Victor del Árbol – Le buone intenzioni

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Editore Elliot Edizioni / Collana
Anno 2026
Genere Thriller
326 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Pierpaolo Marchetti


Di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno, recita il proverbio popolare. Figuriamoci dove ci possono portare le “buone intenzioni” che danno il titolo al più recente romanzo di Victor del Árbol, rinomato autore noir spagnolo che negli ultimi anni ormai ha consolidato la sua fama (meritata) anche in Italia.
Nel volume uscito di di recente per Elliot edizioni ritornano in parte i personaggi dei due precedenti titoli dello scrittore catalano (Nessuno su questa terra del 2023 e Il tempo delle belve del 2025), che chiude così una trilogia molto nera senza un vero protagonista, ma con un ventaglio di figure che si muovono in un’area grigia nella quale è complicato distinguere i buoni dai cattivi. Forse perché, sembra suggerire del Árbol, bene e male non si presentano quasi mai in maniera assoluta. Tant’è vero che la voce narrante in prima persona, alternata al racconto oggettivo in terza, appartiene a un sicario messicano senza nome, un uomo cresciuto nella violenza e addestrato a uccidere che però si rende protagonista di inattesi slanci di umanità.

Nel primo capitolo lo troviamo prigioniero in un sotterraneo dove una banda criminale guidata da una donna senza scrupoli lo tortura per strappargli un segreto, dei nomi. Come sarà finito in quella cella e quale enigma si cela dietro la sua cattura? Com’è sua abitudine, Victor del Árbol costruisce una trama complessa e intrigante, che a poco a poco si svela al lettore e mostra un intreccio nel quale i criminali si presentano quasi sempre con gli abiti eleganti delle persone oneste e perbene.

È impossibile anticipare qualche dettaglio per non rovinare il piacere della lettura. Basti sapere che oltre al sicario messicano in Le buone intenzioni ritornano l’intraprendente e ambiziosa giornalista Clara Fité; l’ispettore in pensione Soria, solitario, fumatore impenitente e in sovrappeso; Vesna, l’hacker bosniaca che ha visto massacrare la famiglia ai tempi della guerra nell’ex Jugoslavia; e persino Virginia Ortiz, ex commissario che nei precedenti romanzi a una promettente carriera in polizia aveva preferito la torbida ricchezza della sua famiglia milionaria.
Questa volta la storia ruota intorno a un faraonico progetto immobiliare in una zona montagnosa nella provincia di Barcellona, promosso da un ambiguo imprenditore immobiliare e benedetto dalla chiesa locale, che si augura così di valorizzare un antico eremo di sua proprietà. Un piano che nelle intenzioni prevederebbe persino il parere positivo del pontefice Benedetto XVI, atteso in visita di lì a poco (l’azione si svolge all’inizio degli anni Dieci).

Ma le cose cominciano ad andare storte perché riemerge dal passato un orrendo crimine che si era consumato proprio nella zona abitata vicino all’eremo: due bambini erano scomparsi all’inizio degli anni Novanta e il padre era stato condannato con l’accusa di averli uccisi e di aver fatto sparire i loro corpi. Adesso l’uomo, scontata la pena, è tornato a vivere in paese e la sua presenza agita i sonni di qualcuno che conosce dei segreti mai venuti a galla. Inoltre una giornalista ficcanaso, Clara Fité, comincia a indagare perché è convinta che l’uomo condannato sia in realtà innocente. Un’agenda rubata, piena di annotazioni criptiche, lega il destino di Clara a quello del sicario e scatena una spirale di violenza che coinvolgerà criminali, speculatori immobiliari, uomini politici e alti personaggi del clero.

Victor del Árbol, che nei suoi romanzi è solito intrecciare alla trama poliziesca anche elementi sociali e di attualità, in questo caso affronta il tema delle criptovalute, usate sempre più spesso dai “colletti bianchi” come sistema per lavare il denaro e riciclare i proventi del narcotraffico e delle attività illecite delle organizzazioni criminali di mezzo pianeta. «La criptomoneta rappresenta molto bene l’opacità di questo mondo», spiega l’autore. «Nessuno ti chiede da dove arriva il denaro, l’importante è dove va a finire, qual è il suo flusso. Il mio sicario senza nome lo comprende molto bene e decide di utilizzare questo strumento a suo favore per mettersi alle spalle una vita di violenza e riconciliarsi con se stesso e con la sua famiglia».
Ci riuscirà? Per saperlo bisogna leggere il romanzo, con la consapevolezza che la trilogia si chiude qui e che a breve non leggeremo altre storie noir di del Árbol. «Mi prendo una pausa dalla “novela negra”», ha detto in un’intervista. «Credo che per arrivare a essere uno scrittore importante, uno che lascia una traccia dietro di sé, devi esplorare tutte le tue possibilità. E adesso ho voglia di scoprire nuovi territori».
Come sempre ineccepibile la traduzione in italiano di Pierpaolo Marchetti, che stavolta si è fatto coadiuvare dal figlio Andrea.

Giorgio Ballario


Lo scrittore:
Victor del Árbol, nato a Barcellona nel 1968, ha lavorato per vent’anni nella Policía de la Generalitat de Catalunya. Ha esordito nel 2006 con El peso de los muertos, con cui ha vinto il Premio Tiflos de Novela. Tradotto internazionalmente, ha incontrato uno straordinario successo in Francia, dove i suoi romanzi sono pubblicati da Actes Sud e dove ha vinto il Prix du Polar Européen con La tristeza del samurái (2012), il Grand Prix de Littérature Policière (2015) e il Premio SNCF du Polar (2018) con Un millón de gotas, e nel 2018 è stato insignito del titolo di Chevalier des Arts et des Lettres. Nel 2016 ha vinto in Spagna il prestigioso Premio Nadal de novela con La víspera de casi todo. Dell’autore, Elliot ha pubblicato nel 2022 Il figlio del padre, vincitore a Valladolid (Spagna) della prima edizione del Premio Blacklladolid, nel 2023 Nessuno su questa terra e nel 2025 Il tempo delle belve.