John Wainwright – Cul-de-sac

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Editore PaginaUno
Anno 2026
Genere Narrativa
238 pagine – brossura
Traduzione e postfazione di Carlo Osta


Avete presente quei romanzi che leggete in un soffio, talmente intensi da farvi trattenere il respiro fino alla fine? Ecco, Cul-de-sac, di John Wainwright non è così. Ma non in senso negativo, come immagino stiate pensando, ma per il motivo contrario. Sì, perchè la storia che lo scrittore ci racconta ha bisogno di essere centellinata, assaporata, perché non si ha nessuna intenzione di arrivare velocemente all’epilogo.

John Wainwright, scrittore inglese dell’area sub urbana del Leeds, nato nella prima metà del ‘900 e scomparso nel 1995, ha all’attivo ottantatré libri tra polizieschi e noir, intraprese la carriera militare nella seconda guerra mondiale e nel 1947 si arruolò come ufficiale di polizia. Probabilmente aveva già nel sangue la vena scrittoria, tanto che già nel 1965 provò a scrivere un romanzo poliziesco, non fermandosi più fino alla sua morte.

Non fu un autore molto estroverso e difficilmente si concedeva a interviste, tanto che non ebbe la risonanza che avrebbe meritato e il suo nome finì nel limbo degli scrittori dimenticati.
Paginauno Edizioni ha ora tradotto il suo romanzo, Cul-de-sac, che speriamo gli dia maggiore visibilità. Pubblicato nel 1984 dall’editore MacMillan, traduzione e postfazione di Carlo Osta il plot risulta da subito interessante: il diario di John Duxbury, cinquantenne insoddisfatto del suo matrimonio, un racconto in prima persona, che il personaggio indirizza al figlio, per dare un’espressione di sé di uomo mediocre, ma spiegando che non è sempre stato così.
Sposato con Maude, del matrimonio era rimasto ben poco, senza gioia, senza radici. In perenne discussione con la moglie, nel contempo non avrebbe potuto vivere senza.
Il suo desiderio sarebbe stato quello di poter tornare indietro nel tempo, per correggere i propri errori con la consapevolezza di quello che sarebbe successo. Sì, perché nel frattempo Maude è morta, e c’è chi dice che il colpevole è lui: l’avrebbe spinta dalla scogliera durante una vacanza fuori stagione.
Questa confessione di proprio pugno attraverso il diario sembra essere vissuto come un’imbarcazione di salvataggio e Wainwright è molto abile a mescolare il mazzo di carte e bluffare mentre ci racconta di un uomo distrutto dal dolore ma anche segretamente felice di non doversi più confrontare con una donna castrante e frustrante.

Il sospetto è l’anima del romanzo, e se da un lato il monologo prosegue con le sue dicotomie, un poliziotto cerca in tutti i modi di dimostrare la colpevolezza di Duxbury, senza in realtà avere prove schiaccianti che lo mettano all’angolo, anche perché l’unico testimone non è attendibile.
E il lettore si ritrova diviso tra il vittimismo del vedovo, l’insicurezza del delatore e la tenacia dell’agente, fino a un epilogo inaspettato.
Ecco spiegato il prolungarsi della lettura, per gustarsi appieno un romanzo che ha totalmente rispettato le aspettative. Ed ecco perché lo stesso Simenon ha dichiarato che Cul-de-sac è un romanzo veramente indimenticabile.

Cecilia Lavopa


Lo scrittore:
John Wainwright (1921-1995) è stato per vent’anni agente di polizia nello Yorkshire inglese, prima di diventare scrittore a tempo pieno. Autore di romanzi police procedural, alla narrativa poliziesca ha affiancato noir, gialli classici e thriller.
Tra le opere più famose: The Crystallized Carbon Pig (1966), Cause for a Killing (1974), Square Dance (1975), Do Nothin’ till You Hear from Me (1977), Cul-de-sac (1984), Portrait in Shadows (1986). Per i tipi di Paginauno è uscito Anatomia di una rivolta (2019), La trappola (2024) e Cul-de-sac (2026)