Robert Harris – Monaco

2042

Editore Mondadori / Collana Omnibus
Anno 2018
Genere Spy-Thriller
297 pagine – rilegato e ebook
Traduzione di A. Raffo

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È stato il padre dell’ucronico Fatherland e il burattinaio di Enigma. Ora Robert Harris è tornato con il suo caratteristico e sapiente mix tra fiction e storia. Ancora una volta con Monaco entra nelle viscere del periodo nazista. Quasi una continuazione logica di un tutto già pensato e progettato che vede molto probabilmente la scintilla negli anni ottanta, ai tempi in cui Harris lavorava al The Observer, dove realizzò un documentario proprio per il cinquantesimo anniversario di Monaco dal titolo “God bless you, Mister Chamberlain!”. Ed è attraverso questo documentario e una delle foto più famose della storia, in cui il Primo Ministro inglese Chamberlain di ritorno da Monaco mostra e sventola l’accordo ottenuto con Hitler,- un alfa della realtà moderna e un omega impregnato di Storia-, che l’autore racconta quei quattro giorni in cui si pensò che le sorti dell’Europa e del mondo potessero cambiare in maniera favorevole. La riunione tra le potenze europee è il punto focale di “Monaco”.

Nel conto alla rovescia per la seconda guerra mondiale, nessun evento fu più simbolico dell’accordo di Monaco. Nel settembre 1938, Adolf Hitler minacciò di inviare truppe della Wehrmacht in Cecoslovacchia per impossessarsi delle regioni di frontiera etnico-tedesche conosciute come Sudeti. Il primo ministro della Gran Bretagna volò verso il luogo di nascita del terzo Reich per incontrare Hitler e cercare di scongiurare un conflitto. Il libro fa respirare l’assoluta precarietà di una conferenza organizzata in tutta fretta nel disperato tentativo di fermare una guerra che, apparentemente, nessuno voleva. Il primo ministro inglese, l’uomo con l’ombrello, aveva inteso che difficilmente il Regno Unito avrebbe potuto sottrarsi alla dichiarazione di guerra alla Germania, visti i trattati che la legavano alla Cecoslovacchia. Le pagine fanno emergere con forza la tensione e i fantasmi di Chamberlain, un uomo ossessionato da centinaia di migliaia di morti inglesi nella prima guerra mondiale e ora disperato nel cercare il modo di guadagnare tempo dal momento che l’armamento del Regno Unito era totalmente inadeguato ad affrontare un conflitto mondiale. Il Regno Unito non avrebbe potuto sostenere a lungo un conflitto su larga scala.

Occorreva tempo per riarmarsi. Robert Harris scrive, inventa e immagina questi quattro giorni di speranza e di paura. E se la storia di Monaco è basata sul fatto, Harris utilizza due personaggi immaginari per narrarlo. Due uomini giovani, uno britannico e uno tedesco, che sono diventati amici come allievi a Oxford ed ora servono da aiutanti ai diplomatici maggiori della Germania e del Regno Unito. Hugh Legat è nella delegazione britannica perché parla fluentemente tedesco, mentre Paul von Hartmann fa parte dell’entourage di Hitler come diplomatico tedesco che gestice la corrispondenza per il ministro degli esteri tedesco Ribbentrop. Ed è con la figura di Hartmann che Harris porta Monaco sul suo secondo livello di narrazione. Infatti Hartmann appartiene segretamente a un gruppo di funzionari diplomatici e militari di Berlino che sperano di rovesciare il leader tedesco. Hartmann e i suoi co-cospiratori sperano di affondare l’incombente accordo di Monaco e di costringere la Francia e la Gran Bretagna a dichiarare guerra al terzo Reich ancora impreparato e persuadere i generali della Wehrmacht a radunarsi al loro fianco. La storia e l’abilità di Harris tessono una tela ingegnosa che porta a un nuovo incontro tra i due fittizi protagonisti. Durante la conferenza di Monaco, Hartmann elargisce pericolosamente informazioni a Legat sui piani di Hitler che possono rafforzare la mano di Chamberlain.

Pagina dopo pagina la Storia e la fiction seguitano ad essere raccontate attraverso i loro occhi, con una struttura narrativa che permette a Harris di alternare il fatto politico con le conseguenze di una eventuale guerra per le persone che ne sono al centro per scongiurarla. Così troviamo Legat al telefono con la moglie quando capisce la gravità delle minacce di Hitler, dicendole di prendere i bambini e lasciare Londra. Troviamo Hartmann inorridito dal rombo di una divisione motorizzata che ruggisce attraverso Berlino. Troviamo Chamberlain a riflettere sulla propria impressione la prima volta che incontra Hitler, in cui si era sentito “come un esploratore vittoriano che aveva incontrato qualche signore della guerra selvaggio.” L’accordo di Monaco di Baviera ha in sé tutti gli elementi per poter narrare un romanzo di fiction e questo Harris lo sa bene e lo sfrutta nel modo migliore. Leader affamati di potere, negoziati subdoli e una cospirazione per rovesciare Hitler che trasla dalla documentazione e informazione storica alla spy story senza perdere un grammo di interesse. In una conferenza claustrofobica, Harris è brillante a rappresentare il mondo di ciascuno dei protagonisti, convergendo su un potere corrotto e ingenuo. Ingenuo, soprattutto. Come l’uomo con l’ombrello. È assai significativa l’immagine che chiude il romanzo. Chamberlain scende dall’aereo agitando il suo prezioso documento e Robert Harris immagina “la figura scura al centro di una grande luce accecante, le braccia tese in avanti, come un uomo che si è lanciato contro una recinzione elettrificata.”, illuso di aver portato la pace del nostro tempo. Riflessione finale.

Leggendo Monaco, non si può fare a meno di pensare al nostro attuale clima politico, dove un diritto estremista sta guadagnando terreno negli ultimi anni (Marine Le Pen, Geert Wilders, l’AFD…) sentendosi giustificato nel pronunciare il loro credo di odio e divisione.

Andrea Novelli e Gianpaolo Zarini
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Lo scrittore:
Robert Harris, laureato alla Cambridge University, è stato giornalista alla BBC, e uno dei più noti commentatori dell'”Observer” e del “Sunday Times”. È diventato famoso in tutto il mondo nel 1992 con Fatherland, il cui successo lo ha inserito a pieno titolo nel ristretto gruppo di autori che hanno ridefinito e ampliato i confini del thriller. Successo confermato da Enigma (1996), Archangel (1998), Pompei (2003), Imperium (2006), Il ghostwriter (2007), da cui è stato tratto un film diretto da Roman Polanski, Conspirata (2010), L’indice della paura (2011), L’ufficiale e la spia (2014), Conclave (2016), Monaco (2018). Prima di dedicarsi interamente alla narrativa ha scritto numerosi saggi, fra cui una celebre inchiesta sui falsi diari del Führer, I diari di Hitler (2002). Tutte le sue opere sono edite in Italia da Mondadori. L’autore vive nei pressi di Hungerford, in Inghilterra, con la moglie e i quattro figli.