Philippe Boxho – La parola ai morti. Indagini di un medico legale

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Editore Ponte alle Grazie / Collana Fuori Collana
Anno 2025
Genere Saggistica
240 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Rossella Monaco


Ogni tanto capita che le letture siano collegate ai crimini, senza però trattarsi di romanzi gialli. Mi era successo alcuni anni fa con un libro di Richard Shepherd, il più celebre medico legale al mondo considerato alla stregua di un detective e mi è accaduto ora con il libro di Philippe Boxho, medico legale e criminologo belga. Anche Boxho, a suo modo, ha indagato su crimini fra i più disparati, partendo dai vari segni sulla pelle quali i lividi, le lesioni, qualsiasi tipo di frattura, per arrivare a stabilire se trattarsi di morte naturale, un suicidio o un omicidio.

È proprio vero che i morti hanno ancora molto da dire, e lo fanno comunicando attraverso i propri corpi. Spesso quegli stessi corpi martoriati lanciano messaggi che riescono a incolpare o, viceversa, a scagionare gli autori dei reati.

Non c’è bisogno di finzione: la realtà basta, tanto è selvaggia l’immaginazione umana quando si tratta di morire, uccidere, suicidarsi o far sparire un corpo.

Boxho voleva diventare sacerdote, cresciuto in una famiglia cattolica, serviva messa ogni sabato e domenica. Aveva una sete intellettuale, ma non una vera e propria vocazione. Non era la sua strada quella. Probabilmente voleva occuparsi delle anime per vie diverse, tanto che non solo ha svolto egregiamente il proprio lavoro risolvendo casi anche molto complicati ma, attraverso questo libro e con dovizia di particolari scientifici descritti in maniera semplicistica per farli comprendere appieno a chiunque, critica le serie TV, piene di errori grossolani. Ci ricorda che il lavoro che svolge un medico forense è meno romantico e più pragmatico, è lo studio degli insetti trovantisi nei corpi in decomposizione, è l’analisi degli organi interni, è il bisturi che taglia e seziona.

Molti casi di suicidio che il medico descrive sono talmente rari e autentici che neanche nelle fantasie più sfrenate si riuscirebbe a eguagliare la realtà.
Ma anche nei casi di omicidio, mi è rimasta impressa la storia di una ragazza che sparò al padre vari colpi di pistola, convinta di averlo ucciso mentre dormiva in camera da letto.
Attraverso il lavoro di Boxho, venne alla luce che in verità il padre era già morto di infarto, quindi la figlia non era la sua assassina e questo servì per evitarle molti anni di prigione.

Ne sono stati fatti di passi da gigante da quando Edmond Locard, medico e avvocato, fondò a Lione il primo laboratorio forense al mondo (1877 – 1966). La sua frase era: “Ogni contatto lascia una traccia.” Sicuramente ora, con le attrezzature scientifiche e il progresso della ricerca, è più facile che le ipotesi di un crimine siano sempre più precise.

Ed è grazie al prezioso lavoro di questi medici, scevri da idee preconcette alimentate da film, romanzi e credenze popolari, che le forze dell’ordine riescono a raggiungere più facilmente la risoluzione di un crimine.
Con uno sguardo lucido e obiettivo questo libro, diventato caso editoriale, con un milione di copie vendute in Francia e in Belgio, ci ricorda che, in fondo, anche la morte può essere utile.

Cecilia Lavopa


L’autore:
Philippe Boxho è un medico legale e criminologo belga, autore di libri di successo. Professore di Medicina legale, presidente del Centre Hospitalier Universitaire di Liegi, dirige dal 2001 l’Istituto di Medicina legale dell’Università di Liegi. La parola ai morti, il suo libro d’esordio, è stato acquistato da venti editori internazionali e le sue vendite complessive in lingua francese hanno raggiunto un milione di copie.