Intervista a Chicca Maralfa

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Chicca Maralfa è nata e vive a Bari. Giornalista professionista, è responsabile dell’ufficio stampa di Unioncamere Puglia. Appassionata di musica indipendente e rock d’autore, ha collaborato per La Gazzetta del Mezzogiorno, Ciao 2001 e Music, Antenna Sud e Rete 4. Ha esordito in narrativa nel 2018 con il racconto L’amore non è un luogo comune, partecipando alla raccolta L’amore non si interpreta (L’Erudita). Con Les Flâneurs Edizioni ha pubblicato (2018) la black comedy Festa al trullo che è diventata una best practice di lancio editoriale sul web e i social.

Sempre con Les Flâneurs Edizioni ha pubblicato Il segreto di Mr Willer, per il quale l’abbiamo voluta intervistare e farci raccontare qualcosa di più:

1. Benvenuta su Contorni di noir e grazie per la tua disponibilità. Com’è nata l’idea attorno alla quale hai sviluppato il romanzo e quanto tempo hai impiegato a scriverlo?
C.: Grazie per l’ospitalità, di cui vi sono grata. L’idea che ha mosso la scrittura de “Il segreto di Mr Willer” è stata quella di dare protagonismo narrativo ai trascinatori di folle dei giorni nostri, nella loro collocazione abituale: i social. E a uno in particolare, un testa di serie si direbbe in ambito sportivo, Riccardo Perrone, in arte Mr Willer. Ma lui non c’entra nulla con i campi da gioco, perchè dà invece il meglio di sé su Twitch, la più popolare piattaforma di live streaming, con ben 4 milioni di iscritti al suo canale Babilonia. Un leader a tutti gli effetti, uno stereotipo di successo 4.0 se non fosse che l’uomo, assai talentuoso, di stereotipato ha ben poco, avendo inventato un format-media assai originale e non a caso di grande successo. Il romanzo è stato scritto in tre, quattro mesi fa il 2017 e il 2018, ma ha subito qualche rimaneggiamento prima della consegna all’editore, a settembre dello scorso anno, per necessità di attualizzare alcuni passaggi.

2. Il protagonista controverso di questo libro è sicuramente Mr Willer. Come lo descriveresti a chi non lo ha ancora letto?
C.: Irrinunciabile, nonostante respingente, perché dotato di un fascino al quale è difficile sottrarsi. Di una bellezza glaciale e dannata. Verbalmente manesco, insofferente nei confronti di ogni luogo comune e di ogni atteggiamento politically correct, libertino e libertario, con una cultura molto al di sopra della media, una vera e propria arma seduttiva, ambosessi. Un narcisista patologico, che in una vita sessualmente eccessiva cerca di esorcizzare lo strisciante senso di morte che accompagna le sue giornate, sin dal risveglio. In ogni caso un leader, senza se e senza ma. Lo odi o lo ami.

3. Non mancano i personaggi femminili forti. Come li hai costruiti e quali sono le caratteristiche che emergono con forza dai loro tratti?
C.: Ho cercato di dipingere la tipologia femminile destinata a finire nella tana del lupo Willer. Lui è l’uomo che alcune donne vorrebbero salvare dalla condanna alla dannazione, donne ostinate che si cimentano nell’impresa, anche se dall’inizio sanno di essere destinate a perdere. Sofia, la sua ex moglie, l’unica che lui ama davvero, continua a provarci anche dopo il divorzio, nel nuovo status di amante. Si fa bastare la condizione di preferita solo nel momento in cui si separa da lui e sposa un altro uomo. Clara, la gemella di Sofia, in apparenza la più equilibrata fra le due, se ne sta ormeggiata allo scoglio di suo marito, Roberto Natali sostituto procuratore e dunque uomo di legge, per evitare di naufragare come sua sorella. Ma le riesce solo in parte. Marion Esse viene travolta da una passione inattesa per Willer, una specie di sindrome di Stoccolma. Sono donne che non vogliono bene a se stesse. Mi piaceva poi entrare nelle dinamiche relazionali fra sorelle gemelle. Non ho una sorella e mi sono sempre chiesta come sarebbe stata la mia vita se ne avessi avuta una. Una gemella poi. Non oso immaginarmi al quadrato (rido).

4. La trama si srotola in un presente contemporaneo in una Milano in piena pandemia. Mentre molti scelgono, almeno per il momento, di non raccontare questa particolare condizione che ci troviamo tutti a vivere e che ha modificato le nostre consuetudini, tu perché hai deciso di calarti in questa realtà anche dentro la narrazione?
C.: Non ne ho potuto fare a meno. Lo scorso luglio, quando ho riletto la storia prima di consegnarla all’editore nella versione definitiva, ho inserito qui e lì degli elementi visivi o comportamentali, tipici del nostro quotidiano pandemico. Ma nulla di pervasivo, che potesse diventare ossessivo o disturbante per il lettore. Solo accenni. Non ho mai parlato di Covid 19 nella storia, ma di un generico virus. Proprio per evitare di legarlo alla catastrofe che stiamo vivendo. Ma volevo che in qualche modo ve ne fosse traccia.

5. Molti i temi affrontati e tantissimi gli spunti di riflessione in cui mi sono imbattuta durante la lettura. Per esempio uno dei problemi in cui ci s’imbatte con l’uso dei social come “l’erosione del concetto di verità”. Ce ne puoi parlare?
C.: Siamo circondati dalle ‘cazzate del giorno’ direbbe Willer. Che ne fa dire tante agli ospiti delle sue trasmissioni, tutti coloro che chiamano in video per intervenire. Di erosione del concetto di verità parla Salman Rushdie in un’intervista e lo fa con cognizione di causa. Io direi che quelle che una volta chiamavamo “leggende metropolitane”, dagli alligatori nella fogna di New York alla morte di Paul McCartney, al contagio da Aids scritto con il rossetto sullo specchio dell’hotel, oggi sono le pericolose fake news che, complici la velocità dei social e l’esasperazione delle nostre paure, diventano notizie ingestibili, che si propagano come verità assolute. Un tema che intercetta quello del diritto all’oblio per esempio e che solleva il velo sul nuovo ordine mondiale della comunicazione: da leader a impostori il passo è breve. Il medium è il messaggio, diceva qualcuno quando i social non esistevano ancora. E meno male che pure Goebbels è preesistito a tutto questo.

6. Ma vorremmo approfondire con te anche il tema del dolore. Quello che non smette di avere fame. Che se viene sepolto, non scompare ma marcisce dentro, contaminando ogni idea di futuro. E quello improvviso, a cui è difficile far fronte, trovandoci impreparati. Come si racconta il dolore nelle pagine di un libro?
C.: Il dolore oltre ad avere fame ha anche tante facce. Per me Willer è il volto del dolore che non si dà pace e non gli dà pace, nonostante il successo, perché il dolore è nella brutalità del suo stile di vita. La sua esistenza sessualmente caotica, le sue verbose aggressività, i toni esasperati sono il suo rimedio, la sua medicina. Willer non beve, non si droga ma convive con un dolore mai del tutto elaborato, con un ingombrante senso di colpa. Ho cercato di raffigurare questo dolore in tanti momenti del suo quotidiano, da quello pubblico a quello più privato, dentro casa. Il dolore di Roberto Natali, che non ha vissuto gli stessi traumi di Willer, ma che viene travolto dalla indagine che conduce, lo descrivo in modo più sottinteso, equilibrato, ma non per questo meno impattante. E viene fuori di botto nel redde rationem con sua moglie, quando anche lui perde il controllo. Poi c’è l’odio sociale dei giorni nostri, esacerbato dalla crisi economica. Quello l’ho raccontato dando voce ai vari haters di Willer, che chiamano in trasmissione o gli mandano messaggi di morte su whatsapp.

7. C’è qualcuno dei personaggi di questo libro che ti piacerebbe far ritornare in qualche altra storia futura?
C.: Willer stesso e pure Natali. Ci pensavo oggi, chattando con un’amica che ha perso la testa per lui e vorrebbe rivederlo in azione. Mi è già venuta un’idea.

8. Tu in qualche modo sei anche una rocchettara o comunque una appassionata del genere, per cui la domanda è: se dovessi dare una colonna sonora a questo romanzo quale sarebbe e perché?
C.: È già una playlist su Spotify. Si chiama “Il segreto di Mr Willer” come il romanzo e ci sono tutte le canzoni che cito nella storia e che ne accompagnano i vari momenti. Canzoni non casuali ma che hanno precise assonanze con le diverse situazioni raccontate. Dai Fuzztones ai the National, dai Red hot chili peppers ai Pixies. C’è un qrcode sulla copertina per scaricarla.

9. Parliamo di location e dei tuoi scritti. Tu passi con estrema nonchalance dai trulli pugliesi alla Milano più classica. Però resti una donna del sud. E quindi, quanto c’è di te nei tuoi romanzi anche quando non parli della Puglia?
C.: Molto. C’è il mio modo di essere e di guardare la vita. La mia curiosità mai sopita, la mia costante introspezione. Ci sono le mie origini qui, ma soprattutto il mio vissuto da viaggiatrice che non si è mai sentita turista, dovunque abbia poggiato il proprio bagaglio. Ho avuto il privilegio di essere piena di interessi sin da adolescente, ho conosciuto tanta gente e vissuto in ambienti molto diversi, anche grazie all’attività giornalistica sia per la carta stampata che per la tv. Ho fatto cronaca bianca, tanta nera, ho scritto sulle pagine culturali, ho recensito libri e concerti, tanto da aver perso il conto degli articoli scritti: cartoni pieni. E di visioni sono piena, discorsi, incontri, luoghi che porto nel cuore e che oggi chiedono di essere raccontati.

10. Ce l’hai una storia nel cassetto che ancora non hai avuto il coraggio o il tempo di raccontare e a cui ogni tanto pensi?
C.: Ci sono ben due romanzi pronti, e un terzo, un memoir di attualità fermo a 50mila battute, al quale tornerò a dedicarmi presto. Qualche mese prima di consegnare “Il segreto di Mr Willer” all’editore sono stata impegnata a terminare un altro romanzo compiuto in sé, ma che si presta a diventare un seriale ambientato in Veneto. Un giallo con rimandi storici sui luoghi della Grande Guerra, cui tengo moltissimo e che spero possa vedere presto la luce editoriale.

Intervista a cura di Federica Politi e Antonia Del Sambro, “Due nel mirino”