Intervista a Ivo Tiberio Ginevra

1966


Ivo Tiberio Ginevra nasce a Caltanissetta il 14 maggio del 1961 e vive a Palermo da più di quarant’anni. Ha esercitato la professione di avvocato, prima di trovare lavoro in una compagnia assicurativa e fonda insieme alla moglie la casa editrice I Buoni Cugini editori occupandosi della minuziosa ricostruzione di tutte le pubblicazioni di Luigi Natoli, nonchè di libri “introvabili” caduti nel dimenticatoio della collettività. Ha pubblicato il giallo “Gli assassini di Cristo” e gli abbiamo rivolto qualche domanda.

1.Benvenuto sul mio blog, Ivo. Come e perché sei approdato alla scrittura?
R. Grazie Cecilia per questa opportunità e grazie ai lettori se mai avranno la pazienza di leggere questa lunga intervista fino in fondo.
Ho iniziato a scrivere molto tardi. La mia formazione classica me l’ha sempre impedito, d’altronde se si cresce leggendo Cechov, Dostoevskij, Pirandello e mostri del genere non hai scampo, neanche ci pensi, poi il mio incontro del tutto casuale con alcuni scrittori contemporanei mi ha aperto la vista su un mondo impensabile e subito dopo è seguita un’incredibile abboffata di noir, con alla fine la convinzione che forse qualcosa da dire potevo averla anch’io. Di storie in testa ne ho sempre avute parecchie.

2.Hai pubblicato “Gli assassini di Cristo”. Com’è nata l’idea di questo romanzo?
R. Io sono nativo di Caltanissetta dove, per antica tradizione, la religiosità ha una forte espressione idolatrica nei riti della Settimana Santa, cosa che mi dava un notevole fastidio, sia in termini religiosi che in termini artistici. In poche parole ho fortemente odiato tutta la spettacolarizzazione del dolore di Cristo nelle grossolane forme artistiche popolari, infiltrate da stupide credenze ed esasperazioni. Più volte ho pensato qual era il senso di tutto questo. Poi, solo una decina di anni fa, ho esorcizzato questa mia avversione creando un personaggio che potesse materialmente distruggere tutto al mio posto e quindi mi sono scatenato rompendo ogni elemento pseudosacro che la fantasia mi suggeriva. Da quel momento tutto questo non mi ha più dato fastidio, anzi sono passato alla fase di studio e simpatia per le vecchie tradizioni popolari e adesso mi piace pure seguire, ma con occhio critico, tutti questi riti pieni di iconografia.

3. Per quale motivo hai scelto di ripubblicarlo?
R. Sono stato sollecitato da moltissimi lettori che non potevano leggerlo perché fuori catalogo, poi sono arrivate le richieste delle librerie ed allora l’ho ripubblicato. Credo che siano state delle richieste collegate anche al secondo romanzo della serie: “Sicily crime”. Infatti, chi ha letto quest’ultimo voleva conoscere anche il primo del duo Falzone e Bertolazzi e quindi ho ripubblicato “Gli assassini di Cristo”, che sarà seguito dal “Sicily crime” e da due nuovi romanzi inediti, che purtroppo e/o per fortuna, grazie al corona virus, ho avuto il tempo di correggere e sistemare meglio. Questa riedizione de “Gli assassini di Cristo” è anche corredata dai disegni originalissimi di Niccolò Pizzorno che ha dato i volti ai protagonisti e illustrato tutti i capitoli del romanzo come se fosse una graphic novel.

Falzone
Bertolazzi

4.Personaggi della tua storia sono il duo investigativo Falzone e Bertolazzi, ce li descrivi? E come sono nati?
R. Ho voluto creare dei personaggi che non avessero punti in contatto con quelli di letterature americane o scandinave. Non volevo supereroi da scazzottata facile o tiratori scelti. Non volevo bei tenebrosi irraggiungibili o amatori instancabili dalle sigarette fumate in solitudine. Li volevo con i nostri stessi problemi e ricchi d’incertezze, stress, angosce ed anche allegrie, ma tutti fortemente legati al proprio territorio. In poche parole volevo che tutto fosse reale e allora è nato il commissario Falzone, con alle spalle un matrimonio fallito, una gestione difficile dei figli minori osteggiata dalla ex-moglie, con due genitori anziani e un carattere meditativo, paziente, sincero. In poche parole un amico molto gentile e presente. Bertolazzi è il suo opposto. Perennemente incazzato, impetuoso, istintivo, autoritario e stressato dalla moglie, dalle quattro figlie femmine, dalle responsabilità, da tutto, però al contempo è sincero, leale, affettuoso e con un sorriso che come un colpo di spugna cancella il suo malo carattere. Anche gli altri personaggi del commissariato li ho resi piuttosto umani e protagonisti, caratterizzandoli al massimo. Poi tutte le storie nascono nel contesto reale della mia Sicilia. Per ultimo, ma non per la sua importanza, ho cercato di non avere nelle mie storie alcuna attinenza stilistica con quelle del Maestro Camilleri che adoro e neanche sono degno di pronunziare, ma i miei Falzone e Bertolazzi non hanno nulla in comune con Montalbano o Mimì Augello. C’è la parlata in siciliano dei personaggi, ovvio, ma non la geniale narrazione sicula del grande Camilleri.

5.Si parla di distruzione delle icone che rappresentano la nostra cristianità, nel nome di un odio da parte dei musulmani. Argomento molto impegnativo e sempre attuale. Considerata la storia della Sicilia e delle dominazioni precedenti, ritieni che l’integrazione sia più facile o, al contrario, più complicata?
R. Se un marziano atterrasse sulla nostra terra, sicuramente avrebbe notevoli difficoltà nel capire l’uomo e questa sua storica frenesia di avere un dio che lo governi. E ancora più difficile sarebbe per il marziano capire all’interno delle stesse religioni le varie correnti di pensiero. E se il marziano dovesse arrivare da un pianeta pacifico, non capirebbe assolutamente, perché tutte queste religioni predicano pace e amore e noi umani per secoli e secoli ci siamo e continuiamo ancora a scannarci per un dio che predica amore e pace. Tolta questa personale considerazione credo che l’integrazione religiosa, in particolare quella fra islamici e cattolici, ma anche quella con altre religioni, nella nostra Sicilia, non sia difficile. Da sempre nell’isola conviviamo con diverse culture, razze e religioni e storicamente ce le siamo date anche di “santa ragione”, però l’imprinting dell’accoglienza e della tolleranza è nel nostro DNA di siciliani; pertanto credo in una integrazione fattibile saldata dal collante della difficoltà economica, che tutto travolge e in questo caso “tutto incolla”. Certo, ci sono episodi di intolleranza, ma parliamo pur sempre di episodi, amplificati dai media. Nei fatti conviviamo pacificamente da sempre e Mazara del Vallo è una fattiva esperienza di buona integrazione fra le culture islamica e cattolica… Comunque per terminare il discorso del marziano, credo che avrebbe molte più difficoltà nel cercare di capire la politica italiana.

6.Il tuo stile di scrittura ha un’impronta letteraria siculo-ironica, che caratterizza senza far diventare macchiette i personaggi, che ironizza senza ridicolizzare le situazioni, che scrive di morte esorcizzando i vivi. Perché questa scelta?
R. Credo che la risposta sia naturale e nell’essere profondamente siciliano. Noi siamo così da sempre. Siamo abituati a convivere con il bene e il male nello stesso pianerottolo di casa, pertanto se non hai dell’ironia come vai avanti? È questo il nostro carattere e la nostra arma finché ognuno recita il suo ruolo. E poi capiamoci! È la patria di Pirandello…

7.Credo di non svelare nulla di importante se dico che si parla anche di lavoro minorile all’interno del romanzo, altra spina nel fianco di un territorio difficile. Ce ne vuoi parlare?
R. Non c’è lavoro. Non ce n’era prima e continuando di questo passo credo non ce ne sarà. È normale da noi che determinate classi sociali non abbienti facciano lavorare i minorenni per vivere. Anche questa storia di sottosviluppo a noi siciliani ci scorre dentro e ci siamo abituati da sempre, come se fosse ineluttabile e saldata a questa terra. Certo, abbiamo fatto parecchi passi avanti da quando “Ciàula scopre la luna”, grazie anche alla tutela dell’obbligo scolastico, ma la strada è lunga e purtroppo comune a tanti minori di tutta Italia.

8.Tu e tua moglie state portando avanti un lavoro pazzesco ripubblicando le opere di Luigi Natoli. Ci vuoi raccontare qualcosa di questo scrittore e rivelarci il motivo per cui avete fatto questa scelta?
R. Spiegare in poche righe chi era Luigi Natoli è molto difficile; posso dare solo una visione generale del personaggio e del perché lo stiamo pubblicando. Natoli è stato uno dei più grandi narratori italiani e sicuramente fra i migliori scrittori al mondo di romanzi c.d. “Storico-popolari”, ma era anche studioso, storico e storiografico di altissimo livello. Le sue precarie condizioni economiche, nonostante fosse preside di scuole, e le avversità causate dal regime fascista, che mai volle accettare, non lo fecero emergere a livello nazionale relegando la sua fama limitatamente alla Sicilia alla quale dedicò tutta la sua sterminata produzione letteraria, critica e storica, in particolare a Palermo, la sua città e luogo dove ambientava la maggior parte delle opere, che sono tantissime. In cifre: 28 grandi romanzi storici (in maggior parte incentrati nella continua lotta del popolo siciliano per la libertà, a partire dalle guerre servili nel 103 a.C. al Risorgimento), più di trecento racconti, alcuni piuttosto lunghi, opere teatrali in italiano e in dialetto siciliano del tutto inedite, otto o nove volumi di ricerche e di storia letteraria che illustrano la Sicilia e sono citati come fonti in opere letterarie, discorsi, commemorazioni, conferenze, articoli d’arte, di letteratura, di filologia, trattati storici e più di 42 testi scolastici per le “Reali scuole normali” ecc. ecc. Eppure la maggior parte di queste opere non è stata mai pubblicata o ripubblicata e tutti lo conoscono solo per essere l’autore de I Beati Paoli, che non è neanche il suo capolavoro. A questo punto, dopo avere proposto a delle case editrici i nostri studi sul Natoli per pubblicare i suoi scritti, avutane risposta negativa perché non c’era business, compreso che la maggior parte dei romanzi era stata sottoposta a revisionismo o adattamenti, stanchi di presentare questo autore sempre a tutti come “quello dei Beati Paoli”, io e mia moglie abbiamo fondato la casa editrice “I Buoni Cugini” e stiamo pubblicando tutta la sua opera integrale edita e inedita, rigorosamente trascritta dagli originali. Al momento stiamo finendo di pubblicare i romanzi e fin da adesso possiamo dire che l’ultima cosa che faremo sarà “I Beati Paoli”; così renderemo giustizia al grande Luigi Natoli.

9.Nel marasma di attività che svolgi, riesci anche a leggere? Raccontaci del tuo ultimo libro che hai letto.
R. Non so neanche io dove trovo il tempo per leggere un libro, ma lo trovo sempre, anzi ti dirò che ne leggo due contemporaneamente. E ho appena finito di leggere sia il bellissimo libro di Marilù Oliva “L’Odissea raccontata da Penelope, Circe Calipso e le altre…” dove sono rimasto incantato dal cambio della prospettiva di narrazione tutta al femminile, che ribalta quella tradizionale pensata in maschile per l’eroe greco (ho adorato Nausicaa) e poi, siccome sono amante della storia di Palermo, città dove vivo da più di quarant’anni, sono riuscito a terminare qualche rarissimo libro sull’argomento che, vedi caso, ho deciso di pubblicare.

Intervista a cura di Cecilia Lavopa