Intervista a Gaetano Savatteri

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Gaetano Savatteri, cresciuto in Sicilia, vive e lavora a Roma. Con Sellerio ha pubblicato: La congiura dei loquaci (2000, 2017) La ferita di Vishinskij (2003), Gli uomini che non si voltano (2006), Uno per tutti (2008), La volata di Calò (2008) e La fabbrica delle stelle (2016), Il delitto di Kolymbetra (2018) e Il lusso della giovinezza (2020).

Lo abbiamo intervistato per farci raccontare qualcosa di più del libro uscito da poco in libreria, Il lusso della giovinezza e dei suoi personaggi, Lamanna e Piccionello:

1. Essere giornalista ti ha permesso di conoscere contesti diversi e di entrare in contatto con realtà poco note o spesso celate al pubblico. Quanto ha influito la tua esperienza nel giornalismo per la creazione delle storie e di un personaggio come Lamanna?
G.: Il mio mestiere di giornalista mi ha insegnato soprattutto due cose. La prima è una certa attenzione al dettaglio che spesso, nelle storie più complesse, svela verità inaspettate. Questo significa un mio morboso puntiglio nell’esattezza della descrizione di luoghi, in nome della verosimiglianza delle cose reali con quello che scrivo. E siccome i luoghi in cui ambiento le mie storie sono reali, così a volte lo sono anche alcuni personaggi, questo mi impone una verifica costante per evitare quella che nei giornali è chiamata la smentita del giorno dopo. Ricordo che da giovane cronista a Palermo il mio capo era ossessionato da questa precisione. Se c’era un omicidio non si poteva sbagliare la strada o quanti piani avesse il palazzo di fronte o il nome del negozio vicino, perché se uno veniva smentito su un fatto verificabile da tutti, sarebbe crollata l’intera impalcatura dell’articolo anche e soprattutto nella parte che il lettore non poteva verificare di persona. La seconda cosa che ho imparato dal giornalismo è scrivere in fretta e dovunque, in qualunque condizione ci si trovi e a qualunque ora. E questo torna utile.

2. In questo romanzo Lamanna e Piccionello da Màkari si spostano a Castelbuono sulle Madonie. I romanzi noir penetrano nel territorio e consentono una conoscenza che va oltre quella turistica. Secondo te in che misura i romanzi noir stanno sostituendo il lavoro dei cronisti?
G.: Il romanzo giallo o poliziesco è diventato uno strumento utile per conoscere la realtà sociale di un luogo e di un certo tempo. Penso ai gialli di Vasquez Montalban sulla Barcellona che si preparava alle Olimpiadi, fervente di opere ma anche di affari, non sempre puliti. Il giallo mediterraneo, rispetto a quello nordico, è intramato con il presente e spesso quei romanzi ci spiegano meglio di un articolo, anche per la loro durata nel tempo, cos’era una città o un paese e cosa si muovesse oltre l’apparenza.

3. Legandomi alla domanda precedente, nei tuoi romanzi la Sicilia è fuori dagli stereotipi, e lo stesso Lamanna è molto british. Quanto è importante raccontare questa Sicilia, con personaggi fuori dagli schemi?
G.: Da anni, sia con i romanzi che con i saggi (parlo del mio “Non c’è più la Sicilia di una volta”, pubblicato nel 2017 da Laterza) cerco di scardinare alcuni vecchi e nuovi luoghi comuni. Lamanna e Piccionello sono figli di questa riflessione: protagonisti di una Sicilia che si muove, sussulta, cade e si agita, inseguendo la modernità, anche se spesso in modo diverso, disordinato e goffo rispetto a molte altre regioni del mondo.

4. Il Lusso della giovinezza più che un titolo, sembra una di quelle considerazioni filosofiche, su cui poi costruisce le sue teorie Lamanna, il protagonista del romanzo. La consapevolezza di vivere l’età di chi non ha diritto a gratuità, di chi paga tutto, può essere considerata una metafora della vita dei quarantenni di oggi?
G.: In realtà spero sia la metafora di come qualunque età rischi di rimanere ingabbiata dentro schemi mentali. Leggo di continuo che i giovani di oggi sono così o cosà. Lo sentivo dire quando avevo vent’anni, e continuamente leggiamo di articoli che tentano di dirci come sono i quarantenni, i cinquantenni, i trentenni. Certo, l’età è un discrimine importante, ma alla fine c’è sempre l’individuo che attraversa il tempo con il suo carattere e le sue esperienze. E ci saranno sempre giovani vecchi e vecchi giovani.

5. Per uno strano algoritmo e per esigenze di marketing, si legge nel prologo, la vittima di un omicidio deve comparire all’inizio del romanzo. In base alla tua esperienza, il successo di un racconto è davvero determinato da strategie di marketing oppure qualcos’altro “incolla” il lettore alle pagine di un libro?
G.: Ma no. Anzi, volevo proprio prendere in giro le scuole di scrittura creativa e i consigli degli editor che hanno sempre la formula in tasca per costruire libri di successo. Sicuramente la scrittura di genere ha le sue regole. Ma il poliziesco è un genere che ha ampliato i suoi confini, fino a diventare altra cosa. Non dimentichiamo che Leonardo Sciascia – e quest’anno cade il centenario della sua nascita – ha avuto successo con “Il giorno della civetta”, un poliziesco che si concludeva senza il trionfo del protagonista, il capitano Bellodi, che anzi veniva sconfitto e trasferito. In quel libro la verità alla fine non vince.

6. Leggere di Saverio e Peppe è come conoscere 2 facce della stessa medaglia. Quanto un personaggio come Saverio è necessario perché esista una figura come Peppe e viceversa?
G.: Sono una coppia classifica. La coppia investigativa, ma anche la coppia comica. Due mondi – quello delle detective story e quello del comico – dove il duo è necessario affinché ciascuno possa fare da spalla all’altro. Sherlock Holmes e Watson, Stan Laurel e Oliver Hardy: ci potrebbe essere l’uno senza l’altro? Forse sì, ma con qualche difficoltà in più.

7. Quest’anno la Rai trasmetterà “Makari”, la serie con Saverio Lamanna. Nei romanzi il suo deuteragonista è Peppe Piccionello che, oltre a essere la parte “umana” di Saverio, suscita empatia nel lettore, dunque conquisterà anche gli spettatori. Per come hai costruito Peppe, pensi che in futuro dedicherai dei romanzi interamente al suo personaggio?
G.: Sto pensando di scrivere quello che oggi si chiama uno spin-off su Piccionello. Vorrei intitolarlo: “Le fantastiche avventure di Peppe Piccionello”. Chissà, forse un giorno lo leggeremo. Probabilmente non sarà un libro giallo, ma un romanzo epico. L’epopea di Sancho Panza.

Intervista a cura di Luciana Fredella