Intervista a Giampaolo Simi e Piera Degli Esposti

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Piera Degli Esposti è la più importante attrice italiana. Ha lavorato con Antonio Calenda, Giancarlo Cobelli e Ida Bassignano nel teatro, i fratelli Taviani, Pier Paolo Pasolini, Lina Wertmüller e Giuseppe Tornatore nel cinema, Riccardo Milani e Giacomo Campiotti in tv. Più volte in cinquina, vince il David di Donatello per L’ora di religione di Marco Bellocchio e Il divo di Paolo Sorrentino. Nel 1980 ha collaborato con Dacia Maraini al libro Storia di Piera, ispirato ai fatti della sua infanzia, da cui nel 1983 è stato tratto il film omonimo diretto da Marco Ferreri.

Giampaolo Simi è scrittore e sceneggiatore. I suoi libri hanno ricevuto vari premi e sono stati tradotti in Francia (nella «Série noire» di Gallimard e presso Sonatine) e in Germania (Bertelsmann). Ha pubblicato tra l’altro Cosa resta di noi (Premio Scerbanenco 2015), La ragazza sbagliata (2017) e I giorni del giudizio (2019).

Li abbiamo intervistati in occasione dell’uscita del romanzo L’estate di Piera, appena pubblicato da Rizzoli per la collana NeroRizzoli:

1) Bentrovati su Contorni di Noir e grazie per la disponibilità. La prima domanda che ormai è una specie di rito: da dove viene l’idea da cui è nato questo romanzo?
G.: Dal desiderio di Piera di calarsi nei panni di un’indagatrice. Ma non solo per capire chi ha commesso un delitto, ma anche per indagare quel mistero ultimo che ruota sempre intorno al momento in cui un mortale diventa strumento egli stesso della morte di un suo simile.

2) Una curiosità che mi attanaglia quando mi trovo a leggere romanzi scritti a quattro mani. Come vi siete organizzati materialmente per la formulazione della storia prima, e per la scrittura poi?
G.: La storia nasce da alcune ossessioni di Piera. Lei ha scelto i temi di fondo, io ho cercato di tradurre tutto questo in un intreccio. Abbiamo concordato le linee generali di una storia che è un giallo a rovescio, perché come sono andate le cose il lettore lo sa fin dall’inizio. Abbiamo costruito insieme un soggetto, mettendo in fila le idee e i punti di svolta della vicenda, come si fa per un film. E come in un film mi sono rapportato a lei come alla regista e all’attrice protagonista.

3) Perché avete deciso, tra l’altro cosa molto ben riuscita, di sbrogliare il romanzo attorno alle vicende legate al Riccardo III di Shakespeare e cosa è servito per far in modo che la storia principale traesse linfa vitale da quel personaggio e da quegli eventi?
G.: Un’idea di Piera, di nuovo. Una sua grande aspirazione che per strane coincidenze non si è mai concretizzata: mettere in scena il Riccardo III, recitando lei stessa nella parte del malvagio Duca di Gloucester. Quando me l’ha raccontata, è stata una specie di illuminazione. Ho letto la tragedia di Shakespeare e ho avuto chiaro di cosa avrebbe parlato la nostra storia nell’Italia di oggi: di invidia, di potere e di successo.

4) Potreste descrivere brevemente per chi non ha ancora letto il romanzo, quali sono i tratti principali distintivi dei due protagonisti Alex e Piera?
G.: Piera è spigolosa, tenace e disillusa. Il teatro l’ha resa libera. Non ama il potere e le sue dimostrazioni di forza arroganti e irrazionali. Alex all’ombra del potere politico, o meglio del sottogoverno, ci vive da anni. È il portaborse di un senatore, un fedele scudiero anonimo e insicuro che una notte finisce in un casino terribile. Ma proprio da quella notte si aprono per lui nuove, impensabili prospettive.

5) Le indagini ufficiali, invece, sono portate avanti dall’ispettore Sebastian Grossmeier, nato a Bolzano e trasferito a Roma da un mese circa. Che tipo di poliziotto è Grossmeier? Quali sono i suoi pregi e quali sono i suoi difetti?
G.: Grossmeier è giovane, meticoloso, inesperto, impaziente di mettersi in luce. Ed è anche pieno di pregiudizi verso Roma e i romani. È insomma la persona meno adatta a risolvere il caso in cui Piera lo trascina. Una ragazza scomparsa, la cui vera identità è forse l’autentico mistero di questa storia.

6) Il romanzo è ambientato nella città eterna. Ma qual è la Roma che descrivete e in cui un lettore si troverà immerso appena si calerà nella storia?
G.: È innanzitutto una Roma stretta nella tenaglia del caldo. E in quella dei turisti, perché siamo alle spalle di Piazza Navona. Ma anche nella tenaglia fra un futuro che si fa sempre aspettare e un passato che non sembra passare mai.

7) Nei romanzi di Simi, così anche in questo, c’è sempre una panoramica nel mondo dei social e come influiscano sulla vita delle persone e sulla società. Direi che è una realtà alla quale è impossibile fuggire nel mondo odierno, ma quali sono, a vostro giudizio, i risvolti positivi e quelli negativi?
G.: La velocità è il dato di fondo di questa rete di informazioni in cui siamo avviluppati. Talvolta la misura stessa di ogni cosa. Più veloce significa migliore. La velocità con cui io posso documentarmi per scrivere un romanzo, per esempio, è dieci, venti volte superiore a quella dell’era analogica. Èd è fantastico. Ma la mia velocità di elaborare una storia e interiorizzare dei personaggi in maniera approfondita, è aumentata di pari passo? Non credo. Gli esseri umani cambiano, ma non lo fanno da un giorno all’altro, sostituendo un processore. Lo stesso per la capacità di riflettere su una notizia e di analizzarla. Sotto la dittatura della velocità, diventiamo solo dei recettori passivi, e storditi, di un bombardamento continuo di informazioni veloci, ma inaccurate e contraddittorie.

8) Nel romanzo si parla anche di passato, di come sia facile restare intrappolati nei ricordi. Qual è l’importanza della memoria e quanto peso riveste nel nostro presente, e in che modo può guidare il nostro futuro?
G.: Abbiamo, credo, raccontato in questa storia sia la velocità folle che sembra scaraventare alcuni personaggi come Alex, la sedicente Chiara o Giada verso un futuro nebuloso e incerto, sia il peso del passato di chi, come Piera, ha avuto praticamente tutto dalla vita, ma non vuole farsi intrappolare dal peso della propria, importantissima storia.

9) Qual è il valore aggiunto che ognuno di voi ha apportato all’ottima riuscita di questo romanzo che si è rivelato denso di tensione e coinvolgente?
G.: Piera ha apportato l’impulsività e l’irrequietezza che la contraddistinguono da sempre. Io penso di aver tradotto tutto ciò in cambi di ritmo continui e repentini, in modo che, anche quando il passo sornione e un po’ indolente di Roma sembra prendere il sopravvento, il lettore sa che non può rilassarsi affatto.

Intervista a cura di Federica Politi