Intervista a Igor De Amicis

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(c) Rocco Leonzi

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Igor De Amicis è Commissario capo di Polizia penitenziaria. Ha pubblicato alcuni fortunati romanzi per Einaudi RagazziLa settima lapide (2018)è il suo primo thriller, pubblicato dalla casa editrice DeA Planeta. Oltre ad averlo letto, abbiamo intervistato l’autore per farci raccontare un po’ di lui e del suo romanzo.

1. Benvenuto, Igor. Vuoi raccontarci qualcosa di te, del tuo background?
I.: Grazie dell’ospitalità e un saluto a tutti i lettori di Contorni di Noir. Sono un Commissario Capo di Polizia Penitenziaria e svolgo le funzioni di vice comandante di reparto in un carcere. Ho un passato da avvocato e uno ancora più remoto (tempi dell’università) da buttafuori.

2. Scrittore per anni in coppia con tua moglie di libri per ragazzi , gialli e altro, nonché valido e preparato collaboratore di Sherlock e Thriller Magazine, quale è stata la molla che ti ha spinto a scrivere La settima lapide, edito da Dea Planeta?
I.: Quello dei libri per ragazzi assieme a mia moglie Paola Luciani, è una realtà che va avanti a gonfie vele e che si affianca alla mia attività di scrittore di thriller. La molla che ha fatto nascere questo romanzo è innanzi tutto la mia grande passione per il genere, i miei anni di letture forsennate e poi un’idea. l’idea che è alla base del romanzo e che mi ha ossessionato per lungo tempo, fin quando non ho capito che non potevo farne a meno… dovevo scriverla.

3. Il tuo è un bel romanzo criminale, dove domina la violenza ma anche uno sconfortante senso di impotenza da parte dello Stato. Infatti, la maggior parte dei tuoi personaggi sono dei condannati, dei reietti della società. E le forze dell’ordine che dovrebbero controllarli non sono messe bene. Tuttavia, avendo scelta, chi tra loro penseresti degno di salvazione in un immaginario aldilà e perché?
I.: Il mio essendo, come dici tu, un romanzo criminale parla per l’appunto di loro. Una scelta consapevole che ha voluto lasciare in disparte, almeno per questa volta, investigatori, commissari e ispettori vari, per concentrarsi sulle dinamiche di alcuni soggetti che vivono ai margini della società. Probabilmente in un ipotetico aldilà, li vorrei salvare tutti, perché ho cercato di creare dei personaggi complessi e sfaccettati, che abbiano luci e ombre, e anche il peggiore di loro non è il male assoluto. Anche il peggiore ha quel lato umano che potrebbe alla fine salvarlo… sta a loro cercare la propria salvezza.

4. C’è un codice criminale fortissimo che contraddistingue Michele Tiradritto e alla fine in realtà, trasforma quello, che dovrebbe essere un personaggio negativo, in un eroe. Perché hai voluto dargli questa connotazione?
I.: Per me Michele resta un personaggio negativo ma, come dico anche nel romanzo, venti anni di carcere lo hanno cambiato. In bene, in male? Nessuno, lui per primo, lo sa. Sarà il futuro che lo porterà a confrontarsi con se stesso, con il suo passato e con il nuovo Michele.

5. Quanto ha contato la tua formazione professionale nella creazione e poi messa in scena del tuo protagonista?
I.: Ovviamente si tratta di un personaggio di pura fantasia, ma è innegabile che il mio background mi porta a parlare di certi argomenti, a creare certe situazioni narrative con una certa consapevolezza. Ma quello che mi premeva maggiormente era creare un personaggio che seppure oscuro avesse degli sprazzi di umanità, una concreta possibilità di redenzione con cui creare empatia nel lettore.

6. Per ricostruire il bel personaggio di Pinochet ti sei rifatto a qualcuno che hai incontrato nel tuo lavoro?
I.: Pinochet rappresenta forse quello che Michele avrebbe potuto diventare. vale a dire un uomo che vuole a tutti i costi lasciarsi dietro il suo passato. che sa di avere sbagliato, ma non può fare nulla per cambiare ciò che è stato e quindi lo accetta con una rassegnazione che lo porterà, suo malgrado, a sprofondare in un baratro.

7. I veri buoni del tuo romanzo in realtà sono solo delle vittime. Credi che questa tua ricostruzione rispecchi molto della attuale realtà?
I.: Più che vittime, io li definirei persone che hanno sofferto. e proprio questa sofferenza li porterà verso la loro salvezza. Ora che ci rifletto sembra anche un concetto vagamente cristiano della vita.

8. La violenza fa da padrona, gestita dalle cosche affiliate alle varie famiglie mafiose. Quali traffici sono i più remunerativi per loro?
I.: Sicuramente in ambito criminale il traffico di stupefacenti la fa da padrone, almeno per quanto riguarda la cd. criminalità di strada. In una fase successiva, tuttavia, gli enormi proventi generati dal traffico di droga vengono reinvestiti in altre attività. Si assiste quindi a un secondo livello di illegalità che, meno appariscente del primo, è tuttavia altrettanto redditizio.

9. Quanto sta contando la droga negli attuali fragili equilibri mafiosi e quanti attualmente sono i drogati plagiabili e irrecuperabili che circolano in Italia?
I.: La droga ha sempre un posto di rilievo per le organizzazioni criminali perché, come ho detto, è la fonte primaria di liquidità economica. I drogati plagiabili, sono in realtà tutti drogati. Questa è una realtà dolorosa, ma con cui fare i conti. Sviluppare una dipendenza vuol dire perdere la propria libertà, esattamente come essere in carcere. Purtroppo per il mio lavoro, ne ho conosciuti tanti e tutti, ma proprio tutti, portano dentro di se la loro prima prigione. la schiavitù dalla droga. Banalizzare o minimizzare una dipendenza non nasconde la realtà.

10. Quale vorresti, avendone i mezzi, raddrizzare dei tanti torti che descrivi e come?
I.: Salverei le figure femminili del romanzo. le terrei al riparo da quegli uomini violenti e maledetti che hanno incontrato, ma non posso farlo perché la storia si è sviluppata così… ma si, se potessi sarei dalla loro parte.

11. E ora. domanda d’obbligo: prossimi progetti letterari?
I.: Attualmente sto scrivendo alcune storie per ragazzi assieme a mia moglie, ma contemporaneamente sto lavorando a una nuovo progetto per un thriller. Esattamente come per La settima lapide, si tratta di un’idea che ha cominciato a girarmi in testa senza voler andare via. e alla fine ho cominciato a prendere appunti, pagine su pagine, che presto cominceranno a materializzarsi in una nuova storia. Attualmente dormo con un blocco per appunti sul comodino… questa nuova storia ha fretta di essere scritta.

Intervista a cura di Patrizia Debicke