Intervista a Valerio Varesi

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Valerio Varesi, nato a Torino nel 1959, vive a Parma e lavora nella redazione de la Repubblica di Bologna. Romanziere eclettico, è il creatore del commissario Soneri, protagonista dei polizieschi che hanno ispirato le tre serie televisive Nebbie e delitti con Luca Barbareschi. I romanzi con Soneri sono stati tradotti in tutto il mondo e nel 2011 l’autore è stato finalista al CWA International Dagger, il prestigioso premio per la narrativa gialla. Nel 2017 ha vinto il premio Violeta Negra per il miglior romanzo noir.
www.valeriovaresi.net

Lo abbiamo intervistato in occasione dell’uscita del suo ultimo libro “L’ora buca”, edito da Frassinelli. Ecco cosa ci ha raccontato:

1. Molto spesso nelle tue interviste affermi che la realtà è una fonte infinita di spunti narrativi. “L’ora buca” da quali spunti è nato?
V.: Dall’osservazione della realtà dei nostri tempi. Dal fatto che ormai viviamo in un mondo fittizio, in una dimensione del tutto inventata. Mai come oggi si può dire che la vita è sogno, ma di quelli creati in laboratorio per ridurci tutti alla dimensione di consumatori o di sudditi della volontà di potere di pochi. La pubblicità che crea desideri è basata su menzogne e suggestioni, la politica altrettanto. Ci illudiamo di poter contare qualcosa votando, ma non ci siamo accorti che lo strumento è svuotato di idee e progetti e anch’esso controllato dall’unico potere, quello economico. Non a caso abbiamo avuto a capo dei Governi personaggi presi direttamente dal mondo della grande imprenditoria come Berlusconi e oggi Trump.

2. A chi ti sei ispirato per creare la figura del protagonista?
V.: Il protagonista interpreta la generale ansia di distinguersi che pervade la maggioranza delle persone. Perciò si può dire che si tratta di un io collettivo e impersonale. Proprio perché ci sentiamo schiacciati e massificati senza poter incidere sulla realtà, cerchiamo di emergere a ogni costo e con ogni mezzo, proprio come lui.

3. Un aspetto che mi ha colpita da subito è stato il fatto che il protagonista non ha un nome. Come lettrice ho pensato che non gli è stato attribuito perché ognuno di noi potrebbe essere lui. Dal punto di vista dell’autore, qual è la spiegazione?
V.: Sì, è così. Tutti cercano di affrancarsi dall’indistinto di massa. C’è chi lo fa sfoggiando un oggetto che pensa essere simbolo di esclusività. C’è chi cerca il protagonismo nei settori che più possono far stare sulle ribalte come quello dello spettacolo. C’è chi si fa largo sui social con azioni anche sgradevoli per diventare un influencer. Le vie per tentare la celebrità sono infinite, ma quella più rapida e meno faticosa è la politica. Nel giro di pochi mesi si può passare dall’anonimato assoluto alla notorietà.

4. Il protagonista è un professore. Lui è insoddisfatto della sua vita lavorativa e non solo. Quale tipo di scuola hai immaginato per L’ora buca? Io ci ho visto una scuola dove non c’è empatia e condivisione tra alunni e professori. Cos’è che manca e la colpa da che parte è, sempre se si possa parlare di colpa?
V.: Mi sono immaginato un liceo scientifico per la natura delle discussioni tra il professore e i suoi allievi. L’empatia in questo caso è mancante perché il professore non crede più in quello che insegna. Le domande dei suoi allievi lo mattono in difficoltà perché approfondiscono i suoi stessi dubbi. Si sa che un docente diventa poco credibile se non ama e non crede in quello che insegna. Dunque, se di colpe dobbiamo parlare, questa è del professore.

5. Sei anche giornalista presso la sede di Bologna de La Repubblica. Qual è il futuro del giornalismo in un’epoca in cui di giornali se ne vendono pochi e le edicole chiudono? E per i giovani che vogliono cimentarsi nel mondo del giornalismo, quali prospettive ci sono?
V.: Il futuro in questo settore è molto incerto. I giornali di carta stanno tramontando come canale primario di informazione e l’online ancora non dà risultati economici in termini pubblicitari, soddisfacenti. Da qui una crisi che non ha ancora un punto di approdo. Il vecchio mondo in cui sono cresciuto professionalmente è al crepuscolo e l’alba del nuovo ancora non è visibile del tutto. Purtroppo non vedo un futuro molto roseo perché il giornalismo online è molto diverso da quello su carta. Vi predomina l’immagine sulla parola scritta e dunque temo che la riflessione lasci il posto all’emozione. Con ciò l’eclissi della ragione che vedo approssimarsi si approfondisce. Ai giovani consiglio di dedicarsi ai nuovi mezzi di comunicazione e padroneggiarli perché tutto passerà di lì. Ma penso che l’informazione del futuro sarà su molti canali con ‘effetto Babele’ e drastico peggioramento della qualità.

6. “L’ora buca” affronta diverse tematiche, tutte interessanti e che portano con sé molti spunti di riflessione. Mi chiedevo mentre leggevo – e me lo chiedo sempre – perché il cosiddetto pubblico si accontenta spesso della mediocrità e non intende invece andare alla ricerca della bellezza. Parlo ad esempio del pubblico della tv che passivamente subisce quello che gli viene propinato con una serie di trasmissioni becere e inutili. Dal tuo punto di vista di scrittore e giornalista come te lo spieghi?
V.: Io cerco di scrivere libri di qualità sia dal punto di vista del contenuto che della scrittura. Purtroppo questo tempo è dedito alla velocità e alla quantità più che alla riflessione e alla qualità. Anni di televisione becera e banale, costruita apposta per distruggere il buon gusto e il senso critico, hanno fatto sì che oggi una parte dei lettori cerchi esclusivamente l’intrattenimento e rifiuti la riflessione o la scrittura ricercata in quanto costano fatica. Si gradisce la lettura facile perché tutto il mondo è ormai improntato alla facilità e all’esclusione della fatica. Guidiamo auto che fanno tutto da sole, il nostro bagaglio di nozioni non è più nella nostra memoria ma dentro un server, col telefonino possiamo pagare le bollette e persino la pizza ce la facciamo portare in salotto da torme di schiavi in bicicletta, forse tra i pochi che ancora conoscono la fatica fisica. Ovvio che anche nella lettura si cerchi la facilità e la banalità.

7. L’Agenzia alla quale si rivolge il protagonista per la realizzazione del suo desiderio, appunto lavora nel campo dell’immaginario. Perché è diventato così fondamentale far avverare i propri desideri fino al punto di star male se non si può ottenere quello che si vuole o meglio, quello che ti fanno credere tu voglia?
V.: Perché il nostro è un mondo che non ha orizzonte, non ha progetti collettivi e dunque tutto si esaurisce nel qui ed ora. E se non riesci a ottenere quello che desideri o ti fanno desiderare, ti prende la frustrazione che si muta in rancore verso il mondo e gli altri. Ecco perché oggi viviamo nel pessimismo e nella rabbia che scatena l’aggressività.

8. La realtà distopica che ci racconti purtroppo non è molto distante e l’amarezza è tanta. Senza fare nessuno spoiler, la conclusione del libro è davvero devastante, da una parte la tattica decisa dall’Agenzia e dall’altra la consapevolezza e la felicità del protagonista per aver raggiunto il proprio obiettivo a qualsiasi costo. Verso cosa si sta dirigendo il genere umano?
V.: Lo vediamo con la follia liberista. L’idea che tutto debba essere regolato dal mercato è folle. Sta distruggendo il pianeta e le persone perché tira fuori il peggio dall’umano agendo e stimolando l’egoismo dei singoli. Il protagonista muore contento perché è convinto di restare nella storia politica. Immola se stesso per ottenere ciò. L’effimera gloria momentanea prende il posto della vita eterna promessa dalla religione. Forse la pandemia potrà farci cambiare strada. Lo spero, sempre che non sia troppo tardi. Ma occorre un nuovo sguardo sul mondo, perché quella che stiamo vivendo non è una crisi economica. Quest’ultima è solo la conseguenza di una grave crisi culturale.

9. “L’ora buca” non lascia spazio a nessuna speranza, non c’è nessun barlume di luce. Si parla forse troppo poco di speranza e di voglia di cambiare le cose? Non si ha la forza di farlo o non si ha nessuna voglia politica/economica/sociale?
V.: Non c’è mai stato tanto desiderio di speranza come oggi. Questo l’ha capito solo la Chiesa che ha eletto Francesco, uno dei pochi capaci di donare speranza alla gente. Ma c’è bisogno anche di una speranza laica e politica. Io la intravedo solo nel movimento ecologista che sta crescendo. Non si tratta solo di difendere la terra dalle aggressioni e dallo sfruttamento, ma di una visione complessiva dei rapporti economici e sociali.

10. Quali sono i progetti per il tuo futuro di scrittore? Tornerà Soneri, protagonista della tua fortunata serie?
V.: Sì, tornerà dal prossimo anno. E’ già in gestazione.

Intervista a cura di Cecilia Dilorenzo