Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Contorni di Noir | August 21, 2017

Torna su

Alto

Intervista a Gianluca Arrighi

| On 26, Mar 2014

1558454_10201950244021246_1929941626_n
Oggi incontriamo Gianluca Arrighi, già ospite di questo blog, a un giorno dall’uscita del suo nuovo romanzo “L’inganno della memoria”, Edizioni Anordest.

Bentornato sul mio blog, Gianluca!
G.: Bentrovata, Cecilia, è sempre un piacere!

1. Per i nostri lettori, raccontaci chi sei e dove vorresti arrivare.
G.: Sono un uomo di legge che cinque anni fa, quasi per gioco, ha iniziato a scrivere romanzi giudiziari. Dove vorrei arrivare? Da nessuna parte, mi trovo già molto bene dove sono adesso.

2. Hai esordito nel 2009 con Crimina Romana (Gaffi Editore), che ha avuto un notevole successo anche all’estero e ho avuto il piacere di intervistarti a seguito dell’uscita di Vincolo di sangue (Baldini&Castoldi, 2012). Quante cose sono cambiate da allora?
G.: Sono cambiate tante cose. La scrittura si è prepotentemente affiancata alla professione forense rendendo più caotica la mia vita. La popolarità è arrivata inaspettata. In un Paese dove tanti scrivono e pochissimi leggono, non avrei mai immaginato che i miei libri potessero riscuotere simili successi.

3. Svolgi un lavoro in cui sei costretto a vedere sempre il lato negativo dell’animo umano, il Male allo stato puro. Scelta voluta, ovvio. Ma come si convive con l’altra faccia della medaglia?
G.: Per quello che mi riguarda, il segreto è scindere la vita professionale da quella privata. Spesso è difficile relazionarsi a vicende giudiziarie in cui vengono commessi delitti molto efferati, ma l’importante è affrontare questi casi esclusivamente sotto l’aspetto tecnico-giuridico. Un penalista che si lascia coinvolgere emotivamente in un processo non è un buon avvocato.

4. Nella precedente intervista mi raccontavi che l’essere diventato romanziere ti ha fornito un modo per lavorare con più serenità. Ma mi chiedo, in realtà descrivi altri crimini, seppur inventati, anche nei tuoi romanzi..non ti discosti mai quindi dal tema. Si descrive meglio ciò che si conosce?
G.: Credo che un autore debba scrivere solo di argomenti e tematiche a lui ben conosciute. E’ una questione di rispetto verso i lettori.

5. Descrivi quali emozioni, sensazioni o stati d’animo ti trasmettono un caso giudiziario rispetto a un tuo romanzo.
G.: Un caso giudiziario va affrontato in modo asettico, distaccato, obiettivo. Nei miei romanzi riesco invece a dare sfogo alle emozioni, ai tormenti e alle passioni che non possono trovare spazio nella vita professionale di un avvocato penalista.

6. Mi dicesti, parlando del mondo dell’editoria, quanto sia complesso e nel quale a volte prevalgono scopi prettamente commerciali a scapito del pregio letterario di un’opera. Credi ci sia un sottobosco sommerso di autori che potrebbero avere maggiore spazio se solo ci fossero i presupposti?
G.: In Italia ci sono tanti autori bravi e sconosciuti. Spesso ciò che manca è la voglia di rischiare con un esordiente. Per certi versi è comprensibile. Il mercato sta vivendo una crisi profonda e gli editori preferiscono quasi sempre pubblicare uno scrittore già noto che, a scatola chiusa, garantirà un sufficiente rientro economico.

7. Esce ora la tua nuova opera, L’inganno della memoria (Edizioni Anordest), nelle librerie dal 27 marzo. Com’è nata l’idea?
G.: L’idea, come sempre, è nata dalla mia quotidiana esperienza nelle aule di tribunale e negli uffici giudiziari.

8. Personaggio principale è Elia Preziosi, entrato in magistratura dopo aver abbandonato la professione forense, “il più appetibile scapolo del tribunale penale di Roma”. Ce ne vuoi parlare?
G.: A prescindere dall’essere uno scapolo appetibile, Elia Preziosi è un magistrato inquieto e tormentato della procura di Roma. Durante una torrida estate di sangue, Preziosi dovrà affrontare i demoni del suo passato prima di poter giungere alla scoperta di una verità sconvolgente.

9. In una trama quanto spazio preferisci dare alla caratterizzazione dei personaggi rispetto all’aspetto meramente narrante?
G.: Non mi piacciono le storie con troppi personaggi, per questo nei miei romanzi cerco sempre di contenerne il numero. La loro caratterizzazione è essenziale, certo, ma una narrazione avvincente e adrenalinica, a mio avviso, lo è ancor di più.

Le domande che avevo preparato per Gianluca erano di più, ma non vogliamo svelare troppi particolari sul romanzo in uscita, per il quale troverete la recensione prossimamente sul blog!