Intervista a Rosa Teruzzi

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Rosa Teruzzi vive e lavora a Milano. Esperta di cronaca nera, è caporedattore della trasmissione televisiva Quarto grado (Retequattro). Oltre ai libri che compongono la serie I delitti del casello edita da Sonzogno (La sposa scomparsa, La fioraia del Giambellino, Non si uccide per amore, Ultimo tango all’ortica e La memoria del lago, appena uscito. Ha pubblicato diversi racconti e tre romanzi.

1.Innanzitutto, grazie per essere qui con noi di Contorni di Noir. E’ appena uscito “La memoria del lago”. Com’è nata l’idea?
R.: Da molto tempo progetto di scrivere un romanzo ambientato negli anni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, un periodo storico che mi ha sempre affascinato, segnato da azioni spregevoli e da silenziosi gesti di eroismo quotidiano.
La trama di questo romanzo – che non sarà un giallo – è già delineata nella mia testa, ma mi occorre tempo per documentarmi ed è stato proprio studiando alcuni libri di storia locale che è scattato in me il desiderio di immergere nell’atmosfera turbolenta del dopoguerra, con i suoi segreti e i suoi tradimenti, le protagoniste dei miei gialli seriali: Libera, la fioraia-detective, la sua bizzarra madre Iole e la giovane cronista Irene detta La Smilza.
Questa volta, Libera deve indagare su un cold case che la riguarda da vicino: la misteriosa morte di sua nonna, frettolosamente archiviata come un incidente nell’estate del 1946.

2. E’ l’ultimo volume della serie I delitti del casello. Che cosa si prova a lasciar andare una propria opera?
R.: Io mi ritengo fortunata perché scrivo romanzi seriali che ruotano intorno agli stessi personaggi anche se si arricchiscono di nuovi interpreti a ogni capitolo. In questo modo, non sono costretta ad abbandonare il mio mondo letterario quando finisco di scrivere. Non è che ogni storia sia il seguito dell’altra, in realtà si tratta della stessa storia che si evolve, come la vita di ognuno di noi.

3. Ho imparato a conoscere, e amare, Libera, Vittoria e Iole in pochi giorni: quali sono secondo te i punti di forza di questi tre personaggi e come sono nati nella tua fantasia?
R.: Ogni scrittore sa che i personaggi esistono a prescindere. Sono solo in cerca di qualcuno che sappia dare loro corpo, dopo averli sognati.
Per me è stato così con le tre donne che abitano il casello ferroviario di via Pesto, nel popolare quartiere del Giambellino, a Milano.
Libera, la protagonista, sua madre Iole e sua figlia Vittoria sono legatissime, nonostante i loro caratteri all’apparenza inconciliabili. La loro è una famiglia di donne sole che combattono per raggiungere il proprio equilibrio e conquistare uno scampolo di felicità.
A 46 anni, la forza di Libera è la passione con cui si prende cura della figlia, della casa, delle clienti, di un cane e soprattutto di quella scriteriata di sua madre.
La forza di Vittoria, invece, sta nella sua tenacia mai cieca e nella polpa tenera che si nasconde sotto la scorza di poliziotta tutta d’un pezzo. Quella di Iole è la leggerezza, nel senso inteso da Calvino “planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.

4. Ne “La memoria del lago” si torna al passato: è il 1946, la guerra è appena terminata e le donne come Ribella vengono additate, eppure ho spesso pensato, leggendo il tuo romanzo che sarebbe potuto benissimo essere ambientato nel 2020: come è essere caporedattore e scrittrice nel mondo noir oggi?
R.: Ribella non è una figura proto-femminista, nessuna delle mie protagoniste lo è. Ma, come ha scritto una bravissima blogger recensendo la prima avventura della fioraia del Giambellino, le mie donne non sono “liberate”, sono “libere” rispetto al contesto sociale in cui vivono. Gli unici condizionamenti che subiscono sono quelli che loro stesse si sono date.
Quanto a me, non mi sono mai chiesta se sarebbe stato più facile diventare giornalista, scrittore (o avvocato, calciatore, presidente della Repubblica…) se fossi nata uomo e non donna. Non perché io non riconosca – e contrasti, per quanto posso – le disuguaglianze di genere, ma perché lo considero uno spreco di energia creativa.
Io sono qui – e ora – una donna di 55 anni che ha sempre cercato di comportarsi onestamente con se stessa e con gli altri e che ha lavorato senza risparmiarsi per realizzare i propri sogni, il primo dei quali è la scrittura.

5. Ritmo incalzante, storie di quartiere e personaggi semplici: a mio avviso, fanno sì che i tuoi romanzi vengano amati senza remore, e il Giambellino che fa da sfondo a tutto: qual è il tuo legame affettivo con questo quartiere?
R.: Sono nata a Villasanta, un paese della Brianza in cui vivono ancora mia madre e una delle mie sorelle. Sono arrivata a Milano oltre trent’anni fa per lavoro e come succede a Spartaco, il ferroviere valtellinese nonno della mia protagonista, mi sono innamorata giorno dopo giorno di questa città, perché quello che scegliamo lo amiamo spesso più di quello che ci è toccato in sorte.
Il Giambellino è il quartiere in cui vivo da allora, un angolo di città di confine, con i pregi e i difetti delle periferie e una forte anima popolare. E’ il quartiere del Cerutti Gino cantato da Gaber. Quello in cui si è sposato Jannacci e ha scritto i suoi primi romanzi Andrea Pinketts. Una miniera inesauribile di suggestioni,

6. Non posso nascondere che Iole sia il personaggio al quale mi sia affezionata di più: uno spirito libero e simpatico che fa nascere un sorriso anche nella situazione più drammatica. Libera, sua figlia, è invece completamente differente: come sono nate le diversità tra le due donne?
R.: Libera e Iole hanno personalità sfaccettate. La loro principale dinamica di coppia è il ribaltamento del tradizionale ruolo “madre-che-accudisce”-“figlia-accudita”.
Ma non solo.
Quanto più la figlia è romantica, malinconica e attendista tanto più la madre si mostra sfrontata, dispettosa, spregiudicata e audace. E non è così per caso: i caratteri di Libera e Iole sono la somma delle loro attitudini congenite e del modo in cui hanno risposto alle esperienze della vita. Ma indagare insieme le sta avvicinando, libro dopo libro.

7. Libera era proprietaria di una piccola libreria e non viene mai nascosta la sua passione per i libri gialli e noi lettori apprezziamo sempre personaggi nei quali possiamo riconoscerci: se Libera dovesse scegliere un libro noir per eccellenza, cosa ci suggeriresti di leggere?
R.: Io sono legatissima a “I milanesi ammazzano il sabato”, l’ultimo romanzo di Giorgio Scerbanenco, per la trama perfetta, il racconto di una Milano dolente e cattiva e la voce amara e malinconica dello scrittore. Ma credo sia un noir anche il mio romanzo preferito in assoluto, un piccolo gioiello psicologico: “Lo strano caso del dottor Jekyll e di mister Hyde” di Robert Louis Stevenson. Questo romanzo sul doppio malvagio che vive dentro ognuno di noi è la prova provata che i libri contengono già tutto, visto che è stato scritto prima degli studi di Freud sull’inconscio. Per me, non c’è una sillaba in questo libro che sia superflua.

8. La serie I delitti del casello è apprezzata dai lettori e ormai giunta al quinto volume, eppure lascia al lettore la sensazione che ancora molto ci sia da raccontare: quali sono i tuoi piani futuri?
R.: Quest’estate scriverò la sesta avventura delle tre donne del casello: è tutto l’anno che penso a questa storia e non vedo l’ora di essere libera dal lavoro per dedicarmici. Sarà un’indagine nel tempo presente, ma finirà per portare a galla un altro segreto della famiglia di Libera. E forse ci sarà anche una svolta sentimentale per lei, ma solo se sarà lei stessa a volerlo.

Intervista a cura di Adriana Pasetto