Omar di Monopoli – Il santo degli assetati

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Editore NN
Anno 2026
Genere Noir
208 pagine – brossura e ebook


Tifoserie si trasformano in squadre della morte e turisti occidentali massacrano la popolazione civile dalle colline di Sarajevo.
Il razionamento idrico con silos nelle piazze, il via vai delle autobotti fanno parte del panorama nelle città siciliane.
La stagione delle stragi sta per cominciare.
Nei secoli spiacevoli incidenti accadono – piccoli e grandi regni crollano, bizzarri predicatori sorgono, equilibri che sembrano eterni vengono infranti – quando l’acqua manca nei campi o viene fatta mancare. È in questi momenti che si prega per la pioggia e per la pace. Alberto è un funzionario pubblico da Bari che deve preparare il terreno per un ampio progetto di riassetto idrico nel Salento. Un dissalatore deve essere costruito, terreni devono essere espropriati e pozzi privati vanno censiti. Porta con sé il figlio, Nicola, per insegnargli il mestiere, fargli conoscere il territorio e le sue genti, forse convincerlo che il posto fisso è cosa buona. Sono i primi anni Novanta, padre e figlio infine arrivano a Torre Languorina. Forse avrebbero dovuto leggere la stanza del Mediterraneo.

Lucifero, annunciò grave. In veste d’uomo, l’angelo ribelle apparve a proporgli con voce melliflua: “Vuoi l’acqua per le tue piantagioni, Nino? E io te la do. Ma in cambio voglio il sangue di ciò che più ami. Il sangue di tua moglie”. E l’uomo, cieco di collera, acconsentì. La sgozzò al canto del gallo, sull’aia, come una capra sacrificale.

Padre e figlio, stranieri nella propria regione, cittadini in una località dimenticata, si ritrovano invischiati in una trama composta da ragazze misteriose, intrighi scatenati dall’incertezza del futuro e criminali che non vogliono essere lasciati indietro dalla locomotiva del progresso. In quelle terre salentine assetate i protagonisti sono l’accelerante per una tragicommedia brutale, esotica, al centro e oggetto quasi di un sacrificio a déi dimenticati. Il romanzo è un crime compiuto, di persone sbagliate al momento sbagliatissimo in una terra bellissima se si è turisti e viaggiatori fortunati ma allo stesso tempo, in tratti rilevanti, la storia rimanda l’oralità, il ritmo, le evocazioni di un “cuntu”, di racconto antico e contadino. La lingua di Di Monopoli è vitale, il repertorio lessicale è ricco, componendo un ulteriore livello nell’opera e rendendo l’immersione nel paesaggio e nello svolgimento della trama più profondo. Il lavoro sulla lingua in questo Il santo degli assetati è maggiore, un ritorno al primo Di Monopoli. Nella pagina, il periodo è vario, un repertorio lessicale dal dialetto, il poetico, arcaico. Bellissima la quasi teologia essenziale di terra, acqua e santi, nella mostra lunga tutto il romanzo del sangue e sudore e preghiere di cui si nutre questo Salento universale; a ricordare che non cresce niente senza fatica e senza acqua e che senza il frutto dei campi non si mangia, che la violenza è qualcosa che non è stata mitigata, solo ignorata. L’ancestrale senso del sacro, come della sua violazione, è manifesto e continuo lungo tutta la lettura. L’Evento come prodotto del caso ma troppo a caso indica una mano invisibile e lo scrittore mima l’opera del Creatore. Questo modo di scrivere, elaborare eventi, è il risultato strutturale, organico del gotico meridionale di cui Di Monopoli è il caposcuola in Italia. Lontano dalle paludi della Louisiana o dal Cahulawassee degli Appalachi, i campi e le chiese derelitte, sotto un altro cielo. Diverso paesaggio ma stesso psicopaesaggio, gli universali chiaroscuri dell’animo umano del gotico meridionale di cui di Monopoli si conferma maestro.

La voce del religioso s’abbassò d’un semitono, facendosi sussurro. Da allora cambiò nome, disse. Si fece chiamare Nepomuceno, che in antico suona come “Colui che tace”. Perché mai più avrebbe protestato contro il Cielo. Anzi! Predicò la sete come dono divino. Andava in giro scalzo, i piedi piagati, a guarire appestati e convertire soldati saraceni scotennando la propria carne per la gloria del Signore. Diceva che l’aridità era una prova ardua, estrema, e chi sapeva patirla senza bestemmiare aveva già un posto apparecchiato nel Regno dei Cieli.

Le scene d’azione e suspense non sono il motore della narrazione ma sono ben orchestrate, sono altro movimento al folklore, un altro momento per brillare. Molto belli sono i criminali, gli avversari, i somministratori di southern comfort ai viaggiatori. L’ecosistema criminale descritto è altrettanto ricco e variegato. Per uno “straniero” potrebbero sembrare personaggi sopra le righe, roboanti, ma i malacarne di Di Monopoli sono per l’occhio e la mente meridionale eccezionalmente realistici. Questi personaggi principali o secondari svolgono lo spettro del crimine: il vero boss della criminalità organizzata di provincia, il capo della gang con piccoli racket che valuta la propria sopravvivenza, il picchiatore, il soldato. Brillano tutti, di carattere, non solo di caratterizzazione. I due principali antagonisti non sono psicopatici puri, sono araldi del Sistema, gestori della violenza che è la vera punizione per i crimini originari contro la Natura. Questi criminali di Di Monopoli sono ancora una volta strappati di ogni velo di facile romanticismo, parti di archetipi in una controepica. Lo scrittore descrive una mafia dell’acqua, della terra arabile, quasi un fossile del mondo moderno la cui persistenza contiene un mistero universale nonostante la nebbia della civiltà. Questa umanità è un melting pot di violenza, istinto predatorio, bande di orrendi cacciatori-raccoglitori sotto stress ecologico ed esistenziale. Hanno dialoghi brillati, tratti caratteristici, sono lo specchio della terra che abitano e del mondo che rappresentano.

Con questi elementi e coordinate questo Santo degli assetati, con i suoi momenti comici e terribili, le sue evocazioni e rimandi, sembra una piccola retroapocalisse.

Antonio Vena


Lo scrittore:
Omar Di Monopoli (1971), nato a Bo­logna da famiglia pugliese, ha pub­blicato per Isbn Uomini e cani (2007), vincitore del premio Kihlgren, Ferro e fuoco (2008), La legge di Fonzi (2010) e Aspettati l’inferno (2014). Con Adelphi ha pubblicato il noir Nella perfida terra di Dio (2017), tradotto all’estero e dive­nuto fumetto per Sergio Bonelli edito­re, e con Feltrinelli Brucia l’aria (2021) e In principio era la Bestia (2023).