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Ilaria Tuti vive a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Da ragazzina voleva fare la
fotografa, ma ha studiato Economia. Ama il mare, ma vive in montagna. Appassionata
di pittura, nel tempo libero ha fatto l’illustratrice per una piccola casa editrice. Il
suo romanzo d’esordio, Fiori sopra l’inferno (Longanesi 2018), è stato un vero e proprio
caso editoriale in Italia e all’estero, selezionato come Crime Book of the Month
dal Times nel marzo 2019. Tra i punti di forza, un’ambientazione suggestiva e inquietante, uno stile fresco e maturo allo stesso tempo, un meccanismo narrativo impeccabile
e una protagonista, Teresa Battaglia, da subito indimenticabile.
In occasione dell’uscita del suo romanzo “Ninfa dormiente” edito da Longanesi, abbiamo intervistato Ilaria per voi lettori di Contorni di Noir.
1.Ciao Ilaria, bentrovata su Contorni di Noir e grazie per la tua disponibilità. Complimenti per il nuovo romanzo che è veramente bello. La prima domanda è di rito: com’è nata l’idea da cui è scaturita questa nuova storia che vede come protagonista il commissario Teresa Battaglia?
I.: Ciao, grazie a voi per l’invito e per l’apprezzamento!
L’idea è nata dall’ambientazione: la Val Resia è poco distante da casa mia, ma la conoscevo solo di nome. È una valle rimasta talmente isolata nei secoli da aver generato caratteristiche uniche. Ha una storia più che millenaria alle spalle e una popolazione di etnia caucasica arrivata sul territorio probabilmente a seguito di Unni e Avari. Vi si parla una lingua protoslava antichissima e le tradizioni – i canti, i balli, gli abiti e gli strumenti musicali – non si trovano in nessun’altra parte del mondo. Recenti esami genetici lo confermano: i resiani non hanno nulla da spartire con gli europei e portano nel DNA le tracce di un lungo viaggio che dalle steppe li ha portati fino a noi. Sono andata nella valle e ho avuto la fortuna di incontrare una persona che è la memoria storica di questi luoghi, tra l’altro stupendi. “Ninfa dormiente” è nato da questo incontro, che mi ha lasciato davvero tanto anche dal punto di vista emozionale.
2. La trama gialla si snoda a partire dal ritrovamento di un dipinto realizzato nel 1945, dove insieme al colore è stato utilizzato sangue umano. Un’immagine forte, violenta che hai saputo caricare di poesia e simbolismo grazie anche al linguaggio usato, così accurato, ricco di aggettivi a dar forma a immagini ed evocare emozioni. Come sei riuscita ad amalgamare così bene queste tinte?
I.: Il fascino per le atmosfere nere mi accompagna fin da quando ero bambina. Parlo di “fascino” perché per me non hanno una connotazione esclusivamente negativa: si ammantano di mistero, di segreti, di suggestioni arcaiche, a volte persino arcane. È una passione che nasce dalle antiche tradizioni popolari, che avevano un legame molto forte con la morte: c’era bisogno di esorcizzarla, perché faceva parte, molto più che adesso, della vita quotidiana. Scrivere thriller così profondamente legati al territorio e alle tradizioni, al simbolismo della natura, per me, è come dare vita a una fiaba nera.
3. Hai scelto di narrare una storia in un presente il cui fulcro risiede nel passato, più precisamente al periodo che ruota attorno al 1945. Perché? E’ forse un modo di mantenere viva la memoria collettiva? Anche perché le testimonianze viventi, purtroppo, stanno diminuendo ogni anno a causa dell’inesorabilità del tempo.
I.: “Ninfa dormiente” è fatto dei ricordi e delle esperienze di tante persone. Il peso che ha la verità, all’interno della storia, è maggiore della finzione. Il collegamento con gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale me lo ha dato proprio il ricordo di una di queste persone: mi ha raccontato di quando, bambino, vide sparare un partigiano con cui aveva fatto amicizia. Mi ha portato in quel luogo, mi ha mostrato l’avvallamento del terreno in cui il ragazzo lo aveva fatto nascondere e, dall’altra parte della strada, il boschetto dove gli altri partigiani stavano nascosti. Nella mia mente stava già prendendo forma una storia, che, proprio perché fatta anche di verità, andava raccontata con equilibrio e una sorta di pudore. Ecco perché, quando ho dovuto scegliere le parole da far dire a un partigiano sopravvissuto, ho usato le testimonianze – memoria personale che diventa collettiva, e infine storica – di due persone che hanno fatto davvero parte della Resistenza: Giorgio Macrì e Giorgio Pacini.
Anche la Val Resia ha la necessità di conservare il ricordo delle origini, affinché non vada perduto. Quello delle radici è un tema che mi sta molto a cuore e sì, sento il bisogno di tramandare i ricordi per farli sopravvivere.
4. Dopo “Fiori sopra l’inferno” ritroviamo Teresa Battaglia e Marini, come succede spesso: una coppia di individui diversi tra i quali si instaura una sorta di alchimia. Qual è il segreto di questo rapporto? In cosa s’incontrano, come s’incastrano e in cosa si scontrano?
I.: Teresa e Massimo si sono incontrati, misurati, sfidati, e continuano a duellare a parole in ogni occasione possibile. All’inizio per lui era snervante, ora ha imparato a stare al gioco di lei. In realtà, ha capito che in questo modo Teresa lo sta facendo crescere, lo mette di fronte ai suoi limiti per farglieli superare. Lei per età potrebbe essere sua madre, lui il figlio che Teresa non ha mai avuto: si cercano istintivamente, accettano questi ruoli, anche se in modo non convenzionale. Alla fine, ci sono sempre l’una per l’altro e, cosa ancora più importante, tra loro c’è fiducia reciproca, assoluta. Certo Teresa non è una figura facile con cui misurarsi – per esperienza, per vissuto e carattere –, ma ciò che la contraddistingue sono l’integrità e l’empatia, e Massimo lo ha capito, la ammira. In ogni caso, si scontrano su tutto, perché lei è inquieta, curiosa e volitiva come tutte le grandi personalità, lui rigido e riflessivo. Si compensano.

5. Affronti diverse tematiche durante lo snodarsi del romanzo. Il segreto, quanto questo finisca per modificare persino i modi di fare oltre che di essere o di sentire di una persona, e alla fine inizi ad affiorare da particolari che possano sembrare insignificanti ma che sanno guadagnarsi il proprio spazio. Senza svelare, puoi raccontarci quali tipi di segreti sono custoditi tra le pagine del romanzo?
I.: I segreti delle origini, quelli che ti definiscono con l’ombra, con cui stringi intimamente un patto di silenzio e di fedeltà assoluti. Segreti che parlano a noi di noi, perché tutti abbiamo – in modi e misure diverse – un lato che non vogliamo far trapelare, che custodiamo pur sentendolo premere per uscire. Far pace con queste ombre, forse, è la chiave per sentirsi liberi.
6. Il ricordo: altro tema che mi è rimasto sulla pelle. Il modo in cui la nostra mente, il nostro cuore o le circostanze finiscano per modificare quello che realmente è successo. E quanto peso ha la loro presenza nella vita di una persona. Si potrebbe dire che siamo in gran parte fatti di ciò che è stato. E quando questo, purtroppo, scivola via, cosa resta? Cosa resta di una persona?
I.: Resta ciò che ha fatto, soprattutto per gli altri. Resta una sorta di affettività che va oltre lo stato di coscienza. È vero che siamo ciò che è stato, ma siamo anche ciò che siamo in grado di trasmettere: ricordi, esperienze, emozioni, sentimenti. Chi ci è vicino non sarebbe lo stesso, se non ci avesse mai incontrato, nel bene o nel male (spesso in tutti e due). Con le nostre esistenze plasmiamo inevitabilmente anche quelle degli altri e questo è un modo per “restare”, è un legame che va oltre la memoria, batte altrove. Siamo una fitta rete di emozioni, date e ricevute.
7. Il sacrificio: spesso, tra le tue parole, ho dovuto cercare un angolo in cui fermarmi a trattenere la commozione, anche le lacrime. Legami non di sangue che si fanno saldi e con radici profonde per i quali si è disposti a scendere a compromessi, a mentire nella speranza di fare del bene. Succede spesso, anche tra Marini e Teresa. Quanto è necessario questo sentimento nella salvaguardia di un rapporto? E quanto spaventa?
I.: Grazie per avere sentito la storia in mondo così profondo.
Spaventa sempre ciò che tocca le corde più intime del nostro essere, come un rapporto così istintivamente viscerale come quello tra Teresa e Massimo. Voler bene, in fondo, significa mettere l’altro prima di noi stessi. Se non sempre, almeno in alcuni momenti fondamentali. Teresa ha trovato Massimo proprio ora che si sta preparando a lasciare tutto, compresi i ricordi. Massimo ancora non lo sa, ma dovrà dire addio a questa donna così spigolosa e materna allo stesso tempo. Sono dinamiche ancora latenti, eppure loro inconsciamente sembrano già avvertirle: si muovono l’una verso l’altro con istinto di protezione. Direi che dovremmo portare questo sentimento di cura nella vita di tutti i giorni, a volte ce ne dimentichiamo.
8. Il bosco: l’importanza della sua preservazione come oasi naturale. Il bosco, che diventa una creatura pulsante, palpitante e oscura caricandosi di tradizioni, leggende e simbolismo. Con quale animo ci si predispone a entrare in questa dimensione?
I.: Con ammirazione e rispetto, e con il desiderio di apprendere. Proprio l’altro giorno, guardando le montagne, ho pensato a quanto sia benefico per me vivere in una dimensione a contatto con la natura: mi calma, prendo il suo ritmo. Davanti alla sua imponenza immobile e silenziosa, imparo soprattutto a ridimensionare ogni evento, gli assegno la giusta proporzione. In questo momento di frenesia, è salvifico.
9. “Non esistono momenti perfetti, ma solo momenti indimenticabili.” Puoi raccontarci alcuni di questi momenti legati alla stesura del romanzo e alla recente pubblicazione?
I.: La magia di quando senti andare ogni pezzo al suo posto: piccoli segnali che ti fanno capire di essere sulla strada giusta, come gli incontri con tante persone che erano quelle di cui la storia aveva bisogno. La fase di messa a punto del romanzo con il mio editor, Fabrizio Cocco: divertimento, crescita, apprendimento, stimolo a fare sempre meglio. L’entusiasmo di tutti in Longanesi, che mi ha fatto sentire serena. I messaggi da parte dei lettori e dei librai, pieni di affetto, di esperienze che hanno voluto condividere con me, di incoraggiamento a continuare.
10. Immaginiamo che ci sarà anche un terzo romanzo con questi protagonisti. Hai già qualche idea o sei già al lavoro? Una piccola anticipazione?
I.: Sto scrivendo la trama: una scaletta molto dettagliata senza la quale non inizio mai la fase di scrittura vera e propria. La terza avventura di Teresa Battaglia sarà sempre ambientata in Friuli, ma abbandoneremo la natura selvaggia delle montagne per scoprire un contesto più storico. L’antagonista sarà molto speciale, ma anche questa volta, per idearlo, sono partita da una testimonianza reale.
Intervista a cura di Federica Politi













