Francesco Caringella – La migliore bugia

469

Editore Mondadori / Collana Il giallo Mondadori
Anno 2022
Genere Giallo
384 pagine – brossura e epub


“In un’aula di tribunale tutto è pesante: i silenzi, i bisbigli concitati, le parole non dette.
Per coloro che credono in quella materia inafferrabile chiamata anima, l’aula di tribunale è come una casa infestata, dove si accalcano gli spiriti dei passati drammi, delle passate vittime, dei passati colpevoli – e soprattutto quelli dei passati innocenti”.

Consapevole che il giudizio sia un fatto soggettivo, permettetemi, cari lettori, di affermare che questo sia il miglior legal-thriller da me letto, da molti molti anni.
Ti cattura nella sua rete, e non riesci più a uscirne fino all’ultima pagina. E che finale!
Eppure la trama è di una semplicità estrema.
È il processo il nucleo di tutto il romanzo, così completo in tutte le sue sfumature, così coinvolgente, da non lasciare respiro.

Gilda Orefice, bisbetica e ricca anziana, viene trovata morta nella sua casa solitaria. Subito sembra morte naturale; con un attento esame si scopre che no, la donna è morta strangolata. Nessun furto; tutto talmente in ordine perfetto, persino il cadavere composto, da instillare dei dubbi: è come se la scena fosse stata studiata a tavolino. Questo pensa la PM Elisabetta Ciraci, che si occupa del caso, e così pure l’amico poliziotto che l’aiuta nell’indagine. I sospetti cadono subito su un’unica persona: Giovanni Campanaro, il suo commercialista, quasi solo amico e frequentatore della casa.

Tutto gioca a suo sfavore. Il fatto che l’uomo avesse un appuntamento con lei proprio all’ora della morte. Varie menzogne da lui pronunciate e versioni cambiate dei fatti.
Uno scontrino fasullo.
Eppure non può essere lui: Campanaro è l’uomo “perfetto”. Prestante, ricco, con una famiglia invidiabile; benefattore e attivo nel volontariato, specie con gli anziani clienti del suo studio. Soprattutto con loro: è normale, si domandano gli inquirenti, tutto questo “bene” profuso a piene mani? Potrebbe nascondere secondi fini…
Tra interrogativi vari, l’uomo viene infine arrestato e qui ha inizio la “vera” storia, quella che cattura il lettore e lo proietta, letteralmente, dentro un’aula di tribunale: il processo.
Enrico Martucci, principe del foro agguerrito e sempre vincente, ma ormai anziano e malato, viene incaricato della difesa di Campanaro.
A lui non interessa che il suo assistito sia colpevole o innocente: gli basta che sia assolto.
In fondo, sostiene, anche se ci si serve di una bugia per vincere, che importa? Anzi, spesso la bugia spesso è più credibile della verità, specie se è studiata bene: la “migliore” bugia, appunto.

E qui comincia il processo: io sono entrata in un’aula di tribunale, in “quell’aula” – mia prima volta – con loro, con i protagonisti, e lì sono rimasta, inchiodata dalla curiosità, dall’atmosfera particolare che si è creata, fino all’ultimo momento.
I personaggi sfilavano davanti ai miei occhi: Giovanni Campanaro, in primis, dietro quelle sbarre, solo, disperato, nell’attesa che si decidesse la sua sorte.
La PM, determinata nelle sue accuse, ma decisa a non condannare un innocente.
Il vecchio Martucci, graffiante come un leone pronto a colpire, e astuto nel tirare fuori dal cappello una nuova prova, un nuovo testimone .
Il Presidente Virginia Della Valle, che nonostante la sua profonda conoscenza dell’animo umano, e grande sensibilità, come tutti si dibatte, oltre che in problemi personali, in dilemmi eterni: colpevole o innocente?

E la giovane moglie di Campanaro? Bel ritratto, anche questo.
“Una moglie può non sapere se l’uomo con cui ha messo al mondo dei figli è un assassino?
….Basta vivere sotto lo stesso tetto con qualcuno per poter dire di conoscerlo?”.
Annosa domanda senza risposta.
Tutto il processo scorre con alterne vicende, ed è appassionante come poche altre storie, mentre davanti al lettore passano i dubbi, le paure, le certezze di uno o dell’altro.

Mai processo fu più avvincente, sia nei dialoghi, che denotano la profonda conoscenza di questo mondo da parte dell’autore (ex commissario di Polizia e magistrato), sia nella parte…sommersa, cioè nelle riflessioni, nei retroscena.
Un romanzo così avvincente, che ne raccomando la lettura : saranno momenti non solo di intrattenimento, ma anche di riflessione sul bene, sul male, sui temi della vita.
Voto 10!

Rosy Volta


Lo scrittore:
Francesco Caringella (Bari, 1965) è un Magistrato e Consigliere di Stato. Dopo aver completato gli studi liceali e universitari nella sua città natale, diventa Ufficiale di Marina Militare, Commissario di Polizia e, nel volgere di qualche anno, avvia la sua attività in Magistratura.