile pensare a una scelta di questo genere: arduo e senza senso impiccarsi dopo avere ingerito veleno…
Questo omicidio vede coinvolti nelle indagini i due protagonisti principali del romanzo, che non potrebbero essere più diversi.
Astor, un ex poliziotto con un passato traumatico, che si è ritirato in queste zone e gestisce un B&B con la figlia Eva, musicista country nei locali del posto.
Il ricordo terribile dei giorni del G8, a Genova, molti anni prima, e delle violenze subite e perpetrate non lo lascia mai, popolando le sue notti di incubi e inducendolo a bere. La sua sola serenità? Parlare con la moglie morta, che lui vede personificata in una figura femminile stampata su una scatoletta di fiammiferi. Questi dialoghi unilaterali e surreali sono per lui una sorta di “coperta di Linus”.

Il commissario Mino Fortuna, di Salerno, è preposto all’indagine. Spaesato come un…cane in chiesa, l’uomo si è trovato in questo luogo triste, in cui la nebbia e l’umidità la fanno da padrone. Lontano dal sole e dall’allegria dei suoi luoghi natali, mal sopporta la gente, le abitudini, tutto.
Unica consolazione, le canzoni napoletane che ascolta con struggimento, e un vizietto segreto: la passione per le donne molto mature, uniche a suscitare in lui appetiti belluini. La carne appassita e le rughe lo attraggono!
L’inchiesta, dunque, parte e il poliziotto si rivolge ad Astor (famiglia di musicisti, nome in onore di Astor Piazzolla) per avere da lui un aiuto. Ovviamente subito rifiutato, fino a un secondo delitto, ancora più inquietante. A questo punto anche Astor si muove.

Storia originale, per ambientazione e per trama; i colpi di scena non mancano e la lettura scorre come l’olio, fino a un finale inaspettato. La protagonista qui, prima ancora di Astor e di Mino Fortuna, è la nebbia.
Il paesaggio paludoso, greve di umidità, di acque stagnanti e torbide, con la nebbia che si impiglia nella vegetazione circostante, è presente in ogni pagina del romanzo. Ci accompagna, come una presenza fedele ma cupa, e rende veramente l’idea dell’infelicità, delle turbe che stagnano in ogni personaggio che incontriamo. A un certo punto, noi la percepiamo, questa nebbia, come se fosse reale, e non solo sulle pagine di un libro. Si impiglia nei capelli, negli abiti e ci trasmette un senso di paura.
I personaggi – tutti – sono ben tracciati: credibili, dolenti, ciascuno col suo carico di segreti o di ricordi. Di peccati!
Quello che rende affascinante questo romanzo è la perfetta concordanza tra il paesaggio e l’umanità che lo abita.

“Il cielo aveva lo stesso colore dell’asfalto. Se per uno strano scherzo qualcuno si fosse divertito a capovolgere lo scenario, così di punto in bianco, quasi certamente nessuno avrebbe notato la differenza”.
“ Quel pezzo di terra fradicia, sprofondata nel grigio, fetida come l’acqua del fiume che l’attraversa”.
Ecco.
È proprio lo scenario adatto a una filastrocca come quella della Borda, che lega i bambini con una corda.L’autore afferma di avere tratto l’ispirazione per questa storia da una visita sul Delta del Po, che gli ha ricordato quello del Mississippi, luogo molto vivo e presente nel suo immaginario; e di avere scoperto lì questa pianta, il falso indaco. Felice scoperta, diciamo noi! Se lo ha portato a scrivere un romanzo così intrigante; una piacevole sorpresa per i lettori. Chissà se ci sarà un seguito, con questi due protagonisti così particolari?

Rosy Volta


Lo scrittore:
Federico Anelli nasce nel 1988 a Milano, dentro il quartiere popolare di Niguarda dove vive da sempre. Ama lo scotch, i crudi di mare, i delitti di provincia, Johnny Cash.
Copywriter e Direttore Creativo per diverse agenzie di pubblicità, nel 2021 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio Stai lontano dai pozzi, un thriller che affonda le sue radici narrative negli USA per raccontare le gialle vicende di un’ipotetica isola del nostro territorio.
Nel 2025 Federico Anelli pubblica con Todaro Editore Falso indaco.