Intervista a Antonio Lanzetta

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Ph: Rosaria Portanova

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Antonio Lanzetta è uno scrittore salernitano che, dopo aver iniziato la sua carriera come autore di romanzi fantasy/young adult, vira verso il thriller, prima con il racconto breve Nella Pioggia, finalista del premio Gran Giallo di Cattolica, e poi con Il Buio Dentro, romanzo che gli permette di valicare i confini nazionali, venendo tradotto da Bragelonne, una delle più prestigiose case editrici d’oltralpe, in Francia, Canada e Belgio.
Il Buio Dentro viene anche citato dal Sunday Times come uno dei cinque thriller non inglesi migliori del 2017. Da quest’autunno, Lanzetta è anche opinionista di cronaca nera per la Vita in diretta su Rai Uno. Ultimo romanzo pubblicato è “I figli del male” con La Corte Editore e noi ci siamo fatti raccontare qualcosa di lui.

1. Benvenuto, Antonio. Cosa vorresti sapessero di te i tuoi lettori?
A.: Grazie a Contorni di Noir per l’accoglienza e, soprattutto, lo spazio. Una delle difficoltà dell’essere un autore in Italia oggi è quella di attirare l’attenzione dei media in generale. Al di là della presenza dei tuoi romanzi sugli scaffali, spesso la differenza viene fatta dal supporto dei mezzi di comunicazione e dal passaparola dei lettori. Per quanto mi riguarda, sono uno scrittore che prova a emergere nonostante tutto e tutti. Ho trentasette anni, sono stato tradotto e venduto all’estero, ho iniziato con i libri per ragazzi e, nel tempo, sono cresciuto insieme ai miei lettori, arrivando a una delle mie più grandi passioni: la letteratura di suspense, il thriller, le storie nere.

2. E’ uscito per la Corte Editore “I figli del male”. Qual è stata la scintilla?
A.: I Figli del Male, sebbene possa essere letto in modo totalmente indipendente, è un po’ prequel e sequel de Il Buio Dentro, il mio primo thriller, in libreria dal 2016. Mi ero reso conto che alcune parti della narrazione mi offrivano spunti per far continuare a vivere personaggi ai cui mi ero affezionato. I Figli del Male è un’occasione per rendere il mondo di Damiano Valente reale.

3. Com’è nato il protagonista dei tuoi libri “Lo Sciacallo”, Damiano Valente. E come hai scelto gli amici che fanno parte del suo gruppo, Flavio, Claudia e Stefano?
A.: Lo Sciacallo nasce insieme a Flavio, Claudia e Stefano con Il Buio Dentro. Ho attinto al mio passato, alle persone che sono entrate e uscite dalla mia vita lasciandomi una piccola eredità, e poi ho guardato dentro me stesso. Ho messo insieme tutto quello che sapevo e ho cercato di creare persone vere, che potessero emergere dalle pagine, avere un proprio modo di pensare, di reagire alle difficoltà della vita ed essere speciali. Personaggi tridimensionali che sopravvivano alla trama, al tempo, a tutto.

4. Il paese di Castellaccio è un protagonista vero e proprio insieme ai personaggi. E’ un luogo immaginario o conserva alcune caratteristiche di un luogo reale?
A.: Castellaccio è un paese immaginario ma conserva e riassume in sé le caratteristiche, gli odori e sapori di uno dei qualsiasi paesi della provincia italiana, in particolare del sud d’Italia. Volevo per la mia storia una realtà che fosse in bilico tra bellezza dei paesaggi, senso di familiarità, nostalgia e la coesistenza con un Male antico che affonda radici nella natura umana.

5. Spesso inizi i capitoli con spaventosi incubi. Quale funzione attribuisci alla dimensione onirica all’interno del tuo romanzo?
A.: Il sogno rivela la verità perché quando dormiamo la nostra mente è libera e aperta. Nel sogno siamo realmente noi stessi e questo mi incuriosisce.

6. Durante la lettura, sono affrontati molti argomenti collegati alla storia principale. Argomenti altrettanto forti e dolorosi. Per esempio il bullismo o le problematiche all’interno delle famiglie, la malattia mentale e molti altri. Quali tra questi ti stanno più a cuore e ti hanno aiutato a raccontare meglio la storia che avevi in testa all’inizio quando ti sei seduto a scrivere?
A.: Il compito dei libri dovrebbe essere quello di intrattenere e far riflettere. Siamo assuefatti alla violenza che ormai non facciamo più caso al male che ci circonda. Magari l’utilizzo della metafora nella fiction può costringerci a guardarci intorno e capire cosa non va nel mondo. Ho scelto di sporcarmi le mani e affrontare tematiche complesse perché sono convinto che osservare il buio possa aiutarmi a capire qualcosa in più della natura umana.

7. I tuoi protagonisti sono molto tormentati dal loro passato, da quello che hanno affrontato. Tra loro, quello che mi colpisce di più è Flavio. Spesso mi sono trovata spaventata dalle sue reazioni. Come spieghi questo duplice aspetto del suo carattere in lotta tra il bene e il male, tra luce ed oscurità?
A.: Tra i protagonisti dei miei libri, forse Flavio è il più complesso. Subisce un vero e proprio arco di trasformazione ed è per questo motivo che, al fine di comprendere a pieno la sua personalità, è consigliabile leggere prima Il Buio Dentro. Flavio rappresenta l’antieroe per eccellenza. Non provo simpatia per le persone perfette, perché la perfezione non esiste. Amo chi ha imparato a convivere con le cicatrici che si porta addosso. Flavio ne è totalmente ricoperto.

8. In questo romanzo ho trovato anche l’amore. Un amore quasi clandestino. Ostacolato. Per cui vale la pena lottare. Necessario. Quanto spazio credi sia giusto dare all’amore all’interno di un romanzo noir? E c’è il rischio che ne esca distorto?
A.: L’amore tra Mimì e Teresa può essere comune a molte storie di quegli anni. Storie difficili di un’Italia passata. L’amore è un sentimento molto importante per l’uomo e merita la giusta considerazione, anche nei romanzi neri. Nessun personaggio può essere credibile fino in fondo se non è in grado di manifestare i propri sentimenti.

9. Il testo storico che troviamo all’interno del romanzo è un documento vero dal quale hai tratto ispirazione o di cui ti sei servito per approfondire la trama?
A.: No, è un testo inventato. Pura finzione. Ho giocato con le tradizioni popolari del Cilento, quella parte della provincia salernitana in cui è ambientato il romanzo, il legame con la Magna Grecia e la cultura popolare, il ruolo della morte, le superstizioni, e ho immaginato un autore gotico e come questi elementi possano aver influenzato la sua scrittura. Ho letto con passione Edgar Allan Poe e Lovecraft, I Figli del Male è anche un tributo alle atmosfere create dai maestri del genere.

10. Durante la lettura ho trovato delle atmosfere che mi hanno ricordato Stephen King. E’ uno dei tuoi autori di riferimento? E in quali altri autori nazionali e non, trovi ispirazione?
A.: Stephen King è uno dei miei autori preferiti. Amo il modo in cui lui descrive la vita e la storia dei personaggi. Per preferenze e studi, sono un americanista dilettante. Amo leggere Cormac McCarthy, Joe R. Lansdale, Richard Matheson, Dennis Lehane, e tanti altri. Mi piacciono quelle storie che non mettano la trama in primo piano sui protagonisti.

11. Speriamo di tornare a leggerti presto. Quali sono i tuoi progetti futuri? Quando torneremo a leggere di Damiano Valente?
A.: Sto raccogliendo le idee. Ho terminato da poco di lavorare a I Figli del Male e non sono ancora pronto per rimettermi a lavoro. Rischierei di riscrivere me stesso e questa è una cosa che non voglio fare. Solitamente penso alla storia, la lascio crescere per mesi nella mia testa prima di avvicinarmi alla tastiera e iniziare a battere tasti. Penso a un presupposto, una idea di base e poi la sviluppo. Sto pensando a qualcosa di diverso, che mi permetta di consolidare e sviluppare una voce, nell’ambito del thriller in Italia, che sia soltanto mia. Vediamo che succede.

Intervista a cura di Federica Politi