Editore Golem
Anno 2025
Genere Giallo
196 pagine – brossura
Mauro Rivetti, nato a Cuneo e cresciuto a Piobesi d’Alba, vive oggi ad Alba, nel cuore delle Langhe. Geometra di professione, lavora nel settore degli immobili industriali per una multinazionale della moda, ma è nella scrittura che ha trovato la sua voce più riconoscibile. Il suo percorso letterario nasce da un legame profondo con il territorio di Langhe, Monferrato e Roero, che nei suoi romanzi diventa scenario privilegiato di storie noir e gialle, dove paesaggio, memoria e mistero si intrecciano con naturalezza. Autore di Alba di un delitto, Tartufi e delitti, Colline rosso sangue, Ciak si muore, Il mistero del manoscritto e Di nocciole e sangue, l’autore ha costruito negli anni uno stile personale e immediatamente riconoscibile, capace di trasformare luoghi celebri per la loro bellezza e per la loro tradizione enogastronomica in teatri di tensione narrativa. Nei suoi libri il giallo non è mai solo intreccio investigativo, ma anche occasione per raccontare identità, trasformazioni sociali e ricchezza culturale del territorio.
La trama in breve. Il romanzo si apre con la misteriosa scomparsa di Asia Caratti, brillante studentessa di fisica, svanita ad Alba dopo aver visto qualcosa che non avrebbe dovuto nei sotterranei del Duomo. Poco dopo, una suora amata precipita dal campanile e due preziose opere d’arte vengono rubate da luoghi simbolo della città, innescando un’indagine febbrile condotta dalla PM Teresa Bianco tra le colline di Langhe, Monferrato e Roero. La narrazione intreccia tensione investigativa, dramma familiare e ombre di un potere occulto orchestrato dal misterioso “Visconte”, che si muove tra Alba e scenari internazionali. Alba, con la sua Cattedrale di San Lorenzo, si trasforma in un teatro di mistero, dove paesaggi iconici custodiscono segreti inimmaginabili per gli stessi albesi. Capitoli brevi e carichi di suspense alternano realismo dell’inchiesta e ambizioni complottiste, fino a una domanda cruciale: chi controlla la conoscenza, domina il futuro?
“Nei meccanismi del potere e nei misteri della scienza nessuno è al sicuro.”
C’è una linea sottile che separa il thriller di consumo dal romanzo che ambisce a essere qualcosa di più. A.L.B.A. Dominus si colloca esattamente su quella linea, e lo fa con una consapevolezza originale nel panorama italiano contemporaneo. Mauro Rivetti non scrive semplicemente un thriller: costruisce un dispositivo narrativo in cui la trama è solo il primo livello di lettura. Sotto, si muove una riflessione più ampia sul potere, sulla conoscenza e sulla possibilità — o impossibilità — di controllare il futuro. La struttura è dinamica, quasi cinematografica: capitoli brevi, cambi di prospettiva, accelerazioni improvvise. In questo, il romanzo dialoga con una certa tradizione internazionale — si pensi a Dan Brown — ma Rivetti si discosta rapidamente da quel modello introducendo una componente più densa, più teorica, meno orientata al puro intrattenimento. Il cuore del libro è la figura di Asia. Non è un personaggio costruito per generare empatia immediata: è una mente, una funzione narrativa, quasi un campo di forze. Attorno a lei si sviluppa il vero conflitto del romanzo: la trasformazione della conoscenza in potere. Qui Rivetti compie una scelta interessante, ma rischiosa: ridurre l’elemento emotivo per rafforzare quello concettuale. Il risultato è un personaggio che può apparire distante, ma che diventa centrale proprio perché incarna una domanda: cosa resta dell’umano quando la mente diventa l’unico valore?
“Dovresti sapere che la libertà puoi trovarla solo nella morte.”
L’antagonista, il Visconte, si muove su un piano quasi mitologico. Non è un semplice villain, ma una figura simbolica: rappresenta il potere che si auto-legittima, che non ha bisogno di giustificarsi, che considera l’umanità una variabile da gestire. In questo senso, il romanzo richiama non solo il thriller contemporaneo, ma anche una tradizione più ampia, in cui il male è sistemico, non individuale. Accanto a questi poli, Rivetti inserisce personaggi più radicati nella realtà — Teresa Bianco, Eugenio Caratti — che funzionano da contrappeso. In particolare, la figura del padre introduce una tensione emotiva che evita al romanzo di diventare un esercizio puramente teorico. È nella sua trasformazione che si avverte uno degli elementi più riusciti del libro: il passaggio da normalità a rottura, da ordine a disperazione.
“Ogni sapere può diventare liberazione o prigionia; ciò che decide la differenza non è l’intelligenza, ma l’etica.”
L’ambientazione è uno degli elementi più solidi del romanzo. Alba e le Langhe non vengono mai ridotte a semplice scenario, ma diventano spazi narrativi complessi, attraversati da una duplicità costante: una superficie luminosa, riconoscibile, e una profondità più opaca, dove si muovono tensioni e ambiguità. È in questo scarto che si riconosce con chiarezza la poetica dell’autore, già evidente nei lavori precedenti: raccontare la bellezza senza mai separarla da ciò che la incrina. La componente teorica — soprattutto nei passaggi legati alla scienza e alla riflessione più ampia — contribuisce a dare spessore al romanzo, ampliandone l’orizzonte oltre i confini del thriller tradizionale. Richiede attenzione, certo, ma restituisce in cambio una lettura più stratificata, capace di lavorare su più livelli. Allo stesso modo, alcune scelte narrative privilegiano il disegno complessivo rispetto al dettaglio, rafforzando l’impressione di un progetto pensato in modo organico. Ne risulta un libro che non si accontenta di intrattenere, ma prova a costruire un senso, a interrogare il presente attraverso la fiction. È proprio questa tensione a renderlo interessante: un romanzo che non cerca la perfezione formale, ma una propria coerenza interna, e che trova nella sua ambizione il suo tratto più distintivo.
Un thriller ambizioso, stratificato, che prova a superare i confini del genere.
Andrea Novelli
Lo scrittore:
Mauro Rivetti è nato a Cuneo nel 1971, vive ad Alba dove lavora come geometra per un’importante multi-nazionale della moda. Il suo amore per questa città e per tutto il comprensorio di Langhe, Monferrato e Roero, unito alla passione per la letteratura gialla, lo hanno ispirato a raccontare questi luoghi carichi di storia in chiave noir. Ha pubblicato con Golem Edizioni Tartufi e delitti (2020), Colline rosso sangue (2022), Ciak si muore (2023), Il mistero del manoscritto (2024) e Di nocciole e sangue (2024). Nel 2023 ha pubblicato il racconto Dolce Atroce inserito nell’antologia Autobiografia del nemico.
È direttore artistico di Alba Noir Festival, festival letterario incentrato sulla narrativa di gialli e noir, nonché promotore della manifestazione Albarte Animus e ideatore del Premio Letterario Albedo, inventore dei dolci: Dolce RoLa, BiscoLanze e Langhet Dôss, citati in alcuni dei suoi romanzi.












