Editore Piemme
Anno 2026
Genere Giallo
240 pagine – brossura e ebook
La malavita è questo: progetti, rischi, ansie, tragedie, voli altissimi, poi un pezzo di piombo ti scoppia in faccia e puf, diventi la foto con i fiori accanto.
Non è facile entrare nella scrittura di Gioacchino Criaco, ma una volta che se ne capisce il mood, diventa più comprensibile il meccanismo che lo scrittore vuole attuare in questo romanzo.
La vicenda si svolge a cavallo tra Toronto e l’Aspromonte, protagonista è Gino, rimasto orfano a dieci anni e accolto nella famiglia di Francesco – Frank – Morano, esponente della malavita calabrese in forze a Toronto.
All’apparenza un lavoro onesto all’interno di un’azienda di importazione di prodotti alimentari, in realtà canali per coca e eroina.
Dosi massicce di spietatezza e freddezza, nessuno si fida di nessuno, un io narrante che a volte sembra comunicare più con se stesso, che con i lettori, i quali fanno un po’ fatica a seguire il filo del racconto. “È un libro nato per creare liti feroci, come è stato per Anime Nere”, scrive l’autore. E lo fa facendoci entrare dalla porta principale della criminalità organizzata, attraverso le voci degli stessi mafiosi, delle loro famiglie, dei loro amori, delle loro vittime.
Uomini senza scrupoli che creano legami, ne distruggono altri, con il fine ultimo di acquisire potere e territorio. E mentre si raccontano tempi antichi di pastorizia e di una vita umile, semplice, sana, in Aspromonte, la ‘ndrangheta è sempre stata lì, perché fa parte ormai del tessuto sociale, della mentalità, una manna per alcuni e una disgrazia per altri.
La Locride è nata con l’inganno che ha fuso la tragedia greca con la rudezza bruzia. Vivrà in eterno con la menzogna e la brutalità.
Il ritratto che ne scaturisce è di una terra rimasta ancorata alle tradizioni, tradizioni che da un lato fanno fatica a modificarsi, a gestire le risorse in maniera onesta, perché se i calabresi non sono tutti criminali, dalla Calabria sono scaturiti vari appartenenti alle cosche della ‘ndrangheta, legami di sangue fra i più pericolosi al mondo.
Si parla di famiglia, nel romanzo di Criaco, una composta da mogli e figli e l’altra da assassini, entrambe intoccabili – almeno finché ci sia un interesse.
Gioacchino Criaco, originario di Africo, ha esordito con Anime nere nel 2008, protagonisti tre ragazzi che seppure non fossero affiliati della ‘ndrangheta, finiranno per compiere numerose azioni criminali, figlie di un territorio disagiato e senza speranza per il futuro dei giovani.
Una scrittura dal linguaggio ricercato, a volte enigmatico, ma filo conduttore di uno stile che vuole avvolgere, più che coinvolgere, il lettore, lasciandolo spiazzato fino alla fine.
Gli uomini sognano grandezze e realizzano tragedie.
Cecilia Lavopa
Lo scrittore:
Gioacchino Criaco è di Africo, cuore storico dell’Aspromonte. Nelle sue opere canta le storie belle e tragiche della Montagna Lucente, Mana Gi, l’ultimo luogo magico nel cuore dell’Occidente. Anime nere è il suo primo libro, diventato film per la regia di Francesco Munzi e vincitore di nove David di Donatello e tre Nastri d’Argento.













