Intervista a Patrizia Debicke

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(c) Grazia La Notte

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Patrizia Debicke van der Noot, nata a Firenze, bilingue, grazie a una nonna alsaziana e agli studi compiuti all’università di Grenoble, ha sempre viaggiato molto e vive tra l’Italia e il Lussemburgo. Autrice di romanzi storici e di thriller, ha pubblicato numerosi libri. Il suo sito è www.patriziadebicke.com

L’abbiamo intervistata in occasione dell’uscita dell’ultimo romanzo, L’oro dei Medici, pubblicato da TEA Editore e questo è quello che ci ha raccontato:

Patrizia Debicke van der Noot è decisamente una signora del giallo storico italiano. La sua specialità, essendo fiorentina DOC, è la famiglia de’ Medici, e sui Medici è la prima domanda che vogliamo porle, proprio in qualità di nobildonna, cosa resta, a Firenze, monumenti e palazzi a parte, di questa Signoria? Ovvero la gente di Firenze ne parla con orgoglio, partecipa a eventi o mostre, va fiera insomma dell’operato di Cosimo e discendenza? Ci piacerebbe insomma sapere come è percepito il grande passato rinascimentale di Firenze, ora, nel suo presente e quali sono secondo te i luoghi della città in cui l’atmosfera medicea è più consistente.
P.: Nonostante le dispute presenti e passate, le invidie e i tanti rovelli fiorentini i Medici sono e restano FIRENZE. Volenti o nolenti la loro impronta, o meglio dire la loro possente “zampata”, permane ovunque. I Grandi di oggi dovrebbero sempre pensare che la storia sì, si fa con le idee che mutano, passano, ritornano ecc. ecc, ma anche e soprattutto con i monumenti e con l’arte. E da prima del ‘400 al ‘700 tutto quello che è arte è incanalato, guidato e improntato dai Medici: basti pensare alla cupola del Duomo, ai Palazzi, in primis Palazzo Medici e la loro rivisitazione di Palazzo Vecchio, la Basilica di San Lorenzo con il Mausoleo, che poi era quasi la loro cappellina di casa, la Biblioteca Laurenziana, il convento di San Marco, La loggia del Mercato Nuovo (Loggia del Porcellino), il Forte Belvedere, praticamente la loro cassaforte, Gli Uffizi, splendida Galleria voluta da Cosimo I, il corridoio del Vasari, Palazzo Pitti e il Giardin de’ Boboli, e tutte le loro incomparabili ville. Il loro afflato si vede e si tocca ovunque. E poi sono la famiglia di Firenze che ha fatto grande la città nel mondo. In pratica, si potrebbe dire, sono il simbolo di Firenze con le “palle”. I fiorentini sono una razza speciale, polemici, battaglieri, piantagrane (qualche volta prendono fuoco come un cerino) ma tutti abbastanza furbi da sapere quanto i Medici abbiano contato per la loro città. Magari fanno finta di fare lo gnorri ma dire Medici conta ancora molto ed è motivo di orgoglio per i loro concittadini. E quindi sempre di più ben vengano libri, documentari, mostre, convegni esposizioni. Senza contare che il tutto porta una marea di turisti,

2) Non hai scelto di parlare di Lorenzo o di Cosimo, ma hai approfondito, nei tuoi romanzi sulla grande dinastia, figure meno note come quella di Don Giovanni. Perché?
P.: Perché Don Giovanni fa parte del grande ritorno dei Medici sul palcoscenico della storia. C’era stata la grande ascesa della famiglia di banchieri scesi dal Mugello culminata con Lorenzo il magnifico, poi la caduta. Il tonfo direbbero a Firenze. Tanto che per rimetterli davvero in sella non basteranno due papi di famiglia: Leone X e Clemente VII. Nossignori ci vorrà un Cosimo del ramo minore (famoso per il suo caratteraccio) figlio di Giovanni dalle Bande Nere (e dico poco) e nipote, ma guarda un po’, di Caterina Sforza (ma anche di Lorenzo il Magnifico, da parte della madre Maria Salviati) per sapersi imporre, riuscire a mediare, sfondare e finalmente farsi nominare prima duca e poi granduca, Cosimo I, riconquistando alla famiglia tutta la Toscana.
E si doveva partire da lui per raccontare la seconda parte della grande storia dei Medici, quella più cosmopolita, che comincia con la sua presa del potere nel 1537. Da allora i Medici con la forza e il denaro della banca arriveranno a trattare da pari con i più grandi regnanti dell’epoca. Con Cosimo I, infatti, i Medici si affacciano alla grande sul palcoscenico europeo. La Firenze di Cosimo il vecchio e Lorenzo mirava al dominio economico, politico e intellettuale dell’Italia di allora. Da Cosimo I, i Medici provano a guardare più lontano. Stipulano alleanze, muovono eserciti, governano, creano grande benessere nei sudditi ma purtroppo la loro parabola di gloria avrà breve durata. Francesco I, il primogenito, il secondo granduca non sarà all’altezza del padre, suo fratello, l’ex cardinale Ferdinando I, invece sì e risolleverà economicamente e politicamente le sorti dello stato, ma suo figlio e i suoi successori dilapideranno il grande patrimonio che lui e Cosimo I avevano costruito. Il mio protagonista Don Giovanni de’ Medici, figlio legittimato di Cosimo e fratellastro degli altri due, ebbe peso politico e militare e fu un valido sostegno per il fratello Ferdinando. Il dipinto di Rubens dello sbarco in Francia di Maria de’ Medici (sua nipote) ce lo mostra ritto sulla tolda nella nave con sul petto la croce dei Cavalieri di Santo Stefano. Ḕ dunque sì un personaggio minore della famiglia, ma non troppo, che dovevo rispettare ma che mi ha permesso di infilare nel romanzo intrighi e straordinarie avventure. E in questo caso anche una parte marinara, culminata in una grande battaglia navale.

3) L’intreccio giallo. Ti ritieni più storica o più giallista? Costruisci le trame basandoti su documenti e misteri non risolti dalla storia o lavori solo di fantasia?
P.: Amo la storia, ma non sono una saggista. Non è il mio compito. Scrivo romanzi d’avventura e gialli storici, sempre tenendo conto che la storia è indispensabile, sono ammesse interpretazioni sempre probabili e benvenute deviazioni plausibili per stuzzicare l’interesse del lettore. La storia è stata raccontata tante volte in diversi modi che basta adattare quello che ci fa comodo senza troppi e inutili strappi fantascientifici. E quindi su documenti e in misteri non risolti c’è materiale a volontà senza poi contare i buchi neri, periodi vuoti che si prestano a farsi riempire con la fantasia. E allora avanti tutta con l’immaginazione però mai, dico mai, far sì che la storia debordi dal seminato. Deve restare solo il palcoscenico, magari un grande e coinvolgente palcoscenico del nostro romanzo. Ma solo quello.

4) Come vedi il futuro del giallo storico italiano?
P.: Grazie ai successi di alcuni scrittori all’estero questo genere sempre considerato di ‘nicchia’ riesce a riscattarsi nel panorama editoriale italiano? Secondo me ci sono molte possibilità di riscatto anche in Italia dopo che all’estero, anche sulla scia di serial televisivi il giallo storico sta avendo un grande impulso. In Italia vedo un novello fiorire di progetti storici. Interessanti e azzardati? Vedremo? E poi ci sono scrittori più di recente come Simoni e Strukul che si sono fatti molti fan italiani e sono tradotti ovunque. Sarebbe importante far capire agli italiani che la storia non sta appollaiata su scaffali polverosi ma è un’inesauribile fonte di thriller e romanzi d’avventura. E, se si vuole, anche di spaventosi e sanguinari horror al di là di ogni peggiore finzione. La verità è andata e va sempre al di là della finzione.

5) Il linguaggio, nei tuoi romanzi storici, è piuttosto ‘maschio’. Non indulgi in romanticherie, anche se i sentimenti vengono trattati in modo profondo, e usi uno stile asciutto anche se non banale, anzi, usi apprezzati termini specialistici e parole non sempre convenzionali. In altri tuoi lavori, pensiamo a Il Ritratto scomparso, invece ti addentri nei meandri dell’amore… E’ una scelta stilistica, o parlando di condottieri e astuti politicanti viene naturale?
P.: La storia per millenni, salvo rare eccezione, è prevalentemente maschilistica. Solo negli ultimi secoli si va un tantino meglio. Senza dubbio le donne hanno sempre contato e spesso istradato gli uomini nel bene o nel male. Ed è vero che scrivendo del cinquecento mi viene più naturale calarmi nei panni maschili di un condottiero per costruire una trama. E servirmi di fraseologia prevalentemente da uomo. Credo però nel mio L’oro dei Medici di aver scritto e inserito un flash back di Don Giovanni, in cui predomina un cammeo di amore erotico molto più da un punto di vista femminile che maschile. Nel mio Ritratto scomparso (romanzo attuale) ho lasciato invece più libera interpretazione all’assoluta parità dei sessi nell’amore. E quindi, se vogliamo, ho ceduto alla tentazione di un pelino di giallo/rosa/noir.

6) Alterni la scrittura alla stesura di centinaia di recensioni! Come riesci a leggere così tanti libri? E in contemporanea scriverne e presentarli! Noi siamo sempre state convinte che esistano almeno tre Debicke… anzi, diciamo quattro perché ce n’è anche una …cuoca! Alle tue presentazioni capita di assaggiare anche manicaretti meravigliosi che tu prepari nottetempo?
P.: Siamo tre Patrizia anzi quattro verissimo! Nossignori, bugia! C’è chi è portato alla musica, chi alla pittura e io lo confesso li invidio da morire. Io invece ho una particolare dote: la lettura veloce anzi velocissima. Questo mi ha sempre permesso con voluttà di “straleggere”. Cosa che mi consente di recensire tanti libri e, se me lo chiedono, di presentarli. Per scrivere roba mia, interrompo e scompaio praticamente dalla scena per qualche settimana e più. Quando ritorno cerco di rimettermi in pari con il resto per poi ripiombare e sparire di nuovo nella mia privay operativa.
La cuoca, altra storia. Intanto è una domestica necessità, in casa mia si pretende di mangiare bene o almeno benino. Manicaretti alle presentazioni? Vi aspetto alla mia presentazione di Voghera, non mancate avrete qualche piattino da assaggiare .

7) Una particolarità: ne L’Oro dei Medici a pag. 45 si parla di una sferetta che contiene aromi (sandalo, si suppone) che Don Giovanni porta appesa al collo. Chi ti conosce sa che tu quasi sempre ne tieni una simile sul petto… ti sei ispirata a lui o hai voluto caratterizzare il tuo personaggio con la “tua firma”?
P.: Nel Museo degli argenti di Palazzo Pitti esistono molti esempi di gioielli tipo la sferetta di Don Giovanni o pomander come lo chiamano gli inglesi, che poi sono contenitori di pasta profumata. Dopo il mio L’oro dei Medici, L’antica Farmacia di Santa Maria Novella ha cominciato a farli fare da artigiani di vaglia e a venderli regolarmente. Mia figlia, che vive a Firenze, li ha visti e me ne ha regalato uno. E io lo porto e faccio pubblicità al mio personaggio.

8) Se non siamo troppo indiscrete: svelaci qualche progetto futuro…
P.: Pubblicare di nuovo altri miei romanzi Medici, poi penso qualcosa di attuale e infine un bel progetto in cui tradirei il cinquecento per il quattrocento, che spero proprio riuscirà ad andare in porto.

Intervista a cura di Elena e Michela Martignoni