Intervista a Paola Barbato

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Paola Barbato è milanese di nascita, bresciana d’adozione, prestata a Verona dove vive con il compagno, tre figlie e tre cani. Scrittrice e sceneggiatrice di fumetti, tra cui Dylan Dog, ha pubblicato Bilico, Mani nude (vincitore del Premio Scerbanenco), Il filo rosso, Non ti faccio niente e Io so chi sei (il primo titolo di una trilogia). Ha scritto e co-sceneggiato per la Filmmaster la fiction Nel nome del male, con Fabrizio Bentivoglio.

Con Piemme ha pubblicato Non ti faccio niente (2017), Io so chi sei (2018), Bilico (2018), Mani nude (2019), Vengo a prenderti (2020). www.paolabarbato.it

Sarà al festival Giallo di sera a Ortona (CH) il 26 luglio alle 19,30, moderatore Romano De Marco, insieme a Emanuela Valentini e nel frattempo le abbiamo fatto qualche domanda:

1.Stephen King fa dire a Annie, protagonista di Misery, allo scrittore Paul Sheldon, che se in una storia fai morire un protagonista, non puoi imbrogliare ovvero farlo morire poi riportarlo in vita: il lettore infatti non è un imbecille e bisogna saper gestire tutto quanto con attenzione. Quanto contano le ricerche durante la stesura di un romanzo? Quali sono le ricerche più strane che hai fatto?
P.: Le ricerche sono importantissime, fondamentali, e la lezione di Annie è stampata a caratteri cubitali nella mia mente. Tutto deve essere non solo possibile ma plausibile. Quando scrivo un libro mi rivolgo sempre a persone esperte (polizia, medici, avvocati) oppure che vive sul territorio che descrivo (per quel che riguarda la chiusa del Po presente in “Vengo a prenderti” sono arrivata fino a una persona che ci lavora). La cosa più bizzarra è stata vincolare alcune parti della stesura di “Io so chi sei” alle reali condizioni meteo fiorentine.

2.Quanto ha significato e significa il tuo rapporto con il fumetto e con Dylan Dog in generale?
P.: Sceneggiare mi ha insegnato la disciplina, non riuscirei a gestire tanta materia sparsa se non avessi imparato il rispetto di spazi, tempi, misure che vincolano la stesura di un fumetto. Nel dettaglio Dylan per me è un legame emotivo, non solo perché amavo il personaggio come lettrice ma perché voglio molto bene al suo creatore Tiziano Sclavi. Dylan (come Annie Wilkes) è un personaggio che non abbandoni una volta chiuso l’albo, resta con te e ti accompagna.

3.Quanto “stupidi” devono essere gli investigatori per risultare credibili?
P.: Non devono esserlo. Io non scrivo di investigatori, in generale, ma non devono esserlo, mai. Il loro antagonista deve essere più furbo, più bravo, e vanno sfruttate le componenti umane, i limiti personali, le idee preconcette, la fiducia. Nella serie tv “Breaking bad” c’è una straordinaria figura di poliziotto, Hank, che pur con minor intelligenza e competenza del suo antagonista, il cognato Walt, riesce pezzettino per pezzettino, anche con vari errori e ingenuità, a identificarlo. Gli ostacoli quindi non devono essere tanto nel personaggio quanto nelle circostanze.

4.Stai ancora usando attivamente WattPad? Com’è l’iterazione diretta con i tuoi lettori?
P.: Molto poco, ma non è scarsa volontà, purtroppo non più ho quel meraviglioso tempo residuo che mi consentiva, fino a qualche tempo fa, di potermi dedicare ad una storia solo per il piacere di farlo. Ma con i lettori il contatto c’è sempre ed è stretto, ho creato un gruppo chiuso di auto-aiuto su Facebook per superare il trauma della fine di “Vengo a prenderti” e in generale della poli-bilogia e vanta finora 230 membri che parlano tutti del libro. Credo sia una cosa fantastica.

5.Abbiamo visto sempre più, di questi tempi, come il mondo della fake news crei mostri laddove non ce ne siano, ma anche come sia difficilissimo togliere certe idee ormai consolidate dalle persone: tu hai spesso creato protagonisti dove il confine tra brava persona e deprecabile era molto labile. Cosa ne pensi?
P.: Penso che esistano migliaia di verità, una per ogni persona, e che ciascuna voglia credere solo alla propria. Il potere dell’autoconvincimento, l’incapacità di guardare fuori da sé o oltre la propria scala di valori sono forze avverse e facili da cavalcare, i piccoli poteri delle piccole persone. Li temo, ma non sono una novità, semplicemente nella nostra epoca sono cose manifeste e non più nascoste, il che forse è un bene.

Intervista a cura di Michele Finelli